Soldati in uniforme militare che marciando con il pugno chiuso, mentre funzionari applaudono in background durante una celebrazione ufficiale.

Saviano vuole fare la pernacchia agli incursori del COMSUBIN?

Complimenti davvero, siamo arrivati a un punto che supera ogni immaginazione.

Ormai, pur di vedere fascismo ovunque – e ovunque significa veramente ovunque, anche dove non c’è nemmeno l’ombra di una svastica – persino un reparto d’élite della Marina Militare italiana diventa bersaglio degli indignati di professione.

Eh sì, quei mitici incursori del COMSUBIN, cui viene imputato il reato gravissimo di… gridare “Decima”, come se fosse la peggiore offesa cosmica e non invece un richiamo a una tradizione militare complessa e articolata.

Ma andiamo con ordine, perché altrimenti rischiamo di mescolare tutto e di trasformare una pagina di storia e professionalità in uno dei soliti teatrini da social network.

Il COMSUBIN — per chi ancora non lo sapesse, ma dubito — è il reparto d’élite della Marina Militare italiana, gli specialisti delle operazioni speciali, degli interventi subacquei, delle missioni impossibili che richiedono sangue freddo da vendere, coraggio a livelli astronomici e disciplina ferrea.

Gente che non si improvvisa, non si può comprare su Amazon e nemmeno si giudica con qualche tweet scritto in pigiama.

E allora ecco che Saviano, con la consueta maestria da censore ideologico, punta il dito contro questi eroi perché “gridano Decima”.

Soldati in uniforme che marcia durante una parata, armati e con maschere, sotto una pioggia leggera, con bandiere italiane sullo sfondo.

E scatta il solito festival dell’indignazione feroce: evviva il politicismo esasperato, evviva le semplificazioni alla buona e soprattutto evviva la demonizzazione facile, quella che fa tanto bene all’arte dell’insulto online.

Peccato che la storia della Decima MAS sia ben più complessa di quanto si possa spiegare in 140 caratteri o nel solito slogan urlato a caso.

La Decima MAS infatti non è solo un nome buttato lì come etichetta per creare mostri ideologici. È una realtà storica fatta di uomini, azioni militari, strategie navali, pagine studiate nelle accademie militari di tutto il mondo.

Certo, come ogni grande storia ci sono capitoli oscuri, controversi, dolorosi – ma questo è vero di qualunque vicenda che attraversa decenni di storia e non si riduce a un fumetto con bianco e nero assoluti.

Oggi però stiamo parlando del COMSUBIN, che è un reparto della Marina della Repubblica Italiana, quella repubblica democratica, antifascista e inclusiva che abbiamo il piacere di chiamare casa

. Non stiamo parlando di sezioni di partito, né di nostalgie strampalate.

Né tantomeno di caricature da social media fatte per raccattare like facili.

Uomo con microfono che parla in un contesto di cerimonia, con un grande edificio sullo sfondo.

Quando questi uomini passano davanti al Presidente della Repubblica, rappresentano lo Stato.

Non una parodia, non un’opinione politica, ma la forza dello Stato stesso, la sua capacità di difesa e sicurezza.

E noi, cittadini normali, li applaudiamo, perché riconoscere il valore e il sacrificio di chi indossa una divisa onesta e pulita non dovrebbe essere né una questione di fazione né un’opzione.

È un dovere morale.

E allora sì, Saviano faccia pure la pernacchia.

Piuttosto che specchiarsi nei suoi riflessi ideologici, sarebbe bene che imparasse a rispettare le divise, il servizio, la vita di chi ha scelto di mettere la propria pelle al servizio del Paese.

Perché alla fine, la vera differenza non sta nell’accordarsi o meno su posizioni politiche, ma nel rispetto per chi rappresenta qualcosa di più grande di ogni polemica social: lo Stato, la nazione, l’onore.

Chi capisce questo, sa che fare la pernacchia agli incursori del COMSUBIN è solo il segnale triste di chi ha perso il senso della realtà e del rispetto, rinchiuso in una bolla di ideologia che non salverà nessuno.

Noi, invece, continuiamo a salutare con orgoglio quei veri eroi, quelli che non hanno bisogno di giustificazioni né di permessi per meritarsi il nostro applauso.

Di Admin

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