
«Mi sembra che abbia le idee un po’ confuse da grillina».
Il commento, comparso sui social per mano di un giovane esponente del Pd, sembra quasi una recensione politica: breve, tagliente e con quel retrogusto di smarrimento che accompagna certe discussioni interne al centrosinistra.
Protagonista della frase è Virginia Libero, 28 anni, di Selvazzano Dentro, provincia di Padova, laureata in Giurisprudenza e, dal novembre 2025, segretaria nazionale dei Giovani Democratici, eletta all’unanimità al congresso di Napoli con la benedizione di Elly Schlein.
Prima della politica, Libero ha fatto la cameriera, la barista e la parcheggiatrice durante eventi.
Esperienze che ha raccontato come parte importante della propria formazione.
Oggi, però, pare avere trovato una nuova vocazione: sabotatrice.
Non di automobili o parcheggi, ma del Pd.
Una sabotatrice con messaggi pacifisti, talmente pacifisti da far sorridere Giuseppe Conte, gongolare Marco Travaglio e impallidire la segretaria Schlein.
“Organizzeremo i disertori”: la frase che fa saltare il banco
Il caso nasce da una frase pronunciata alla Festa dell’Unità:
«Non saremo noi i soldati delle vostre guerre.
Se queste destre ci porteranno a un vero conflitto, alle armi andateci voi.
Perché noi organizzeremo i disertoriᄏ.
Un proclama che, detto dal palco di una festa del Pd, ha prodotto l’effetto di un petardo acceso dentro una riunione di condominio. Il messaggio era rivolto alle giovani generazioni, alla pace, al ripudio della guerra e alla necessità di garantire salari dignitosi, cure e speranza.
Temi certamente condivisibili, almeno finché non si arriva alla parte in cui bisogna spiegare chi dovrebbe difendere cosa, da chi e con quali strumenti.
Libero ha poi aggiunto:
«Per noi parlare di patria significa ripudiare la guerraᄏ.
Un’idea di patria decisamente originale: una patria senza guerre, senza armi, senza soldati e, possibilmente, senza l’inconveniente che qualcuno possa aggredirla.
È un po’ come sostenere che parlare di sicurezza significhi ripudiare le porte blindate: concettualmente elegante, ma complicato da applicare quando qualcuno prova a entrare in casa.
La giovane leader dei Gd ha poi assicurato di avere fiducia in Elly Schlein, che – a suo dire – condividerebbe quelle idee. «Non saremo spettatori e arriveremo senza chiedere il permesso.
Al tuo fianco, Elly», ha dichiarato.
Peccato che, poco dopo, la segretaria del Pd abbia sentito il bisogno di correggere la traiettoria: «L’Ucraina non si mollaᄏ.
Una frase abbastanza chiara, soprattutto perché pronunciata nel momento in cui qualcuno, nel suo stesso partito, sembrava voler mollare praticamente tutto: la deterrenza, il sostegno a Kiev, l’articolo 52 della Costituzione e forse anche il manuale d’istruzioni della politica estera.
La nuova corrente: pacifisti, ma con vista sul Cremlino
Il problema è che nel centrosinistra il pacifismo è diventato un genere politico dalle molte varianti.
C’è il pacifismo costituzionale, quello secondo cui la guerra va ripudiata ma l’aggressore va fermato.
C’è il pacifismo diplomatico, che invita a negoziare come se Vladimir Putin fosse semplicemente un vicino di casa con cui discutere dei rumori molesti.
E poi c’è il pacifismo contiano, quello che parte da “fermiamo le armi” e finisce, quasi senza accorgersene, con un certo imbarazzo nel riconoscere chi abbia iniziato a sparare.
Libero sembra essersi affacciata proprio in questa zona
. Una zona dove ogni discorso sulla pace viene accolto con entusiasmo, purché non contenga dettagli scomodi come l’invasione dell’Ucraina, i bombardamenti sulle città, i territori occupati o il fatto che una guerra possa essere iniziata da qualcuno preciso, con tanto di nome, cognome e indirizzo al Cremlino.
Da qui il cortocircuito: la delfina della Schlein parla come una candidata alla guida dell’ala sinistra anti-Schlein.
La segretaria la sostiene, ma contemporaneamente deve correggerla.
