Foto Roberto Monaldo / LaPresse 22-01-2023 Roma Politica Trasmissione tv “Mezz’Ora in Più” Nella foto Paola De Micheli 22-01-2023 Rome (Italy) Politics Tv program “Mezz’Ora in Più” In the pic Paola De Micheli

Negli ultimi mesi il Partito Democratico ha visto l’uscita di alcune tra le sue esponenti più note dell’area riformista.

Nel meraviglioso teatro della politica emiliano-romagnola, dove le tensioni sono più fitte dei cappotti invernali nelle domeniche di gennaio, emerge una trama degna delle migliori soap opera italiane: la crisi “politica” di Paola De Micheli.

La nostra eroina, big indiscusso del Pd locale, pare sull’orlo di un esaurimento nervoso provochicchioso, e non per un mal di testa qualsiasi – no, no – ma per quella linea “troppo sinistrorsa” del campo largo che dilaga come una moda estiva sgradita.

Proprio così: Paola, da sempre cuore pulsante del riformismo pantofolaio, non sopporta più il nuovo look del partito, diventato improvvisamente tutto pro-Pal, Ucraina, patrimoniale e un’inarrestabile accoglienza per i “renziani” e “calendiani”.

Non si sa se sia più doloroso per lei vedere sfilare in aula queste novità o dover respirare lo stesso aria di un partito che sembra aver cambiato socialismo per corrispondenza.

Ma occhio: qui il dramma diventa ancora più epico nella combattutissima Emilia-Romagna!

Perché tra candidature alla Camera e al Senato, i riformisti rischiano il solito smacco.

Indovinate chi sono le vittime designate?

Proprio i nostri eroi, Graziano Delrio e la stessa Paola, due monumenti del Pd che, guarda un po’, neanche pensano più alla ricandidatura.

Motivo?

Mistero… o forse quel sentore amaro che lascia la compagnia Schlein.

Sarà forse il timore di restare intrappolati in un partito che somiglia sempre più a un circo con leoni in gabbia?

Ma attenzione, perché la letteratura gossip politicheggiante non finisce qui: si vocifera che Paola possa addirittura mollare il Pd della Schlein (la nuova Armani della sinistra) per approdare nel cosiddetto “spazio libero” della Picierno.

Uno spazio libero, eh, come il Wi-Fi che funziona sempre a singhiozzo. Insomma, niente è certo, tranne il fatto che la serenità nel Pd emiliano-romagnolo è morta e sepolta.

Le correnti moderate e riformiste, quei poveri sopravvissuti a battaglie di potere e speranze infrante, sono esasperate dalla segreteria che vuole trasformare il partito nella nuova stella del radical-chic sinistrismo.

Ed ecco la prospettiva apocalittica: senza De Micheli e Delrio, chi resta?

Forse solo fantasmi e qualche twittatore nostalgico.

La battaglia per le candidature promette quindi fuoco e fiamme, con gli animi pronti a incendiarsi più dei barbecue d’estate in collina.

Il rischio?

Un indebolimento ulteriore del fronte riformista, già in crisi profonda e con l’aria di chi ha dimenticato di portare l’ombrello sotto una pioggia torrenziale.

La “guerra fredda” interna al Pd rischia di esplodere in un conflitto aperto, un vero e proprio festival dell’incertezza che potrebbe trasformare il futuro del partito in una telenovela senza fine, col finale scritto da un improvvisato sceneggiatore appena laureato in caos politico.

Morale?

Tenetevi forte, la politica dell’Emilia-Romagna sta per regalarci ancora mille puntate di crisi, colpi di scena e, ovviamente, tanto sano sarcasmo per chi non smette mai di guardare – e ridere – da fuori.

Di Admin

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