Martedì 15 Settembre 2026


Mentre gli italiani sono alle prese con rincari pesantissimi, a La Valletta i carburanti hanno listini (fissi) nettamente inferiori nonostante il Paese sia quello con l’incidenza delle imposte più alta dell’Unione europea


L’Europa del Mediterraneo nasconde un paradosso che mette in crisi molte delle narrazioni comuni sul caro-carburanti che attanaglia gli automobilisti italiani.

Vi basta prendere un volo da Perugia a La Valletta, arrivare nella capitale maltese e fare il pieno per rendervi conto che il prezzo della benzina e del gasolio lì costa molto meno rispetto a quello medio italiano.

E non solo di poco: oggi la differenza supera ben oltre un euro al litro per il gasolio e si avvicina a tale valore anche per la benzina.

Questa realtà è tutt’altro che nuova, ma negli ultimi tempi la forbice di prezzo si è allargata a dismisura.

Cosa succede, dunque, in quest’isola di poco più di mezzo milione di abitanti perché riesca a mantenere prezzi così bassi, nonostante sia il Paese Ue con l’incidenza fiscale più alta sui carburanti?

Perché gli italiani pagano mediamente circa due euro al litro mentre a Malta un litro di benzina costa 1,34 euro e il gasolio 1,21?

Nessun miracolo: il vero protagonista è il sistema

A una prima occhiata, potrebbe sembrare che a Malta le tasse siano basse o quasi inesistenti, ma i dati ufficiali della Commissione europea e del ministero delle Imprese e del Made in Italy dicono tutt’altro.

Malta applica imposte sulla benzina e gasolio rispettivamente del 56,3% e 54,3%, percentuali superiori all’Italia, che sta al 51,9% per la benzina e al 43,7% per il gasolio.

Questo spiega solo parzialmente il fenomeno.

Il vero enigma si infittisce considerando che Malta non ha né petrolio né raffinerie — di fatto, lo Stato importa tutti i prodotti petroliferi già raffinati dall’estero.

Nel 2024 ha importato 2,25 milioni di tonnellate di prodotti petroliferi classificati nella categoria doganale HS 2710 (benzina, diesel, kerosene, carburanti per aviazione e fuel oil).

Quasi il 39% di questi prodotti raffinati proviene direttamente dall’Italia, per un totale di 877.326 tonnellate e un valore che supera i 551 milioni di dollari.

Ebbene sì: Malta acquista una quota enorme dei carburanti raffinati proprio nel nostro Paese, li trasporta via mare, li stocca nelle proprie strutture e poi li vende agli automobilisti a prezzi che in Italia sembrerebbero impensabili. Il paradosso è evidente e lascia aperti tanti interrogativi sulle dinamiche reali dei prezzi nel mercato italiano.

Prezzi italiani: tante variabili, poche risposte

Se Malta importa carburante raffinato dall’Italia eppure vende a prezzi più bassi, come mai in Italia la situazione appare così opposta?

La risposta non è semplice e si svela in una combinazione di fattori che rendono il mercato italiano molto più complesso.

Innanzitutto, in Italia i prezzi dei carburanti sono soggetti a forti oscillazioni giornaliere, pilotati da molteplici attori economici, compresi i grandi gruppi petroliferi.

Ogni volta che il prezzo internazionale del petrolio si alza, i listini alla pompa tendono ad aumentare rapidamente, con un meccanismo che spesso penalizza il consumatore finale senza garantire un ribasso proporzionale quando i prezzi scendono.

Inoltre, non esiste una politica strutturata di stabilizzazione dei prezzi come quella adottata a Malta, che permette di mantenere costi costanti anche durante le fasi di volatilità del mercato internazionale.

Hedging e politiche pubbliche: il segreto maltese

Durante una riunione tenutasi ad aprile sotto il governo del premier Robert Abela, la ministra dell’Energia Miriam Dalli ha svelato i pilastri principali su cui si basa la stabilità del costo dei carburanti nell’arcipelago: sussidi statali e un sistema di hedging particolarmente efficace.

