Il caso Presutti, Ranucci e lo scontro in Rai

A Report non è soltanto tempo di cambi al vertice.

Attorno al programma di Rai 3 si sta formando un clima sempre più teso, fatto di rinunce, polemiche interne, scontri pubblici e interrogativi che arrivano fino alle carte di un’inchiesta giudiziaria.

Il nodo principale riguarda il futuro della trasmissione dopo Sigfrido Ranucci.

Ma la vicenda si intreccia con la scelta dei nuovi conduttori, con il dibattito sull’autonomia editoriale e con una pista investigativa legata a un’inchiesta sullo Zimbabwe e al mercato dei carbon credit.

Nel frattempo, nei corridoi di via Teulada, le parole grosse non sono mancate.

## Giulia Presutti rinuncia alla conduzione di Report

Il primo colpo di scena riguarda Giulia Presutti.

La giornalista, inizialmente indicata insieme a Daniele Piervincenzi per la conduzione di Report nel dopo Ranucci, ha deciso di rinunciare all’incarico dopo il confronto tra redazione e vertici Rai.

Una scelta che alimenta dubbi e interpretazioni.

Ufficialmente, la questione ruota attorno al delicato passaggio di consegne e al rapporto tra il programma, la sua redazione storica e l’azienda.

Ma in un contesto già segnato dalle tensioni, la rinuncia di Presutti viene letta anche come il segnale di un equilibrio interno difficile da trovare.

Daniele Piervincenzi, invece, resterebbe nella squadra di conduzione.

Per affiancarlo prende quota il nome di Claudia Di Pasquale, inviata di lunga esperienza e volto noto di Report.

La Rai continua a indicare l’8 novembre come possibile data per il ritorno in onda del programma, ma la strada appare tutt’altro che lineare.

## Lo scontro tra Salvo Sottile e gli inviati di Report

A rendere ancora più incandescente il quadro è stato un episodio avvenuto nel cortile della Rai di via Teulada. Salvo Sottile, nuovo conduttore di Ore 14, avrebbe incrociato Bernardo Iovene e Luca Bertazzoni, due inviati storici di Report.

Secondo alcune ricostruzioni, al saluto di Sottile sarebbero seguiti insulti pesanti, tra cui “venduto” e “pezzo di merda”.

Il conduttore ha confermato che “sono volate parole grosse”, mentre Iovene ha ridimensionato l’accaduto, parlando di un semplice saluto tra vecchi amici. La Rai avrebbe intenzione di effettuare verifiche sull’episodio.

Al di là delle diverse versioni, il fatto fotografa un ambiente particolarmente agitato.

Non si tratta di una normale discussione televisiva su palinsesti e conduzioni: la tensione sembra ormai diventata personale.

Lo scontro arriva dopo le polemiche per alcuni post pubblicati da Sottile sulla vicenda Ranucci.

Il consigliere Rai Roberto Natale aveva criticato il tono utilizzato dal giornalista.

Sottile ha chiarito di avere soltanto rilanciato articoli firmati da altri colleghi.

Ranucci, dal canto suo, ha difeso la squadra di Report sui social, attaccando quella che ha definito l’“arroganza” di chi si sentirebbe protetto dal potere.

## Il caso Ranucci approda in Consiglio di amministrazione Rai

La questione Report è destinata ad arrivare anche sul tavolo del Consiglio di amministrazione Rai. I punti da affrontare sono numerosi: dalla rimozione di Sigfrido Ranucci alla nuova conduzione, fino al tema più delicato, quello dell’autonomia editoriale.

Report è da anni uno dei programmi di inchiesta più riconoscibili del servizio pubblico. Per questo ogni decisione sulla sua struttura editoriale viene osservata con attenzione non solo dalla redazione e dai vertici aziendali, ma anche dalla politica, dai sindacati e dal pubblico.

Il rischio, secondo chi difende l’identità storica del programma, è che un cambio di conduzione possa trasformarsi in un cambio di impostazione.

La Rai, però, deve anche garantire continuità produttiva e stabilità organizzativa.

È qui che si concentra il vero scontro: non soltanto su chi condurrà Report, ma su quale Report tornerà in onda.

## L’inchiesta sullo Zimbabwe e il nodo dei carbon credit

Parallelamente alle tensioni interne alla Rai, nelle carte dell’indagine sull’attentato a Ranucci emerge un filone che riguarda una possibile inchiesta sullo Zimbabwe.

Il 29 giugno, secondo quanto ricostruito, Ranucci avrebbe scritto a Valter Lavitola inviandogli materiale relativo a un’intervista realizzata da Kenneth Nyangani, giornalista del quotidiano The Standard.

Il tema era il business dei carbon credit in Zimbabwe, con riferimento ad alcuni investitori italiani che sostenevano di essere stati truffati da un socio locale. Nello scambio, Ranucci avrebbe riferito di aver parlato con un funzionario dell’ambasciata italiana, chiedendo a Lavitola informazioni su una figura definita “corruttore millantatore”. Alla domanda se quei dati servissero per l’intervista, Ranucci avrebbe risposto che non intendeva inserirli nel pezzo, ma che erano utili per una loro inchiesta.

Il 5 luglio The Standard ha pubblicato l’intervista, successivamente rimossa. Un dettaglio che gli investigatori stanno valutando nel quadro complessivo della vicenda.

## Future Awaits Holdings e gli interessi in Zimbabwe

Il punto più sensibile riguarda gli interessi economici di Lavitola nello Zimbabwe, proprio nel settore oggetto dell’approfondimento giornalistico.

Al centro della storia c’è Future Awaits Holdings, società che puntava allo sviluppo di progetti di crediti di carbonio su circa 96mila ettari di territorio. Tra gli interlocutori locali viene indicato Benjamin Chimutengo.

Il tema, dunque, non è soltanto l’esistenza di una futura inchiesta di Report, ma la sovrapposizione tra il materiale condiviso, le richieste di informazioni e gli interessi economici presenti nello stesso settore.

La mail è agli atti.

Il significato dei contatti, l’eventuale rilevanza delle informazioni scambiate e ogni possibile connessione dovranno essere accertati dalla magistratura.

Al momento, non spetta al dibattito televisivo anticipare conclusioni che competono agli investigatori.

## Un futuro incerto per Report

Tra la rinuncia di Giulia Presutti, la permanenza di Daniele Piervincenzi, l’ipotesi Claudia Di Pasquale e le tensioni esplose a via Teulada, Report attraversa uno dei momenti più complessi della sua storia recente.

Il programma resta un simbolo dell’inchiesta televisiva italiana, ma oggi appare stretto tra dinamiche aziendali, scontri personali e vicende giudiziarie ancora da chiarire.

La data dell’8 novembre rappresenta un obiettivo operativo per la Rai.

Prima, però, servirà ricostruire un clima di lavoro credibile e definire con chiarezza il perimetro editoriale della nuova stagione. Perché dietro la battaglia sui nomi, in fondo, c’è una domanda più ampia: chi guiderà Report e con quale grado di libertà potrà farlo?

Di Admin

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