Cara Signora Presidente,
mentre osserviamo la situazione attuale nel nostro Paese, è impossibile non notare quanto la gestione dell’ordine pubblico sia diventata un tema cruciale e delicato.

La recente escalation di violenze e manifestazioni contro le Olimpiadi ha messo in evidenza una fragilità che non possiamo più ignorare.

Parlare di “nemici dell’Italia” per chi manifesta è insufficiente, e rischia di ridurre a slogan politici ciò che è, in realtà, un grido di allerta da parte di cittadini esasperati.

Le immagini di Torino e Milano Corvetto, dove le forze dell’ordine si sono trovate in una posizione di impotenza, rivelano una verità inquietante: il governo sembra essere subalterno a una sinistra che detta legge.

È necessario, invece, comprendere le ragioni profonde di questo malcontento.

La retorica dell’”odio” e della “divisione” non fa altro che alimentare un clima di tensione che rischia di sfociare in una spirale di violenza senza fine.

Le Olimpiadi, presentate come un’opportunità di crescita e sviluppo per il Paese, si stanno trasformando in un simbolo di disuguaglianza e ingiustizia sociale.

I costi esorbitanti dell’evento, le speculazioni edilizie, la mancanza di trasparenza nelle decisioni, tutto ciò contribuisce a creare un senso di frustrazione e rabbia tra i cittadini

Non possiamo permettere che le Olimpiadi diventino un pretesto per reprimere il dissenso e criminalizzare il diritto di manifestare.

È necessario un dialogo aperto e costruttivo con i cittadini, per affrontare le loro preoccupazioni e trovare soluzioni condivise.

Il futuro dell’Italia dipende dalla capacità di ascoltare e comprendere le ragioni di chi si sente escluso e marginalizzato.

Solo così potremo costruire un Paese più giusto, inclusivo e democratico.

Gli agenti della polizia, spesso lasciati ad agire con le mani legate, sono stati messi davanti a una scelta impossibile: reagire e rischiare la condanna, oppure subire passivamente l’offesa.

Questa non è la risposta di un governo considerato di destra, ma piuttosto di un esecutivo che sembra essere intimorito dalla concettualizzazione del fascismo a ogni costo.

Le conseguenze di questo approccio sono chiare: il tunisino che aggredisce le donne è fermato e rilasciato dopo un’ora.

I cavi dell’alta velocità vengono tagliati da un gruppo di delinquenti e l’assalto a Milano avviene in piena Olimpiade, un evento che dovrebbe celebrare l’unità e la grandezza dell’Italia, invece diventa uno sfondo per l’ennesima dimostrazione di degrado sociale. La percezione di insicurezza cresce, e con essa la frustrazione dei cittadini, stanchi di una “giustizia” che sembra spesso più dalla parte dei criminali che delle vittime.

A questo punto, sarebbe necessario guardarsi indietro e prendere esempio da chi, nella storia repubblicana, ha saputo affrontare la minaccia comunista e altre forme di violenza con determinazione e fermezza.

Mario Scelba e Francesco Cossiga siano d’esempio.

Pur non essendo fascisti, entrambi avevano una visione inflessibile: l’ordine pubblico è imprescindibile e le istituzioni devono garantire la sicurezza dei cittadini a ogni costo. Scelba, in particolare, dimostrò come la vera forza dello Stato risieda nella protezione del diritto alla sicurezza dei cittadini.

Egli affrontò con decisione le tensioni politiche, rispondendo con fermezza alle provocazioni e incidendo sulla mentalità di chi pensava di poter sfidare lo Stato impunemente.

Similmente, Cossiga, nonostante il suo passato e le sue origini, comprese che l’uso della forza deve essere ponderato ma non deve essere mai un tabù, specialmente quando si tratta di difendere la comunità

.È giunto il momento di smettere di avere paura di essere accusati di fascismo e di iniziare a usare gli strumenti di legge e ordine che l’Italia ha a disposizione.

La sicurezza dei cittadini non è un optional, è un diritto fondamentale.

E se questo diritto è minacciato da frange violente e antidemocratiche, lo Stato ha il dovere di intervenire con fermezza e decisione.

Senza tentennamenti, senza ipocrisie, senza il timore di essere additati come autoritari.

La democrazia non è un sistema debole e fragile, ma un ordinamento forte e capace di difendersi dai suoi nemici, interni ed esterni.

E la difesa della democrazia passa anche attraverso l’uso legittimo della forza, quando necessario e proporzionato, nel rispetto delle leggi e dei diritti umani.

Non si tratta di reprimere il dissenso o di soffocare le libertà individuali, ma di garantire la sicurezza e la tranquillità di tutti, proteggendo i più deboli e vulnerabili dalle prepotenze dei più forti e violenti.

È un equilibrio difficile da trovare, certo, ma non impossibile.

Un equilibrio che richiede coraggio, lucidità e senso di responsabilità da parte di chi governa e di chi applica le leggi.

Un equilibrio che non può essere raggiunto se si cede alla paura, all’ideologia o al politicamente corretto.

La democrazia non può subirne le conseguenze; la democrazia deve difendersi. Dobbiamo smettere di permettere che la paura dell’opinione pubblica o il timore di una stigmatizzazione impediscano il corretto funzionamento delle nostre forze dell’ordine.

Il governo deve quindi ripensare non solo alla sua strategia, ma anche alla propria narrazione.

È fondamentale mostrare ai cittadini che siamo tutti dalla stessa parte: quella della legalità, della giustizia e della sicurezza.

Altrimenti, ci si troverà a fare i conti con una società sempre più divisa, dove il rispetto delle regole non sarà più un valore condiviso.

Infine, vorrei sottolineare un aspetto cruciale: l’educazione al rispetto reciproco e alla legalità deve partire fin dai più giovani.

Solo formando una generazione consapevole e rispettosa delle regole possiamo sperare di costruire un futuro migliore.

Questo richiede tempo, ma le istituzioni devono impegnarsi seriamente.In conclusione, Presidente, è tempo di agire con risolutezza e affrontare la questione dell’ordine pubblico con la determinazione e la lungimiranza necessarie.

Guardiamo a Scelba e Cossiga come esempi da seguire, non solo per le loro politiche, ma per la fermezza con cui hanno affrontato le sfide del loro tempo.

L’Italia merita un governo che sappia proteggere i suoi cittadini e garantire il rispetto delle leggi, senza timori né titubanze.

Spero che Lei possa prendere queste parole come un invito a riflettere profondamente sulle scelte future.

È tempo di cambiare rotta e dare al nostro Paese la sicurezza e la giustizia che merita.

Di Admin

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