Ah, Sanchez e la sua coerenza scintillante: un vero faro di moralità a targhe alterne nel mare tempestoso della politica internazionale!

Se c’è un maestro nell’arte del doppio standard, un funambolo del paradosso diplomatico, quel maestro è proprio il nostro glorioso Premier spagnolo.

Oggi, come ogni volta che vuole spiccare sui palcoscenici globali senza però mettere a repentaglio gli affari di casa, torna a chiedere che l’Unione Europea sospenda ogni rapporto con Israele.

Un’idea così nobile, così pura… peccato che questa crociata contro Tel Aviv arrivi sempre comodamente dopo aver fatto una gimcana diplomatica degna del miglior acrobata.

Per esempio, non possiamo dimenticare il sontuoso inchino a Xi Jinping a Pechino. Perché, diciamocelo: andare a stringere accordi economici con la Cina quando la Spagna ha un deficit commerciale di 42 miliardi di euro è un atto di coraggio?

Forse no, forse è solo disperazione economica ben mascherata da Realpolitik.

Scommetto che pochi notano come, mentre si condanna Israele per questioni umanitarie – spesso con toni altisonanti e sentenze morali – si siglano affari miliardari con un regime che ha nello sterminio politico, nella censura feroce e nelle violazioni sistematiche dei diritti umani la propria firma indelebile.

E poi, dulcis in fundo, viene la “perla” più scintillante: trasformare la Spagna nel principale finanziatore europeo delle bombe di Putin acquistando gas russo in quantità record.

Eh sì, perché dietro il fervente moralismo anti-israeliano si cela un entusiasmo quasi innamorato per le danze autocratiche del Cremlino di Vladimir.

Questa è coerenza?

No, è un mosaico di ipocrisia finemente tessuto, condito con retorica buonista da manuale.

Condannare e tagliare rapporti con Cina e Russia sarebbe troppo mainstream, troppo scontato, troppo impegnativo.

Meglio puntare il dito contro Israele, che tra l’altro pure ha scambi commerciali quasi inesistenti con Madrid: un obiettivo facile per la crociata morale senza costi.

La doppia morale qui è così evidente da rasentare l’arte. Un’opera fatta di opportunismo economico, cinismo politico e tanto – ma tanto – sorriso sarcastico dietro le quinte.

È un blend che funziona su due categorie specifiche: i più disinformati (che ancora bevono le narrative ufficiali senza scavare) e i simpatizzanti di Putin e del regime cinese, che vedono in queste prese di posizione coerenze mirabolanti, allineate con i propri interessi geopolitici.

Insomma, la grande lezione dai ring spagnoli della politica internazionale è semplice: se vuoi essere il campione della giustizia mondiale, ricordati di apparire tale solo quando ciò non ti costa nulla economicamente.

Questa sì, è la vera Realpolitik: selettività spietata, ipocrisia a targhe alterne e moralismo calibrato a seconda della convenienza.

Sanchez ne è il più glorioso interprete.

Ai posteri l’ardua sentenza, ma noi possiamo intanto gustarci questo spettacolo con un sorriso ironico stampato sulle labbra, applaudendo la magia del teatro dell’assurdo diplomatico.

Di Admin

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