**Anche l’energia ha deciso di prendersi una pausa in Cuba**



Il 4 marzo 2026 è una data che passerà alla storia: il Sistema Elettrico Nazionale cubano ha finalmente deciso di fare i bagagli e andarsene in vacanza, lasciando gran parte dell’isola nel buio più totale.

Con una richiesta di 3000 MW e una capacità di generazione che arriva a malapena a 2120 MW, i numeri parlano chiaro: un deficit di 950 MW.

Ottima matematica, vero?

Se fosse un quiz di logica, avrebbero preso almeno un “insufficiente”.

Ma non si tratta solo di conti incasinati; questo blackout massivo è il sintomo di un regime che non riesce neanche a garantire l’elettricità, figuriamoci altri servizi essenziali.

È come se Cuba avesse deciso di trasformarsi in un teatro dell’assurdo, dove ogni atto aumenta il discontento sociale e mette a nudo la fragilità del controllo dei Castro.

Con questi continui blackout, sembra che la situazione non possa che peggiorare; perché, si sa, cosa c’è di meglio per un regime autoritario se non rendere la vita dei suoi cittadini un vero e proprio film horror?

La pressione internazionale alza la voce, e il regime cubano si ritrova con le spalle al muro, mentre i rifornimenti di carburante diventano merce rara.

Ogni ora di oscurità non è altro che un chiodo sul già precario tavolo di legno di un’autorità che si sta sgretolando sotto il peso della propria incompetenza.

L’approccio di massima pressione degli Stati Uniti crea un clima ideale per il colpo di grazia finale.

E non ci si può mai stancare di vedere come un governo possa auto-sabotarsi così splendidamente, come un artista della caduta libera.

Eppure, nonostante tutto questo, i dirigenti sembrano persistere nell’idea che le cose possano migliorare. Le promesse di riforma si susseguono come un bollettino meteorologico: “Domani ci sarà sole… promettiamo!”

Ma, indovinate un po’?

Il sole sembra aver deciso di unirsi alle luci spente.

In questa commedia tragica, l’unico futuro che il regime offre è quello di una continua paralisi, una stagnazione che precede inevitabilmente la sua caduta.

Nel frattempo, le città si ritrovano ad affrontare le loro notti infinte, e la gente comincia a chiedersi se sia giunto il momento di organizzare una cena a lume di candela, non per romanticismo, ma per sopravvivere in un’epoca di blackout.

Forse potremmo anche divertirci a contare quante volte il governo promette che “la prossima settimana tornerà tutto alla normalità”.

Magari potrebbero anche inventare un gioco da tavolo, “Il Grande Gioco del Buio” – chi riesce a resistere di più senza elettricità vince un viaggio… nel nulla.

Quindi, mentre la notizia è ancora in fase di sviluppo, possiamo solo osservare e commentare con un leggero sarcasmo: complimenti Cuba, hai davvero superato te stessa! La tua brillante gestione energetica illumina come un faro (spento) nel mare dell’inefficienza.

Un meraviglioso esempio di come un governo possa rafforzare il suo isolamento, offrendo ai cittadini una lunga serie di notti insonni e giorni in cui rinunciare a qualsiasi tipo di speranza.

La realtà è che siamo nel bel mezzo di un reality show senza vincitori, dove il primo premio è rimanere al buio e sperare che, un giorno, torni la luce.

Di Admin

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