La polemica sulla costruzione di un nuovo edificio accanto alla Galleria Borghese rivela un dilemma cruciale che riguarda non solo Roma, ma l’intero patrimonio culturale italiano: come coniugare innovazione architettonica e modernizzazione con la tutela di un equilibrio storico e paesaggistico fragile e prezioso?

Tomaso Montanari, studioso di fama e voce autorevole nella difesa dei beni culturali, ha lanciato un allarme forte e chiaro, paragonando il progetto a una sopraelevazione indiscriminata sulla Cupola del Brunelleschi.

Un’immagine simbolica che ben rappresenta il rischio di un intervento non misurato e potenzialmente devastante per l’integrità di Villa Borghese.

Montanari sottolinea come la Galleria Borghese non sia semplicemente un contenitore di opere d’arte, ma un sistema armonico che lega edificio, collezione, giardino e paesaggio circostante in un organismo unico e irripetibile.

La sua integrità non è infatti frutto del caso, ma di un equilibrio sapiente e calibrato nel tempo, dove ogni elemento è parte di un tutto che, se alterato, rischia di perdere la sua identità profonda.

Chiaramente al professor Montari fà difetto, la materia architettonica, ed ingenieristica, pertanto si ferma, al blocco dei lavori, non riesce a vedere le possibili alternative, che permettano di salvaguardare l’esistente , ma allo stesso tempo sviluppare le possibili alternative che permettano di sviluppare le attività connesse alla struttura.

Per questo motivo, l’idea di aggiungere nuove volumetrie edilizie in superficie appare non solo fuori luogo, ma un vero e proprio “scempio” culturale e ambientale, secondo il professore.

D’altro canto, il Campidoglio vede nel progetto un’occasione per rafforzare i servizi culturali della Galleria Borghese e ammodernarne l’offerta, guardando al futuro con un’ottica innovativa.

Ciò evidenzia un conflitto d’interessi tra preservazione e sviluppo, tra conservazione e rinnovamento, che non può essere liquidato con soluzioni superficiali o con la semplice garanzia di rispetto dei vincoli storici e paesaggistici, spesso erosi da interpretazioni elastiche e interessi economici.

In questo contesto, la mia opinione è che sia possibile trovare una terza via, una soluzione sostenibile che rispetti sia la memoria storica sia le esigenze contemporanee di fruizione museale.

La soluzione quindi è chiaramente Ipogea, come consigliatomi dal Prof. Roberto Tomasetti, già docente di architetttura in atenei internazionali ed accademia delle belle Arti.

Propongo la realizzazione di nuovi spazi sostanzialmente sotterranei, capaci di integrarsi nel territorio senza modificare l’aspetto esteriore e la percezione visiva della Galleria e dei suoi giardini.

Questi livelli interrati potrebbero beneficiare di soluzioni architettoniche innovative, quali prese di luce naturale attraverso cascate trasparenti, pozzi d’aria e altre tecnologie di areazione e illuminazione che garantiscano ambienti salubri, luminosi e confortevoli.

Questa scelta non comporterebbe alcuna deturpazione della vista o dell’architettura esistente, preservando così l’equilibrio ambientale e storico che Montanari difende con tanta fermezza.

Al contempo, offrirebbe nuove opportunità per accogliere servizi culturali ampliati, spazi espositivi moderni, funzioni educative e di ricerca più efficaci, contribuendo a rendere la Galleria Borghese un modello di museo al passo con i tempi senza comprometterne la sostanza.

L’esperienza internazionale insegna che l’interramento intelligente si può coniugare con l’estetica e la storia.

Numerosi musei famosi nel mondo hanno adottato questa strategia, riuscendo a integrare elementi contemporanei senza snaturare il valore dei luoghi storici.

L’Italia, con la sua straordinaria eredità artistica, deve saper apprendere da queste esperienze e applicarle con rigore e rispetto, evitando soluzioni che privilegiano l’effetto spettacolare a scapito della tutela.

E’ inoltre possibile con la collaborazione della facoltà di agraria, preservare nel tempo necessario ai lavori, le piante ed i giardini ora esistenti, per riproporli al termine dei lavori esattamente uguali.

In conclusione, la difesa della Galleria Borghese passa attraverso una responsabilità collettiva che va oltre le ideologie politiche o le ambizioni personali.

Si tratta di salvaguardare un patrimonio culturale che appartiene a tutti e che costituisce un’eredità inestimabile per le future generazioni.

Realizzare nuovi volumi sottoterra rappresenta una strada percorribile e rispettosa, capace di coniugare innovazione e tradizione senza compromettere l’identità di uno dei luoghi più preziosi d’Italia.

Per questo, auspico un dialogo più approfondito e una progettazione attenta e sensibile, basata sul principio del limite e del senso della misura che Villa Borghese stessa ci insegna da secoli.

Solo così potremo dire di aver onorato davvero la nostra storia e la nostra civiltà, preservandola con intelligenza e amore.

Di Admin

Rispondi

Scopri di più da Giornalesera.com

Abbonati ora per continuare a leggere e avere accesso all'archivio completo.

Continua a leggere