C’è una parola che, più di altre, sembra mancare nel lessico pubblico contemporaneo: responsabilità emotiva. Non quella istituzionale, spesso evocata e raramente praticata, ma quella che attraversa le relazioni quotidiane, i gesti minimi, le scelte invisibili. Dentro questo vuoto si colloca M’importa di te di Fabrizio Lobasso, dato alle stampe da Anima Edizioni, un libro che si presenta come guida, ma che finisce per diventare soprattutto uno specchio critico del nostro tempo. Lobasso, diplomatico e docente di diplomazia interculturale, non arriva a questo lavoro da una posizione teorica. Il suo percorso, fatto di esperienze internazionali e attività formative sulla leadership e sulle competenze relazionali, si riflette in una scrittura che prova a tenere insieme due piani spesso separati: quello professionale e quello interiore. Ne nasce un’opera che ambisce a ridefinire il concetto stesso di leadership, sottraendolo alla retorica del comando per restituirlo a una dimensione più circolare e profondamente umana. Il cosiddetto “sentiero della leadership rotonda”, su cui si costruisce l’ossatura del libro, non è soltanto un’immagine evocativa, ma una presa di posizione chiara. In un’epoca che continua a premiare modelli verticali, competitivi e talvolta aggressivi, Lobasso propone una leadership fondata sull’ascolto, sulla consapevolezza e sulla qualità delle relazioni. Una leadership che non si impone dall’alto, ma si costruisce nel tempo attraverso connessioni autentiche. La leadership rotonda viene delineata come un equilibrio dinamico tra vita interiore e dimensione esteriore, tra il mondo della manifestazione e quello della coscienza. È una ricerca continua di una voce unica e autentica, da cui trarre il coraggio per vivere con serenità e coerenza, costruendo rapporti umani fondati su rispetto e verità. Non un punto di arrivo definitivo, ma una pratica quotidiana che richiede ascolto, presenza e responsabilità. Il punto di partenza del libro, tuttavia, non è il contesto sociale o organizzativo, bensì l’inquietudine individuale. L’autore intercetta un sentimento diffuso cioè quello di chi, pur vivendo esistenze apparentemente soddisfacenti, avverte una distanza crescente da sé stesso. Una frattura silenziosa, che il testo invita a non ignorare. Secondo Lobasso, è proprio in quella crepa che si apre lo spazio per il cambiamento. Qui l’opera assume una dimensione quasi terapeutica, senza mai cadere nel linguaggio semplificato dell’autoaiuto. L’idea di fondo è che ogni individuo indossi maschere, costruite nel tempo per adattarsi a contesti, aspettative e ruoli. Il problema non è la loro presenza, quanto piuttosto l’identificazione totale con esse. Il percorso suggerito consiste allora nel riconoscerle, nel prenderne distanza e nel recuperare un nucleo più autentico. È un passaggio delicato, affrontato e insistendo sul concetto di consapevolezza. Non come parola vuota, ma come pratica concreta. La consapevolezza, nel libro, diventa una forma di responsabilità verso sé stessi e verso gli altri. Non si tratta soltanto di “stare meglio”, ma di trasformare il proprio modo di abitare il mondo. In questo quadro, le crisi assumono un significato diverso. Non più interruzioni da evitare o problemi da risolvere in fretta, ma occasioni per rimettere a fuoco il proprio centro. Il cambiamento, spesso percepito come minaccia, viene reinterpretato come opportunità. È una visione che si oppone alla logica della performance continua, suggerendo invece un ritmo più lento e più riflessivo. Uno degli aspetti più interessanti del libro è il legame che viene costruito tra trasformazione interiore e dimensione relazionale. Non esiste crescita personale che non passi attraverso l’incontro con l’altro. L’attenzione, l’ascolto e la presenza diventano strumenti concreti di cambiamento. Da qui il titolo stesso, M’importa di te, che suona quasi come una dichiarazione politica oltre che personale. Eppure, è proprio su questo terreno che il libro rischia di dividere. In un contesto segnato da polarizzazioni, conflitti e dinamiche di potere spesso dure, l’idea che un cambiamento di consapevolezza individuale possa generare effetti positivi diffusi può apparire ingenua. La realtà, si potrebbe osservare, oppone resistenze ben più complesse. Ma fermarsi a questa obiezione sarebbe riduttivo. Più che offrire soluzioni immediate, il testo invita a un cambio di sguardo. Non promette risultati rapidi né propone formule universali. Piuttosto, indica una direzione. E in tempi caratterizzati da incertezza e disorientamento, anche una direzione può avere valore. Il riferimento al Sé profondo e all’ascolto dell’anima introduce una dimensione quasi spirituale, che potrebbe non convincere tutti. Tuttavia, risulta coerente con l’impianto complessivo del libro, che cerca di integrare le diverse dimensioni dell’esperienza umana. Non c’è separazione netta tra mente, emozioni e azione, ma un tentativo di ricomporle in una visione unitaria. In definitiva, M’importa di te si colloca in una zona ibrida tra saggio, manuale e riflessione esistenziale. Non è un libro per chi cerca risposte immediate o tecniche da applicare in modo automatico. È, piuttosto, un invito a interrogarsi, a rallentare, a riconsiderare le proprie priorità. La sua forza risiede nella capacità di porre domande più che nel fornire certezze. In un panorama editoriale spesso affollato da ricette rapide per il successo, Lobasso sceglie una strada più complessa e, per certi versi, più scomoda. Chiede al lettore di mettersi in discussione, di attraversare le proprie contraddizioni, di accettare l’incertezza. Non è un percorso facile, né immediatamente gratificante, ma forse è proprio questa la sua credibilità. Perché, come suggerisce una delle riflessioni centrali del libro, ogni gesto autentico rivolto agli altri ha il potere di trasformare non solo chi lo compie, ma anche il contesto in cui si inserisce. Una visione che può sembrare idealista, ma che, in un’epoca segnata da cinismo e disillusione, appare quasi necessaria.
