Il sistema portuale delle Marche rappresenta uno degli asset strategici dell’economia regionale.

La posizione geografica, affacciata sul medio Adriatico e proiettata verso i Balcani, la Grecia, il Mediterraneo orientale e i principali corridoi commerciali europei, conferisce agli scali marchigiani un ruolo rilevante nei traffici marittimi, nella logistica, nella pesca, nella cantieristica e nel turismo.

L’economia del mare, nel suo complesso, genera un valore significativo per il territorio e coinvolge una vasta rete di imprese, lavoratori e servizi: trasporto di merci e passeggeri, attività portuali, costruzioni e riparazioni navali, pesca, acquacoltura, nautica da diporto, crocieristica, servizi logistici e turismo costiero.

Il porto di Ancona costituisce il principale punto di riferimento regionale, ma accanto a esso opera una costellazione di scali commerciali, turistici e pescherecci distribuiti lungo la costa: Pesaro, Fano, Senigallia, Ancona, Numana, Civitanova Marche, Porto San Giorgio e San Benedetto del Tronto.

Questa articolazione rappresenta una ricchezza, ma anche una complessità.

I porti marchigiani hanno infatti dimensioni, funzioni e livelli di specializzazione differenti.

Alcuni svolgono una funzione internazionale e commerciale; altri sono legati soprattutto alla pesca, alla cantieristica, alla nautica o al turismo.

Il futuro del comparto dipenderà dalla capacità di integrare queste diverse realtà, migliorando le infrastrutture, rafforzando i collegamenti con l’entroterra e accompagnando la transizione ecologica e digitale.

## Il ruolo strategico del porto di Ancona

Il porto di Ancona, inserito nell’Autorità di Sistema Portuale del Mare Adriatico Centrale insieme agli scali di Pesaro, Ortona e Pescara, è il principale nodo marittimo delle Marche.

La sua funzione supera i confini regionali: lo scalo è infatti uno dei più importanti punti di collegamento dell’Adriatico centrale con la Grecia, l’Albania, la Croazia, il Montenegro, la Turchia e altri mercati del Mediterraneo orientale.

Ancona svolge una funzione importante sia per il traffico passeggeri sia per il trasporto delle merci.

I collegamenti internazionali, in particolare quelli con la Grecia, alimentano flussi consistenti di viaggiatori, automezzi e semirimorchi. Il traffico Ro-Ro, cioè quello delle navi sulle quali i veicoli possono salire e scendere autonomamente, è uno degli elementi caratterizzanti dello scalo.

Questa specializzazione è particolarmente importante per il commercio italiano, perché consente di collegare rapidamente le imprese dell’Italia centrale con i mercati balcanici e dell’Europa sud-orientale. Il porto è inoltre collegato alla manifattura marchigiana e alle attività produttive dell’Italia centrale.

Le imprese dei settori meccanico, agroalimentare, calzaturiero, tessile, arredamento e cantieristico possono utilizzare lo scalo per l’importazione di materie prime e componenti e per l’esportazione di prodotti finiti.

La capacità del porto di sostenere questi flussi è strettamente legata alla qualità dei collegamenti stradali e ferroviari con le aree industriali dell’entroterra.

Ancona è anche un porto crocieristico.

L’arrivo delle navi da crociera genera ricadute sul commercio, sulla ristorazione, sui servizi turistici e sui trasporti locali.

Tuttavia, il traffico crocieristico richiede una gestione attenta: da un lato rappresenta un’opportunità di valorizzazione del territorio; dall’altro può produrre pressioni sulla mobilità urbana, sui servizi e sull’ambiente, soprattutto nei periodi di maggiore afflusso.

## La rete degli scali regionali

Accanto ad Ancona, la costa marchigiana dispone di numerosi porti e approdi con caratteristiche diverse.

Pesaro e Fano presentano una forte vocazione legata alla nautica da diporto, alla pesca e alla cantieristica.

Questi scali sono inseriti in territori con una significativa tradizione marittima e possono contribuire allo sviluppo di filiere specializzate, dalla manutenzione delle imbarcazioni alla produzione di componentistica e servizi per il turismo nautico.

Senigallia svolge prevalentemente funzioni turistiche e diportistiche.

