
Roma, 600 bambini senza certezze: la scuola di via Ildebrando della Giovanna tra abbandono e responsabilità non assunte
Quanto sta accadendo al plesso scolastico di via Ildebrando della Giovanna è una ferita aperta nel cuore di Roma Capitale, una situazione che definire critica è forse un eufemismo.
Oltre 600 bambini, tra i 3 e gli 11 anni, sono da giorni privati del loro diritto fondamentale allo studio e alla socializzazione, mentre le famiglie si trovano completamente sole a fronteggiare disagi educativi, sociali ed economici senza precedenti.
È inaccettabile che in una città come Roma, con risorse e strutture pubbliche di rilievo, si arrivi a una situazione simile di totale insicurezza e incertezza.
L’incendio doloso che ha colpito la scuola non è stato un evento isolato: un crescendo di atti vandalici, già segnalati ma evidentemente sottovalutati, ha portato a questo tragico epilogo.
Ciò che colpisce maggiormente però non è tanto il danno materiale, grave e ingente, quanto l’assenza di una risposta efficace e tempestiva da parte delle istituzioni coinvolte.
Comune, Municipio, ASL, ARPA e le ditte incaricate si rimpallano le responsabilità in un gioco pericoloso che penalizza solo i bambini e le loro famiglie.
Questa continua mancanza di coordinamento e rapidità nelle azioni concrete è sorprendente se si pensa alle tempistiche con cui si è saputo allestire un seggio elettorale in tempi record.
Se per un evento temporaneo si riescono a trovare soluzioni rapide e funzionali, è incomprensibile e intollerabile che per la riapertura di una scuola, luogo fondamentale per la crescita e il futuro dei nostri ragazzi, si debbano attendere giorni, senza alcuna certezza sui tempi o sulle modalità.
Ancora più grave è il fatto che i controlli sulla qualità dell’aria, essenziali in una struttura che ha subito un incendio e che deve garantire ambienti salubri, siano partiti in ritardo.
Questa disorganizzazione testimonia una carenza di attenzione e di responsabilità che si traduce in rischio diretto per la salute dei bambini e del personale scolastico.
Le famiglie hanno pienamente ragione a protestare: non si possono tollerare ulteriori ritardi, né una didattica a distanza improvvisata e prolungata che non tutela né i diritti educativi né il benessere psicologico dei bambini.
Questo è un problema che va oltre la semplice amministrazione: è una questione di rispetto per i cittadini più giovani, per il loro diritto a un’istruzione di qualità e per la serenità delle loro famiglie.
È necessario che Roma Capitale intervenga subito, mettendo fine a questo scaricabarile inaccettabile. Serve un piano d’azione chiaro, rapido e condiviso che garantisca la sicurezza e il ritorno in presenza degli studenti.
Le istituzioni devono collaborare concretamente, senza ulteriori ritardi, per restituire ai bambini e alle famiglie la tranquillità che meritano.
Non possiamo più permettere che la burocrazia e l’indifferenza mettano a rischio il futuro dei nostri figli. La scuola è il primo presidio di civiltà e sviluppo sociale, e va difesa con ogni mezzo.
Ogni giorno perso è un giorno sottratto al diritto fondamentale all’educazione e alla crescita culturale.
Invitiamo quindi il Comune di Roma, il Municipio, l’ASL, l’ARPA e tutte le ditte coinvolte ad assumersi immediatamente le proprie responsabilità, ad agire con trasparenza e determinazione, e a fornire risposte concrete e tempestive.
Solo così potremo ripristinare la fiducia nelle istituzioni e garantire a oltre 600 bambini un presente sereno e un futuro pieno di opportunità.
Lo dichiarano;
Fabrizio Santori
Capogruppo della Lega in Assemblea capitolina
Giovanni Picone
Capogruppo della Lega in 12º Municipio
