Un’Inchiesta sul Progetto #Roma5G e la Scomparsa del Verde Urbano


Negli ultimi mesi, Roma è stata teatro di un massiccio taglio di alberi, un fenomeno che ha destato preoccupazione tra i cittadini e gli ambientalisti.

Dietro questo apparente “sterilizzo” del verde urbano si cela un progetto tecnologico di ampio respiro: #Roma5G.

Ma quale è il vero prezzo pagato dalla città per il progresso digitale?

Questa inchiesta analizza i retroscena del protocollo siglato tra il Comune di Roma e la società privata Smart City Roma – controllata da INWIT – focalizzandosi sulle implicazioni ambientali, economiche e sociali che ne derivano.

1. Il Progetto #Roma5G: Numeri e Obiettivi

A fine 2023, il Comune di Roma ha firmato un accordo della durata di 25 anni con Smart City Roma, che ha previsto un investimento totale di circa 93 milioni di euro.

Di questi, 20 milioni sono fondi pubblici – parte anche provenienti dai finanziamenti per il Giubileo – mentre i restanti 73 milioni sono ottenuti tramite project financing da parte del privato.

L’obiettivo principale è potenziare la rete metropolitana coprendo tutte le linee con il 5G e installare migliaia di small cells e sensori IoT sull’intero territorio sopraelevato.

L’innovazione tecnologica si presenta come un passo imprescindibile verso la Smart City, ma a quale costo ambientale?

2. Il Modello “Neutral Host”: Un Illusorio Beneficio Comune

Il fulcro dell’accordo è il modello “Neutral Host”, dove INWIT si occupa dell’installazione tecnica dell’infrastruttura (antenne, microcelle) e poi “ospita” contemporaneamente tutti gli operatori telefonici come TIM e Vodafone.

In teoria, questo dovrebbe ridurre gli impatti visivi ed evitare una proliferazione incontrollata di antenne.

Tuttavia, questo modello nasconde una rigidità tecnica e commerciale: affinché l’investimento privato frutti, ogni antenna deve funzionare perfettamente per tutti gli operatori ospitati.

Un solo albero o ramo che ostacola la trasmissione per uno degli operatori rischia di compromettere la redditività dell’intero sistema.

Di conseguenza, il “campo libero”, ossia lo spazio senza ostacoli visivi o fisici intorno all’antenna, diventa una condizione irrinunciabile contrattualmente.

3. La Ristrutturazione dei Lampioni: “Smart” ma a Che Prezzo?

Parallelamente, il Comune ha avviato un piano da 65 milioni di euro per la modernizzazione dell’illuminazione pubblica tramite Areti.

Molti lampioni a LED installati sono dotati di predisposizioni tecniche per ospitare le micro-antenne.

Dietro la dichiarata volontà di risparmio energetico si nasconde tuttavia un accordo vantaggioso per le TowerCo: infatti, oltre al risparmio, il Comune consente l’uso dello spazio pubblico in modo quasi gratuito o a prezzi simbolici, trasformando i lampioni in tralicci mascherati.

In bilancio, tra oneri di manutenzione e canoni di gestione, si cela quella che potrebbe essere definita la “licenza di uccidere” gli alberi circostanti, necessari per garantire la piena funzionalità delle antenne.

4. Le Clausole Contrattuali: La Priorità della “Visibilità del Segnale”

Nei contratti stipulati tra il Comune e le Tower Co, viene inserita una clausola tecnica che obbliga l’amministrazione a garantire la “piena operatività degli apparati”.

Se un albero cresce e le sue foglie oscurano il segnale, la società privata può segnalare un disservizio tecnico.

A quel punto, l’obbligo ricade sul Comune, che deve intervenire con potature o abbattimenti.

In caso contrario, rischia penali contrattuali onerose.

È così che gli alberi diventano un problema economico anziché un valore ambientale da tutelare, relegati a mero “ostacolo” delle infrastrutture digitali.

5. Verde Tecnico contro Verde Pubblico: La Nuova Riclassificazione del Verde Urbano

Nel testo degli appalti e bandi si legge spesso che “la manutenzione del verde circostante i punti luce è finalizzata a garantire la continuità dei servizi digitali e di sicurezza”.

Si tratta di un espediente che giustifica la sfoltitura del patrimonio arboreo in nome della sicurezza, rivendendo il taglio come misura indispensabile.

Le telecamere montate sui lampioni LED sono usate come scusa per interventi sul verde che in realtà servono soprattutto a non interferire con la tecnologia 5G, la quale richiede campi elettromagnetici superiori a 15 V/m, incompatibili con la presenza di alberi ad alto fusto.

6. Il Ruolo del TAR e la Giustificazione dei Tagli: Danno Riparabile e Interesse Economico

Perché i giudici amministrativi, come quelli del TAR, non bloccano gli abbattimenti?

Il motivo risiede nel principio giuridico del “danno riparabile”: il danno prodotto dal blocco di un investimento da 93 milioni è considerato più grave e irreparabile rispetto alla perdita di alcune decine di alberi.

Il peso economico complessivo dell’infrastruttura e i profitti potenziali delle TowerCo vengono così tutelati, mentre il patrimonio naturale cittadino è sacrificato.

Si tratta di una scelta politica ed economica che antepone interessi privati e introiti pubblici ai diritti ambientali e alla qualità di vita dei cittadini.

7. Il Profitto Privato sulle Spalle del Territorio Pubblico

Non va sottovalutato il fatto che il modello consente alle società private di utilizzare lampioni e suolo pubblico in concessione a costi bassissimi, per cederli poi in affitto multiplo agli operatori telefonici.

Questa forma di business genera guadagni milionari per le TowerCo, che moltiplicano i ritorni sugli investimenti iniziali.

Nel frattempo, Roma affronta la perdita di verde, l’aumento dell’inquinamento elettromagnetico (61 V/m rilevati in alcune zone), e la riduzione di ombra e qualità urbana, senza benefici concreti riconosciuti alla cittadinanza.



L’operazione #Roma5G rappresenta un esempio emblematico di come la logica del profitto e dell’innovazione tecnologica possa entrare in conflitto serio con la tutela ambientale e la qualità della vita urbana.

La convenzione tra Comune e privati, la rigidità tecnica del modello “Neutral Host” e le clausole contrattuali hanno trasformato gli alberi da elementi essenziali dell’ecosistema cittadino a ostacoli da eliminare.

Questo massacro silenzioso, giustificato da promesse di progresso e sicurezza, evidenzia la necessità di una riflessione più ampia su come bilanciare sviluppo digitale, salute pubblica e rispetto del patrimonio naturale.

Le sfide tecnologiche non possono e non devono tradursi in un impoverimento irreversibile del verde urbano, fondamentale per il benessere delle città e dei loro abitanti.

Roma si trova dunque a un bivio cruciale: continuare a sacrificare il suo patrimonio verde sull’altare della digitalizzazione o ripensare le politiche urbane verso modelli più sostenibili, partecipati e rispettosi dell’ambiente.



Fonti e approfondimenti:

– Documento ufficiale della convenzione Comune di Roma e Smart City Roma, 2023
– Analisi tecnico-giuridica sulle clausole contrattuali delle TowerCo
– Report ambientali sulle emissioni elettromagnetiche da Small Cells
– Interviste con rappresentanti dell’associazionismo ambientale romano
– Dati di Areti sulla modernizzazione dell’illuminazione pubblica a Roma

Di Admin

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