La qualità dell’offerta portuale, insieme alla valorizzazione del lungomare e delle attività ricettive, può favorire una maggiore integrazione tra porto e città.

Anche in questo caso, però, sono necessarie opere di manutenzione, protezione costiera e gestione dei fondali.

A sud di Ancona, gli scali di Numana, Civitanova Marche, Porto San Giorgio e San Benedetto del Tronto sono importanti soprattutto per la pesca, la nautica, il turismo e la cantieristica.

San Benedetto del Tronto, in particolare, conserva una rilevante tradizione peschereccia ed è uno dei principali punti di riferimento regionali per il settore ittico.

Civitanova Marche combina funzioni pescherecce, turistiche e produttive, mentre Porto San Giorgio è fortemente caratterizzato dalla nautica e dal diporto.

Questi porti minori non devono essere considerati semplicemente strutture secondarie rispetto ad Ancona.

Essi svolgono funzioni economiche e sociali essenziali per le comunità costiere.

La pesca, la piccola cantieristica, il turismo nautico e i servizi connessi producono occupazione e contribuiscono all’identità dei territori.

Il loro sviluppo, tuttavia, deve essere coerente con le dimensioni degli scali e con le caratteristiche ambientali e urbanistiche delle località.

## La questione dei fondali e delle infrastrutture

Una delle criticità storiche dei porti dell’Adriatico è rappresentata dall’insabbiamento dei fondali.

Le correnti marine, i fenomeni di erosione costiera e il trasporto di sedimenti possono ridurre progressivamente la profondità degli specchi acquei e degli accessi portuali.

Per gli scali commerciali, questo problema è particolarmente rilevante: fondali insufficienti limitano l’ingresso delle navi di maggiore tonnellaggio, riducono la flessibilità operativa e possono rendere meno competitivo il porto rispetto ad altri scali italiani o internazionali.

Il dragaggio deve quindi essere considerato un’attività ordinaria e strategica, non un intervento occasionale. La sua realizzazione, tuttavia, è complessa.

Richiede risorse finanziarie, autorizzazioni ambientali, analisi sulla qualità dei sedimenti e procedure per il loro trattamento e riutilizzo. Nei porti più piccoli, i costi possono essere difficili da sostenere, soprattutto quando i ricavi derivanti dalle attività portuali sono limitati.

Oltre ai fondali, sono necessari interventi sulle banchine, sulle aree retroportuali, sui moli, sulle opere di difesa e sugli impianti di sicurezza.

Molti porti devono adeguarsi alle nuove esigenze delle navi, caratterizzate da dimensioni crescenti e da standard tecnici e ambientali più severi.

Le banchine devono essere sufficientemente resistenti e attrezzate; gli accessi devono consentire una circolazione sicura; le aree logistiche devono poter accogliere temporaneamente merci, semirimorchi e veicoli senza creare congestioni.

La manutenzione delle opere esistenti è altrettanto importante della realizzazione di nuove infrastrutture.

Un porto efficiente non è soltanto un porto dotato di grandi moli, ma una struttura mantenuta in condizioni di sicurezza, con servizi affidabili e tempi operativi prevedibili.

## Collegamenti con la rete stradale e ferroviaria

La competitività portuale dipende in misura significativa dalla qualità dei collegamenti con l’entroterra.

Una nave può arrivare rapidamente in porto, ma se le merci restano bloccate nelle aree portuali o viaggiano su strade congestionate, il vantaggio del trasporto marittimo si riduce.

Per le Marche, il collegamento con la rete autostradale e con le principali arterie regionali è fondamentale.

Il traffico pesante generato dal porto di Ancona deve poter raggiungere in modo efficiente l’autostrada e i distretti produttivi.

La presenza di infrastrutture viarie inadeguate, l’attraversamento di aree urbane e la sovrapposizione tra traffico portuale e mobilità cittadina possono produrre rallentamenti, rumore e maggiore inquinamento.

Un altro tema centrale è il rafforzamento del trasporto ferroviario.

Il trasferimento di una quota maggiore delle merci dalla strada alla ferrovia consentirebbe di ridurre le emissioni, alleggerire il traffico e migliorare l’efficienza complessiva della catena logistica.

Per ottenere questo risultato, però, non basta disporre di un collegamento ferroviario: sono necessari binari adeguati, aree di manov

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