Ma cosa significa fare hedging nel settore energetico?

In soldoni, è la stipula anticipata di contratti che “fissano” il prezzo di parte delle materie prime acquistate, evitando di subire appieno le improvvise impennate dei mercati.

Se il prezzo internazionale sale di colpo,

Malta non paga tutto il sovrapprezzo perché gran parte delle forniture è coperta dal contratto; se invece scende, perde in parte i benefici immediati, ma guadagna in stabilità.

A compensare eventuali aumenti non coperti, interviene lo Stato tramite sostegni pubblici programmati, non emergenziali come quelli italiani.

Questa scelta governativa è pensata per evitare che aumenti nei costi energetici si traducano con effetto immediato in maggiori prezzi al consumo, sostenendo così imprese, famiglie e l’intera economia.

Un contesto diverso ma una lezione universale

Naturalmente, tali meccanismi maltesi non sono replicabili ad oltranza in nazioni di grandi dimensioni e complessità come l’Italia, con quasi sessanta milioni di abitanti e una rete distributiva molto più estesa e frammentata.

Tuttavia, il sistema maltese offre spunti interessanti su come affrontare la sfida del caro-carburanti con un approccio proattivo e strutturato.

L’Italia continua a inseguire soluzioni tampone che arrivano dopo l’esplosione del problema: tagli temporanei delle accise, buoni carburante per alcune categorie, sostegni ai trasportatori.

Ma senza una strategia di lungo termine fondata sulla stabilità, il rischio è che ogni crisi si ripresenti con gli stessi effetti devastanti sulle tasche dei cittadini.

Imparare da Malta per un futuro meno incerto

Il dato forse più sorprendente di questa indagine non è solo il prezzo attuale di benzina e gasolio a La Valletta, ma la certezza che quel prezzo, stabilizzato e protetto, possa essere mantenuto nel tempo senza clamorose variazioni che spesso disorientano il consumatore italiano.

Non siamo chiamati a copiare pedissequamente Malta.

Tuttavia, sarebbe auspicabile avviare un dibattito serio e approfondito per capire come migliorare gli strumenti di controllo e stabilizzazione dei prezzi nel mercato nazionale, per tutelare gli utenti da speculazioni e oscillazioni incontrollate.

Non meno importante sarebbe la trasparenza nel confronto tra i costi reali sostenuti da Malta nell’acquisto del carburante raffinato italiano e quelli applicati alle raffinerie e distributori nostrani, per capire dove si annidano davvero le differenze.

Il consumatore italiano in attesa di risposte concrete

Mentre a Malta la pompa di benzina è spesso gestita da un addetto che rifornisce il veicolo senza supplementi di prezzo e con gentilezza, gli automobilisti italiani si trovano davanti a listini sempre più alti e disparati da una stazione di servizio all’altra, con distinzioni netta tra self service e servito e senza una regolamentazione ferrea che limiti la discrezionalità dei prezzi.

Il modello maltese, basato su pianificazione, copertura anticipata e intervento pubblico programmato, offre spunti da considerare seriamente nel nostro paese dove la dipendenza dai combustibili fossili è ancora elevata e i rincari energetici mettono in crisi famiglie e imprese.

Conclusioni

La crisi energetica non può essere affrontata solo con provvedimenti emergenziali e soluzioni temporanee dettate dalle urgenze. Serve una visione a lungo termine, fondata su trasparenza, programmazione e strumenti di difesa contro le fluttuazioni internazionali.

Malta dimostra che è possibile mantenere prezzi più bassi e stabili anche in un contesto privo di risorse naturali, grazie a politiche pubbliche coerenti e ad un sistema articolato di gestione del rischio.

Ora tocca all’Italia riflettere se e come intraprendere strade simili per garantire ai propri cittadini un mercato dei carburanti più equo, trasparente e sostenibile.


Di Admin

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