Con la scomparsa di Paolo Cirino Pomicino, ci lascia uno degli ultimi interpreti di una stagione politica ormai lontana, ma che ha segnato profondamente la storia recente del nostro Paese.

Un’epoca, quella degli anni ’80 e ’90, che, al di là di ogni giudizio personale e delle controversie che la accompagnarono, fu espressione di una classe dirigente dotata di visione, cultura politica e capacità di governo: qualità che oggi, in tempi così complessi e frammentati, appaiono sempre più rare e preziose.

Ricordare Paolo Cirino Pomicino significa ripercorrere un cammino politico intenso, spesso difficile, ma sempre caratterizzato da un profondo attaccamento alle istituzioni e al ruolo pubblico.

Uomo di partito, ma anche di Stato, seppe essere protagonista di grandi sfide, assumendosene le responsabilità con coraggio e determinazione.

La sua figura, complessa e ricca di sfumature, rifletteva la complessità di quegli anni: un’Italia in trasformazione, che cercava un equilibrio tra crescita economica, modernizzazione e coesione sociale.

Nel ricordarlo, mi torna alla mente un episodio personale che ben sintetizza la straordinaria lucidità e la forza di un uomo che non si è mai arreso all’oblio del tempo.

Era la fine del 2022 quando, in vista della pubblicazione di un volume dedicato a Mani Pulite – quella stagione dolorosa e cruciale della nostra democrazia –, decisi di contattarlo per chiedergli chiarimenti su alcune sue dichiarazioni relative a quell’infausta stagione.

Il mio desiderio era semplice: comprendere meglio, senza pregiudizi, le dinamiche di quegli anni così intensi e contraddittori.

Nonostante fosse reduce da una polmonite, Paolo si mostrò disponibilissimo.

Accolse con gentilezza la richiesta di confronto, mettendo a disposizione la sua memoria vivida e la sua analisi da uomo di esperienza diretta.

Ma ciò che mi colpì maggiormente fu la sua energia intatta, la lucidità con cui parlava, capace di restituire tutta la complessità di quella stagione senza mai rifugiarsi in letture comode o autoassolutorie.

Era, ancora una volta, dentro la politica, anche nel racconto, nella passione per il racconto della verità intera, senza mai cedere a facili semplificazioni.

Questa capacità di guardare la realtà con equilibrio, di assumersi la responsabilità dei propri passi e di rimandare un’immagine autentica e trasparente di sé, rappresenta forse l’eredità più preziosa che Paolo Cirino Pomicino ci lascia.

In tempi dove l’amnesia storica e la retorica spesso prevalgono sulla memoria critica, il suo esempio ci obbliga a riflettere con onestà, a riscoprire la dignità della politica come servizio, fatica e, soprattutto, visione.

Oggi, mentre lo salutiamo con commozione, sentiamo il peso di una perdita che va oltre l’uomo e la sua vicenda personale.

Ci lascia un monito, una testimonianza di come si possa essere protagonisti della storia con consapevolezza e rigore morale, senza rinunciare alla complessità e alla sincerità del proprio racconto. Paolo Cirino Pomicino resterà nella memoria collettiva come un simbolo di un tempo in cui politica significava ancora progettare il futuro con intelligenza e dedizione, un tempo che non auspichiamo semplicemente di ricordare, ma di rivedere e reinterpretare per il bene della nostra democrazia.

Con gratitudine e rispetto, dunque, lo accompagniamo nel suo ultimo viaggio, certi che la sua eredità continuerà a ispirare chi crede ancora nella politica come arte nobile e indispensabile per costruire un’Italia migliore.

Ciao Paolo, grazie per la lezione di impegno e verità che ci hai lasciato.

Di Admin

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