Il diritto internazionale è un argomento che suscita vivaci dibattiti, spesso presentato come una realtà in grado di guidare le nazioni verso un ordine mondiale pacifico e giusto.

Tuttavia, quando si scava più a fondo, ci si rende conto che il diritto è, in ultima analisi, la regolamentazione della forza.

E nulla esiste senza la forza.

Senza i tribunali, le carceri e la polizia, il diritto perde il suo significato.

La teoria, per quanto affascinante, si scontra inevitabilmente con la realtà.

Immaginiamo una situazione in cui un individuo si trova di fronte a un rapinatore armato: non ci si può appellare al codice penale in quell’istante critico.

Si subisce il crimine, si scappa, o si attende l’intervento delle forze dell’ordine.

In quel momento, la legge è impotente senza la capacità di applicarla, senza la manifestazione concreta della forza dello Stato.

Questo esempio semplice ma efficace mette in luce il fatto che l’esistenza del diritto dipende fortemente dalla sua applicazione pratica, dalla volontà di uno Stato di ricorrere alla forza per mantenere l’ordine.

Il diritto di uno Stato funzionante è sostenuto dal monopolio della forza sul suo territorio.

Quando questo monopolio viene meno, come ad esempio nei quartieri in cui regna la malavita organizzata, il diritto diventa una mera aspirazione.

In contesti in cui non esiste un’autorità statale competente, come accade in Libano, ciò che rimane è il wishful thinking: un desiderio di giustizia che non ha alcuna corrispondenza con la realtà quotidiana.

La vera natura del diritto internazionale, così come lo conosciamo, è fortemente influenzata dalla supremazia militare americana.

Senza l’influenza degli Stati Uniti, oggi il panorama del diritto internazionale potrebbe somigliare a quello di epoche buie, come quello della Germania Nazista, della Russia Sovietica o della Cina di Xi Jinping. Questa dinamica dimostra che il diritto non può esistere in un vuoto; esso è sempre subordinato all’esercizio della forza.

Non c’è da stupirsi, quindi, se molte norme giuridiche internazionali si rivelano inefficaci nel risolvere conflitti, specialmente quando la volontà politica di applicarle è assente.

Il diritto esiste solo se ci sono le condizioni necessarie per la sua applicazione, e queste condizioni sono strettamente legate al potere.

La giustizia non può essere imposta attraverso semplici enunciazioni normative; prima deve esserci la forza per farvi fronte.

Nessuna regola di diritto potrà mai risolvere un problema militare che non sia affrontato militarmente. Allo stesso modo, nessun principio giuridico potrà superare una crisi politica se prima non verrà trovato un consenso politico.

Certo, è auspicabile e necessario avere un sistema giuridico che favorisca l’armonia sociale e la pace.

Ma l’illusione di un diritto internazionale forte e indipendente dal contesto geopolitico porta a fraintendimenti che possono avere conseguenze disastrose.

Il dovere di chi crede nella giustizia è di essere forte, come affermava Blaise Pascal, non solo per proteggere la giustizia stessa, ma anche per garantirne l’applicazione.

La giustizia, quindi, non è un concetto astratto, ma richiede una base solida e concreta d’azione.

Troppo spesso, il diritto internazionale viene percepito come qualcosa che rende le nazioni più deboli, un vero e proprio paradosso.

Ad esempio, la distruzione degli arsenali bellici post-Guerra Fredda, voluta dagli europei, ha contribuito a creare un vuoto di potere che ha facilitato l’aggressione della Russia nei confronti dell’Ucraina.

Invece di promuovere la pace, queste scelte hanno alimentato conflitti più ampi e più destabilizzanti.

Similmente, iniziative come l’Energiewende, pur avendo obiettivi nobili, possono risultare controproducenti se non supportate da una strategia militare e politica coerente.

L’idea che il diritto possa sostituire la forza è una fallacia ideologica rischiosa.

In conclusione, dobbiamo affrontare la verità: il diritto internazionale, così come lo concepiamo, è intrinsecamente collegato alla dinamica della forza.

Esso può aspirare a perseguire ideali di giustizia e pace, ma questi devono sempre essere accompagnati dalla volontà e dalla capacità di applicarli.

Ciò che serve è una riflessione seria su come possiamo rafforzare non solo il diritto, ma anche l’applicazione della forza legittima, affinché la giustizia possa trionfare nel rispetto dei diritti umani e della dignità di ogni individuo.

Di Admin

Rispondi

Scopri di più da Giornalesera.com

Abbonati ora per continuare a leggere e avere accesso all'archivio completo.

Continua a leggere