Giorgia Meloni ieri ha avuto una di quelle epifanie che ti colpiscono come un fulmine a ciel sereno, ma senza il fascino romantico del lampo che illumina la notte.

No, è stato più un tonfo sordo, tipo quando ti rendi conto che non puoi raccogliere dal cestino della spazzatura quel bigliettino con l’idea geniale che avevi al bar, perché nel frattempo è stato buttato via da un passante distratto.

Ecco, Giorgia si è resa conto, con tutta la grazia di una fata turchina in uno stagno pieno di rane, che affidarsi a Elly Schlein per vincere non basta.

Eh no, perché il mondo della politica non è più fatto solo di slogan carini e battute pronte, serve qualcosa di più difficile: le idee.

Idee, sì, quelle cose misteriose che non si trovano sotto la suola delle scarpe o tra i tweet di mezzanotte.

Idee che richiedono riflessione, lungimiranza, magari anche un pizzico di coraggio (altro che ciò che passa il convento!).

Ma qui entriamo nel terreno minato della “squadra”, quella combriccola di cervelli – se così possiamo chiamarli – che gira intorno a Giorgia.

Perché, diciamocelo, avere al fianco una squadra di idioti è un po’ come giocare a scacchi con pezzi fatti di gelatina: muovendoli li deformi, li perdi e alla fine ti ritrovi con niente sul tavolo.

Questi signori e signore, armati di presunzione e privi di visione, sembrano più impegnati a cercare il loro riflettore personale che a costruire un progetto politico credibile.

Sono quelli che confondono l’agitarsi frenetico con l’efficienza, che ritengono “fare qualcosa” equivalente a “fare bene”.

E così, mentre Giorgia cercava la scintilla nelle parole di Elly, la sua squadra si perdeva in discorsi da bar, schermaglie inutili e polemiche sterili.

Il risultato?

Un’arena politica dove vincere non è questione di avere un alleato simpatico o un messaggio accattivante, ma di saper proporre una visione concreta, un piano serio, una strada percorribile. Insomma, serve pensare.

E qui sta il problema: il pensiero sembra essere diventato un lusso raro, una specie di antichità da museo. La squadra di cui la Meloni si circonda sembra incapace di produrre qualcosa di diverso dalla replica stanca di vecchi schemi.

Così ci ritroviamo di fronte a un paradosso che fa ridere e piangere allo stesso tempo: da una parte la consapevolezza che bisogna cambiare rotta, dall’altra l’impossibilità di farlo perché intrappolati nella mediocrità di chi dovrebbe guidare il cambiamento.

È un po’ come voler costruire un grattacielo con mattoncini di cartone: la struttura crolla appena si prova a dare forma ai sogni di grandezza.

Ma forse tutto questo è solo un altro episodio della grande commedia politica all’italiana, dove il talento è una rarità, l’originalità un optional e il buon senso una leggenda metropolitana.

Resta da vedere se Giorgia riuscirà a scrollarsi di dosso la compagnia di dilettanti che la circonda e a inventarsi qualcosa di davvero nuovo.

Perché, alla fine, non basta contare sugli altri: bisogna avere le idee… e qualcuno che sappia metterle in pratica senza fare danni irreparabili.

Di Admin

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