**Sono passati tanti anni.**


Dalla Baia dei Porci del 1961 al golpe islamico di Khomeini in Iran nel 1979, abbiamo assistito a una sequenza di eventi che sembrano usciti dalla penna di un drammaturgo: tensioni geopolitiche, conflitti internazionali e un modo di far politica che rasenta il surreale.

Eppure, camminando lungo questo percorso tortuoso, ci si chiede: siamo davvero cambiati?

O abbiamo semplicemente messo una maschera diversa su una faccia che conosciamo bene?

Ah, Saigon!

Quel povero Vietnam del Sud, schiacciato sotto il peso della storia, sembra un disastro da cui non possiamo più tornare indietro.

Ma guardiamo al futuro, perché almeno il Venezuela, l’Iran e Cuba potrebbero trovarsi su un cammino migliore.

Chi lo sa?

Magari le cose cambieranno, come dice The Donald, colui che ha riscritto le regole del gioco politico mondiale, lasciando tracce indelebili e molti, troppi, punti interrogativi.

Sì, lo sappiamo tutti: il multilateralismo ha ricevuto il suo bel colpo dal declino americano, ma non preoccupatevi!

Gli esperti di casa nostra, da Lucio Caracciolo in giù, continuano a parlarne con la serietà di un maestro di scuola elementare che spiega le tabelline.

E se siete tra quelli che si oppongono alla visione di Trump, beh, allora siete automaticamente catalogati come “fascisti”.

Geniale, non trovate?

Ma chi sono i veri nemici?

Ah, giusto!

I Democratici!

I peggiori nemici degli Stati Uniti si nascondono ora tra le nostre quattro mura, sul pianerottolo di casa. No, non sto scherzando.

I progressisti sono diventati i cattivi della favola, mentre i veri criminali, come Maduro e Khamenei, diventano improvvisamente idoli della sinistra “woke” occidentale.

Chissà come mai?

E per quanto riguarda le Nazioni Unite, beh, stiamo tutti assistendo a uno spettacolo da brivido.

Con una rappresentante del regime terrorista degli Ayatollah nella commissione per le pari opportunità uomo-donna, ci chiediamo: possibile che non ci sia rimasto neppure un briciolo di buon senso?

Ma certo, il buon senso è ormai considerato di destra, mentre il “senso comune” è di sinistra.

Un paradosso che meriterebbe un premio Oscar, non credete?

Mettiamola così: Donald Trump potrebbe non avere il carisma di Ronald Reagan o la determinazione di Margaret Thatcher, ma sta facendo il lavoro sporco che nessun altro ha il coraggio di affrontare.

Sì, lo sappiamo, è un personaggio discutibile, ma almeno ha il merito di metterci di fronte a una realtà scomoda, costringendoci a riflettere su chi siano davvero i nostri amici e i nostri nemici.

E se non gli daranno il Nobel per la pace — perché, ammettiamolo, sarebbe troppo bello — almeno l’Oscar per la migliore sceneggiatura del ritorno dell’Amerika con la Kappa non glielo può togliere davvero nessuno.

D’altronde, oggi si celebra la narrativa, e chi meglio di lui, con il suo stile provocatorio, può catturare l’attenzione del pubblico?

Questo mondo in cui viviamo ci presenta sfide sempre più complesse.

Le ideologie si intrecciano, conflitti antichi si riaccendono e nuove linee di faglia si formano sotto i nostri piedi, mentre noi, con l’ingenuità di chi crede di poter controllare tutto, continuiamo a navigare in acque tempestose.

La sinistra “woke”, abbracciata in un caldo abbraccio con l’Islam geopolitico, ha creato una miscela esplosiva che ci fa chiedere: dove stiamo andando?

Il vero dilemma, cari lettori, non si trova nei regimi abbattuti o nelle guerre del passato.

No, il nostro nemico più insidioso è dentro casa.

È il progressismo, una forma di ideologia che si nutre di divisione e rancore, che avvolge le menti in una spirale di confusione.

È paradossale che, mentre ci sforziamo di combattere i nemici esterni, non ci rendiamo conto che quello che può minacciare più seriamente la nostra società si annida tra le nostre pareti.

Ora, più che mai, abbiamo bisogno di una figura carismatica che possa rimettere in sesto le cose. Qualcuno capace di affrontare errori storici e di riparare le falle di una narrazione che ci ha portato a un declino autoimposto.

E se questa figura fosse proprio Donald Trump?

Sarebbe ironico, non trovate?

Una persona così discussa possa essere vista come l’unica capace di sfidare le convenzioni e rimettere in carreggiata l’America e i suoi alleati.

In conclusione, siamo giunti a un punto in cui discernere il bene dal male è diventato sempre più difficile.

Ci troviamo ad affrontare una miriade di ideologie, tutte convinte di possedere la verità assoluta, mentre il buon senso continua a essere marginalizzato.

Questo è il mondo che ci circonda; una realtà complessa, crudele e a tratti assurda.

E mentre ci chiediamo se riusciremo a trovare un equilibrio, una cosa diventa chiara: sarà sempre più difficile schierarsi dalla parte del senso comune, quel senso comune sempre più osteggiato.

E voi, dove vi schiererete?

Di Admin

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