
Caro Vannacci, mi creda: la stimo davvero.
E non è un modo di dire, ma una convinzione nata dall’attenzione che ho sempre dedicato al suo percorso politico e alle sue idee, a volte coraggiose e in controtendenza, che hanno acceso il dibattito e portato una ventata di novità nella Destra italiana.
Tuttavia, come spesso accade nel gioco complicato della politica, la situazione è oggi più complessa di quanto appaia in superficie, e proprio per questo credo sia necessario parlarne con franchezza e apertura.
Lei ha tutto il diritto – anzi, il dovere verso i suoi elettori e verso la sua comunità di riferimento – di portare il suo movimento, le sue idee e le sue proposte il più in alto possibile.
Nessuno mette in discussione la sana ambizione di far crescere la propria visione o di lasciare un segno indelebile.
Come tutti noi, che crediamo in un futuro solido e rinnovato per il Centrodestra (CDX), sappiamo bene quanto sia importante valorizzare ogni contributo originale e costruire una casa comune che possa resistere alle sfide che ci attendono.
Eppure, paradossalmente, proprio in questo percorso di crescita e affermazione si nasconde un rischio gravissimo: se oggi lei decidesse di mettersi di traverso rispetto all’unità del Centrodestra, lo scenario che si aprirebbe sarebbe disastroso per tutti noi. Questa casa comune, faticosamente costruita dalle energie di Giorgia Meloni, Matteo Salvini e Silvio Berlusconi, è l’unica base solida su cui poggiare un progetto politico vincente per la Destra italiana.
Qualora dovesse crollare, a causa di uno scossone interno – magari dovuto a dissensi o tensioni irrisolte – la conseguenza sarebbe un terremoto dalla portata imprevedibile.
E qui sta il punto cruciale che voglio sottolineare a lei, ma anche a chi legge e condivide queste riflessioni: i cosiddetti “poteri forti”, quelli che spesso vengono evocati come oscure entità capaci di manipolare le sorti del Paese, non vedono l’ora che il Centrodestra si spunti o si frantumi dall’interno.
Questo creerebbe un vuoto di potere e di credibilità che verrebbe prontamente colmato da una figura estranea e estraniante per la nostra area politica: il Capo dello Stato Mattarella, con ogni probabilità, si troverebbe nella condizione di consegnare alla guida del governo un nome come quello di Mario Draghi, scelto da quelle stesse forze esterne che vogliono mantenere lo status quo e impedire un’effettiva svolta sovranista e conservatrice.
Facciamo attenzione: non verrebbe scritto il nome di Vannacci, né tantomeno quello di Giorgia Meloni, e men che meno sarebbe realizzato quanto auspicato dagli elettori di destra che cercano un’alternativa autentica e non “di sistema”.
Lei ci ha mai pensato?
È davvero questa la strada che vuole percorrere?
È questa la speranza dei suoi elettori, che vedono in lei una voce nuova e allo stesso tempo una guida forte?
Non si illuda, caro Vannacci: rompere questo equilibrio fragile significherebbe perdere tutti, e lei sarebbe il primo a pagarne le conseguenze politiche e personali.
Il rischio di sprofondare in un isolamento che neanche il successo personale può compensare è reale e molto concreto.
In politica come nella vita, chi si isola troppo spesso rimane solo, e senza una squadra solida alle spalle, emergere diventa un’impresa quasi impossibile.
Questo non è un appello pietoso né una supplica rivolta a lei.
Non è un modo per cercare consensi o favori, ma un invito serio e ponderato a fare un’attenta riflessione sulle conseguenze delle proprie azioni.
La politica è tanto ambiziosa quanto responsabile, e chi ha il privilegio di rappresentare un pezzo importante della Destra italiana deve essere consapevole che ogni mossa si ripercuote sulla collettività, non solo su se stesso.
Certo, legittimamente le sue considerazioni vanno ascoltate e rispettate.
Ogni voce, ogni critica e ogni proposta sono indispensabili per rendere più forte e inclusivo il nostro progetto comune.
Ma queste idee devono convivere nel rispetto dell’unità e della coesione, perché solo così possiamo fronteggiare le sfide che il Paese ci pone davanti.
Sono convinto che lei possa diventare una colonna portante del futuro della Destra italiana, proprio perché ha la sensibilità e la forza di comprendere quando è il momento di spingere e quando invece è il caso di consolidare, di lavorare insieme e non contro. Solo così la Destra potrà continuare a crescere, conquistare terreno e soprattutto governare con efficacia e autorevolezza.
Mi auguro, caro Vannacci, che questa lettera aperta possa essere letta con l’intento con cui è stata scritta: non per giudicare o criticare, ma per coinvolgerla in una riflessione profonda e condivisa.
Perché il futuro che vogliamo costruire dipende anche da scelte ponderate e da una visione che sappia unire e non dividere.
Faccia le sue considerazioni con serenità e apertura, e sappia che in molti, anche tra coloro che la stimano, ci sono dubbi e timori che possono essere superati solo con un dialogo sincero e costruttivo.
La sfida è grande, ma è anche il nostro destino politico.
Uniti possiamo farcela.
Con sincera stima e speranza,
Giovanni De Ficchy
