
Il centro, in politica, non muore mai davvero. Scompare, si dissolve, si frantuma, ma poi torna sempre.
Tenetevi forte, perché quello che sto per raccontarvi è qualcosa che supera di gran lunga qualsiasi surreale sceneggiatura hollywoodiana.
Qui non si parla più di fantasia, ma di uno scenario talmente incredibile che se lo scrive L’Espresso, allora vuol dire che dobbiamo rassegnarci e prepararci a una maratona di popcorn da consumare come se fossimo a un cinepanettone natalizio.
Immaginate la scena: Marina Berlusconi, quella regina indiscussa degli affari e del potere “soft”, seduta comodamente nella sua poltrona di velluto, mentre fissa con occhi quasi innamorati Silvia Salis, la sindaca di sinistra che nessuno si aspettava potesse creare così tanto scompiglio nel mondo politico italiano.
E cosa pensa Marina? «Ma sai che quasi quasi questa mi piace più dei miei?».
No, non è una battuta da cabaret, è un crossover impensabile, una di quelle trame che nemmeno i registi più caffeinomani di Beautiful avrebbero mai osato immaginare tra un colpo di scena e l’altro.
E intanto gli osservatori politici stanno lì, incollati agli schermi, pronti a saltare sulla tavola da surf politico come se fossero autentici campioni a Recco, convinti che il “grande ribaltone” stia per spuntare dietro l’angolo come una focaccia calda appena sfornata tra un consiglio d’amministrazione e un pesto al mortaio.
Il mondo della politica italiana, da sempre un teatro di marionette, sta assistendo a un atto che somiglia più a una commedia dell’assurdo che all’ennesima riunione di partito.
Ma il vero spettacolo, la chicca che fa sbellicare dalle risate, è immaginare le facce a Palazzo Chigi e dintorni.
Figurarsi Giorgia Meloni che prende in mano il cellulare, legge la notizia e, con gli occhi spalancati come quelli di un gufo sotto steroidi, comincia a masticare rancore in quantità industriali.

La domanda che le passa per la testa è semplice: “Devo mettere Silvia Salis nella lista nera dei ‘nemici della nazione’ accanto a Macron, al green pass e a chi osa non mangiare i tortellini con la panna?”.
Un pensiero così profondo che quasi meriterebbe un sondaggio sulle ore di insonnia da record.
Nel frattempo, Salvini, povero cristo, si trova completamente spiazzato.
Come può fare il solito video su TikTok dove attacca la Salis se poi Marina Berlusconi gli toglie i fondi per la campagna?
E come ignorare quel siparietto degno di un film di Ficarra e Picone, dove Renzi spunta dal nulla, direttamente da dietro una colonna di un autogrill, con aria beffarda e dice: “Matteo, stai sereno, è solo un esperimento di laboratorio”?
Un quadro così grottesco che mancano solo le luci da discoteca e la musica techno per trasformare tutto in una festa assurda.
Sarebbe la commedia dell’arte definitiva: un centro politico così largo da far impallidire anche i più navigati cartografi.
Per attraversarlo ci vorrebbe il GPS, un drone e, magari, pure un visto d’ingresso firmato dall’Onu.
Se davvero finisse così, con Marina Berlusconi che fa il tifo per la sindaca di sinistra, con Renzi che si improvvisa sarto per cucire abiti da gran ballo e con tutti i protagonisti che sembrano usciti da un romanzo di fantapolitica, io mi prenoterei immediatamente il biglietto per la prima fila.
Chiederei un bel drink – possibilmente analcolico, che la commedia durerà parecchio – e aspetterei lo spettacolo finale.
Quello in cui la destra, tradizionalmente ossessionata dallo spread e dai numeri dei sondaggi, scoprirà che il vero nemico non è il mercato finanziario, bensì una cena a Portofino organizzata talmente bene da far saltare tutti gli schemi.
Insomma, preparatevi a ridere, perché questa storia promette di essere più esilarante di una puntata di Zelig a mezzanotte.
E ricordate: il surrealismo ha trovato il suo nuovo imperatore, e non è chi pensavate.
