
Sono profondamente mortificato e addolorato per il comportamento che Il Presidente Donald Trump ha tenuto nei confronti della nostra Presidente del Consiglio, Giorgia Meloni.
Un comportamento che, onestamente, lascia senza parole, soprattutto perché fino a ieri ho sempre provato a difenderlo con convinzione.
Ritengo che il primo errore grave sia stato quello di affrontare la questione direttamente con un giornalista, bypassando completamente i canali istituzionali come l’ufficio stampa o, ancor meglio, il Ministro degli Esteri Marco Rubio, figura più adeguata a gestire certe delicate situazioni diplomatiche.
Questo modo poco rispettoso di comunicare getta ombre sulle relazioni bilaterali tra Italia e Stati Uniti e danneggia l’immagine di entrambe le nazioni sul palcoscenico internazionale.
Io, invece, voglio ribadire con fermezza la mia coerenza e il mio impegno nel mantenere saldi i valori conservatori che condividiamo, fondati sulla libertà, il rispetto del prossimo e delle istituzioni democratiche.
Questi principi sono la base su cui si costruiscono legami solidi e duraturi, fondamentali in un momento storico in cui il mondo ha bisogno di certezze e stabilità.
Il mio rispetto e la mia ammirazione nei confronti della Presidente Giorgia Meloni sono sinceri e profondi.
Lei è un esempio di leadership eccezionale, capace di rappresentare con onore l’Italia nel contesto internazionale. Il suo operato è motivo di orgoglio per tutti noi che crediamo in un futuro di crescita pacifica e collaborazione tra le nazioni.
A nome mio personale e di coloro che, come me, sostengono valori di rettitudine, lealtà e rispetto, desidero esprimere il più sentito incoraggiamento a Giorgia Meloni affinché continui a guidare il nostro Paese con coraggio e determinazione.
Sono certo che saprà superare anche questa fase delicata, rafforzando i rapporti tra Italia e Stati Uniti nel segno della fiducia reciproca.
Concludo con un auspicio: che Dio benedica l’Italia e gli Stati Uniti, due grandi nazioni alleate nella difesa della libertà e della democrazia.
George Guido Lombardi