Il Pd applaude, il Pd protesta, il Pd prende le distanze e il Pd, con grande spirito collegiale, riesce a fare tutte queste cose nello stesso pomeriggio.
La domanda è inevitabile: perché Libero si è lanciata in zona contiana?
Forse perché nel campo largo c’è una gara a chi arriva più a sinistra, più pacifista e più indignato.
Il traguardo, per ora, è ancora lontano, ma il percorso è affollato: Pd, Movimento 5 Stelle, sinistra radicale, pacifisti professionali e commentatori da tastiera si contendono lo stesso spazio politico, quello in cui la pace è un obiettivo assoluto e la realtà internazionale un fastidio da rimuovere con una formula efficace.
L’applauso di Travaglio e la benedizione dei paci-finti

A raccogliere con entusiasmo il proclama è stato il mondo contiano, con Marco Travaglio in prima fila.
Del resto, la frase sui disertori sembrava scritta apposta per essere rilanciata in quell’ambiente: slogan netto, guerra vista come colpa collettiva, responsabilità diluite e un sottotesto in cui chi sostiene l’Ucraina è sempre a un passo dall’essere accusato di voler incendiare il pianeta.
Anche Laura Boldrini ha difeso la Libero:
«Il discorso è stato chiaro, radicale e inequivocabile.
Ha dato voce a generazioni di giovani che ripudiano la guerra e sono disposti a battersi per la pace.
“Chiaro, radicale e inequivocabile” è una definizione molto generosa, soprattutto considerando che il giorno dopo la stessa Libero ha dovuto spiegare che la diserzione non riguardava l’Ucraina.
Ma se non riguardava l’Ucraina, riguardava forse la guerra in astratto?
Le guerre future?
Le guerre eventuali?
Le guerre delle destre?
Le guerre degli altri?
Oppure era una metafora, come spesso accade quando uno slogan diventa troppo ingombrante e bisogna trasportarlo fuori dalla stanza senza farsi notare?
Boldrini ha parlato di un mondo che corre verso il riarmo e in cui il diritto internazionale viene calpestato.
Tutto vero.
Il piccolo dettaglio è che il diritto internazionale viene calpestato anche da chi aggredisce un Paese sovrano.
E quando si parla di pace, sarebbe utile ricordare che esiste una differenza, non proprio secondaria, tra chi invade e chi si difende.
Gori: “Non è quello che fecero i giovani della Resistenza”
A riportare il dibattito sulla terra è stato Giorgio Gori, che ha contestato apertamente il richiamo alla diserzione:
«Non è quello che fecero i giovani che scelsero di partecipare alla Resistenza, o i giovani americani che vennero qui a combattere – e molti a morire – per liberarci dai nazifascisti.
Gori ha ricordato anche l’articolo 52 della Costituzione:
«La difesa della Patria è sacro dovere del cittadinoᄏ.
Una citazione poco adatta alle celebrazioni da social, dove la pace si ottiene generalmente con un post, due hashtag e una fotografia in controluce. Ma pur sempre una citazione costituzionale.
Ancora più dura Sandra Zampa, secondo cui «organizzare i disertori» è un concetto ripugnante.
Zampa ha precisato di rispettare gli obiettori e chi sceglie la non violenza, ma ha rivendicato la gratitudine verso chi combatté per liberare l’Italia dal nazifascismo.
Ed è qui che il discorso si fa complicato per i pacifisti da palco: la storia dimostra che talvolta la libertà non si difende soltanto con buoni sentimenti.
I partigiani non vinsero il fascismo organizzando un seminario sulla mediazione dei conflitti.
Gli Alleati non liberarono l’Europa con una raccolta firme.
E il 25 aprile, almeno finora, non viene celebrato ricordando quanto fosse importante restare a casa.
Il punto non è glorificare la guerra.
È capire che ripudiare la guerra non significa ripudiare la responsabilità di difendere chi viene aggredito.
Altrimenti la pace diventa semplicemente il nome elegante della resa.
Il dietro-front: “Non parlavo di Kiev”
Dopo le polemiche, è arrivato il chiarimento:
«Diserzione? Non parlavo di Kiev……….
Una precisazione curiosa,…..

