Cominciamo dai nomi e dai fatti.

Sigfrido Ranucci non è un giornalista comparso ieri.

È in Rai dal 1990, ha percorso una carriera da inviato che lo ha portato ad affrontare temi caldi e insidiosi: mafia, traffici illeciti, rifiuti, politica e poteri economici.

Nel tempo è diventato una colonna portante del giornalismo d’inchiesta italiano, fino a raggiungere la guida di Report, il programma simbolo della denuncia quotidiana e dell’investigazione senza paura.

La sua immagine è stata costruita con cura nei decenni: un giornalista irriducibile, che non si piega davanti ai potenti, che sfida il potere in tutte le sue forme, e che inevitabilmente finisce per essere denunciato, minacciato, ostacolato. Insomma, l’archetipo del cronista “che fa paura”.

Un’immagine potentissima, che ha assunto carattere quasi mitologico. In molti casi, forse, meritatamente conquistata.

Ma proprio chi mette sotto la lente di ingrandimento le vite altrui dovrebbe essere pronto, prima o poi, a consentire a qualcuno di fare altrettanto con lui.

Ed è qui che entra in scena Valter Lavitola.

Ex giornalista, ex editore dell’Avanti!, imprenditore e faccendiere, uomo che ha navigato con disinvoltura tra ambienti politici, affari opachi, processi e rapporti stretti con Silvio Berlusconi, Lavitola non è certo il personaggio che ci si aspetterebbe nella cerchia di un moralizzatore televisivo considerato icona di integrità.

Eppure, è emerso che Ranucci e Lavitola erano amici – e con “amici” s’intende molto più che contatti occasionali o superficialità mediatiche.

Ranucci stesso ha dichiarato che i loro rapporti erano frequenti, con messaggi e telefonate che si susseguivano settimanalmente, a volte addirittura quotidianamente.

Andava nel ristorante di Lavitola, si frequentavano abitualmente.

Dopo l’attentato, come ha raccontato Paolo Mieli, i due avrebbero persino cenato insieme come due “amiconi”.

Ed è proprio qui che la narrazione comincia a sgretolarsi, assumendo toni surreali.

Il 16 ottobre 2025 una bomba esplode davanti all’abitazione di Ranucci, causando danni alla sua automobile e a quella della figlia. Un fatto gravissimo, che impone una piena e rigorosa chiarezza.

Quattro presunti esecutori sono stati arrestati, ma ciò che ha colpito maggiormente è la possibile identificazione del mandante: secondo gli investigatori, potrebbe essere proprio Lavitola.

A lui sono stati sequestrati telefoni, pen drive, appunti e manoscritti.

Va chiarito che al momento Lavitola è un indagato e non un condannato, e il movente dell’attentato non è stato ancora dimostrato. Tuttavia, emergono dettagli tutt’altro che secondari.

Lavitola aveva in mente un progetto politico costruito intorno proprio a Ranucci: un partito o una candidatura entro un campo largo, con il conduttore di Report come possibile leader.

Esisteva persino un sondaggio elettorale a sostegno di questa ipotesi.

Lavitola ammette di aver tempestato Ranucci di messaggi sull’argomento.

A questo punto, la domanda si impone in tutta la sua evidenza: quale natura aveva quel rapporto tra il grande inquisitore televisivo e il faccendiere che progettava di trasformarlo in protagonista politico?

Paolo Mieli, intervistato nel salotto di In Onda su La7, ha raccontato di averli visti insieme e ha pronunciato una frase molto incisiva: se davvero fosse stato Lavitola, quell’attentato sarebbe quasi un “attentato d’amore”.

Ha aggiunto, con un tocco di paradosso, che prima o poi qualcuno potrebbe addirittura sostenere che fossero d’accordo.

Fermiamoci qui.

Non esiste oggi alcuna prova che suggerisca che Ranucci abbia organizzato o concordato l’attentato. Affermarlo sarebbe scorretto e irresponsabile.

Ma è altrettanto improprio pretendere che tutte queste coincidenze, frequentazioni e i progetti politici rimangano nell’ombra, senza spiegazioni.

Per anni Report ha costruito interi servizi basandosi su amicizie, contatti, cene, fotografie, intermediari, messaggi e rapporti indiretti.

Spesso ha trasformato frequentazioni in sospetti, sospetti in ricostruzioni, ricostruzioni in veri e propri processi mediatici celebrati ancor prima di quelli giudiziari.

Ora la metodologia si ribalta.

Ora è Ranucci a dover spiegare.

Deve spiegare la natura dell’amicizia con Lavitola.

Deve spiegare perché un uomo con un passato così controverso sia divenuto un interlocutore abituale.

Deve spiegare cosa sapesse del progetto politico.

Deve spiegare se avesse visto il sondaggio, se ne avesse discusso e se davvero avesse escluso ogni ipotesi di candidatura.

Deve spiegare quanto e in che modo Lavitola avesse accesso alle sue conoscenze, ai suoi programmi, alla sua attività giornalistica.

Questo non vuol dire accusarlo della bomba.

Significa applicare a Sigfrido Ranucci lo stesso rigore che lui ha sempre richiesto agli altri: le relazioni contano, le zone d’ombra vanno illuminate, le contraddizioni non possono essere nascosto dietro l’aureola del giornalista perseguitato.

La parte più assurda è vedere alcuni difensori d’ufficio reagire come se mettere domande fosse già un attentato alla libertà di stampa.

No.

Libertà di stampa non significa libertà dalle domande.

Essere vittima di un attentato non annulla la necessità di un’esplorazione critica del quadro più ampio.

E la decisione di sospendere le repliche estive di Report non significa decretare la colpevolezza di Ranucci: indica soltanto che la Rai si trova di fronte a una vicenda complessa, confusa e potenzialmente devastante per la credibilità del suo programma d’inchiesta più prestigioso.

Ranucci ha passato anni a chiedere risposte.

Adesso è il suo turno.

Non davanti a un tribunale mediatico, non attraverso insinuazioni leggere né smentite affrettate, meno che mai attraverso assurde ipotesi di bombe confezionate d’accordo.

Ma con risposte precise, rigorose, verificabili e complete.

Perché quando il “capo dei buoni” si scopre amico stretto di uno dei “cattivi” di lungo corso, la notizia non è soltanto l’attentato.

La notizia è che dietro la scenografia morale di Report, la realtà potrebbe essere molto più complicata, ambigua e meno edificante di come ce l’hanno raccontata fino a oggi.

Di Admin

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