
È un attore nemmeno convincente
Ci sono politici che cambiano idea.
Poi ci sono quelli, come Giuseppe Conte, che cambiano faccia.
Ogni giorno una maschera nuova, calibrata con meticolosa disinvoltura sulle esigenze del momento. Coerenza?
Linea politica?
Rispetto per chi gli ha dato fiducia?
Concetti alieni per un personaggio che eleva il trasformismo a sistema con un’abilità da far invidia al migliore degli illusionisti.
Il tradimento?
Oh, quello è il suo capolavoro.
Conte non era nessuno.
È stato lanciato dall’anonimato da Beppe Grillo, che gli ha aperto le porte di Palazzo Chigi su un vassoio d’argento.
E come ha ringraziato?
Con una pugnalata nel cuore del Movimento 5 Stelle, che ha svuotato e rimodellato a sua immagine e somiglianza, trasformandolo in un fantoccio funzionale ai propri interessi personali.
C’è qualcosa di stupefacente in questa trasformazione: un uomo che passa dalla veste del «garante del cambiamento» a quella del pragmatico giustificatore di compromessi al ribasso con la stessa facilità con cui cambia espressione davanti alle telecamere.
Un attore che recita la parte del leader, ma senza convinzione, senza spessore, la cui unica sceneggiatura sembra scritta dal copione del tornaconto immediato.
E allora la domanda è semplice e rivolta a chi ancora lo segue e vota: davvero non provate una punta di disagio?
Non vi inquieta la fluidità delle sue posizioni, il cambio di tono così repentino da confondere più che persuadere?
Davvero riuscite a non vedere che dietro quella facciata c’è solo un calcolo freddo e squallido, lontano anni luce da qualsiasi ideale o progetto condiviso?
Qui non si tratta più di destra o sinistra, di idee politiche o strategie.
Qui si tratta di dignità.
Della dignità degli elettori, traditi più volte da un uomo che non si fa scrupoli a trasformare la propria immagine come un abito di scena, sacrificando tutto sull’altare dell’opportunismo.
E a chi ancora lo sostiene, a chi chiude occhi e orecchie davanti a questo spettacolo pietoso, bisogna solo dire: almeno abbiate il coraggio di ammettere che non state scegliendo un leader, ma un attore.
E neanche uno dei migliori.
Perché la verità, purtroppo, è che Giuseppe Conte è un trasformista incapace di essere ciò che pretende: un punto di riferimento solido, credibile, onesto.
In politica serve ben altro. Servono idee, coraggio, coerenza.
Non maschere, cambi di ruolo e tradimenti continui.
La speranza è che prima o poi anche i più ingenui se ne accorgano.
Perché a quel punto sarà troppo tardi per risarcire la fiducia ormai consumata.
Conte non è un leader.
È solo un attore che ha perso la ragione sociale del suo mestiere: convincere.
