
Bepy Conte ora su Rete 4: “La Meloni non deve fingere e dire menzogne agli italiani. È crisi di governo è inutile che continui a farneticare!
Ma quali preferenze!
Sono preferenze farlocche!
Il Presidente del Consiglio ha un problema con la sua maggioranza.
Chi ha il senso delle istituzioni ne trae le conseguenze e io, col Conte 2, ho preferito rimettere il mandato!
Rimarranno incollati sulle poltrone, ma noi li rimanderemo a casa!”
Ah, caro Bepy, che dire?
È sempre un piacere sentirti pontificare con quel tono da comandante supremo della morale politica italiana.
Un vero maestro nel sollevare polveroni e poi, beh, vedremo cosa farà il vento… purché spiri dalla tua parte, ovviamente.
Partiamo dalla questione delle “menzogne”, splendida parola che usi così disinvoltamente.
Forse dovremmo mandarti un promemoria: quante promesse strabilianti ha fatto il Movimento delle 5 poltrone – pardon, Stelle – durante la loro ascesa trionfale?
Reddito di cittadinanza per tutti, lotta senza quartiere contro i furbetti, innovazioni galattiche, e poi?
Magia, sparizioni, o meglio, evoluzioni.
Perché non racconti ai telespettatori dell’acquisto “di mascherine farlocche” dal caro Arcuri?
E guarda caso, ieri erano le mascherine a essere farlocche, oggi invece a prendere la scena sono le preferenze.
Si sta creando una nuova categoria merchandising politico, chissà!
E qui permettimi un salto carpiato nella memoria storica: ti ricordi quando, in nome del “bene supremo”, hai cambiato maggioranza non una, non due, ma ben tre volte?
Che colpo di scena degno di una serie TV!
E non solo, dopo il primo Conte, tu stesso annunciavi con gran fragore “la mia esperienza da premier finisce qui!”, quasi a salutare e chiudere il sipario.
E poi… sorpresa!
Sei tornato, più bello, più forte, più intraprendente nella stagione Conte 2, sedendoti comodamente sulla poltrona che tanto avevi abbandonato.
Una scelta di coerenza genetica, o forse solo un amore viscerale per le sedie del governo.
Cara Italia, come siamo fortunati a essere rappresentati da questi talenti del populismo.
Con loro ogni giorno è una commedia politica dove le risate amare si alternano alle lacrime di fronte all’inconsistenza di chi dovrebbe guidarci.
Ma tranquilli, almeno abbiamo lo show.
E Bepy, continua pure a lanciare frecciatine e a fare proclami: la platea è tutta occhi e orecchie, pronta a giudicare – e a non dimenticare.
In conclusione, caro Bepy, non è forse il momento di smettere con le urla e iniziare a fare davvero qualcosa?
O anche questo è un sogno troppo grande per un percorso tutto fondato sul teatrino delle poltrone?
Intanto la musica cambia e gli attori restano gli stessi, con le stesse vecchie battute.
Benvenuti nello spettacolo più deprimente della politica italiana. Sipario.
