
Esistono manifestazioni che non si limitano a consegnare premi, a scandire categorie, a raccogliere applausi.
Esistono serate capaci di assumere un significato più profondo, quasi necessario: luoghi in cui il cinema cessa di essere soltanto spettacolo e torna alla sua vocazione più alta, quella di interrogare il presente, custodire la memoria, dare voce alle fragilità e immaginare possibilità di incontro.
La recente edizione del Premio DIFFERENT, ospitata nella Capitale con il prestigioso patrocinio della Regione Lazio, ha incarnato con forza questa idea.
Il motto scelto, “A World for Peace”, non è rimasto una formula di circostanza o un titolo da locandina: è diventato il respiro stesso dell’evento, il filo ideale capace di collegare opere, artisti, ospiti e pubblico in una comune riflessione sul valore dell’arte come strumento di dialogo.
In un’epoca attraversata da conflitti, fratture sociali e linguaggi sempre più aggressivi, il Premio DIFFERENT ha scelto un’altra strada: quella dell’ascolto.
Ha posto al centro le differenze non come ostacolo, ma come ricchezza; la memoria non come nostalgia, ma come responsabilità; il cinema non come semplice intrattenimento, ma come gesto di consapevolezza civile.
E proprio qui risiede il valore più autentico della manifestazione: nell’aver costruito, per una sera, una comunità culturale raccolta attorno all’idea che raccontare il mondo significhi anche provare a renderlo migliore.
Una giuria di sensibilità e competenze

Il lavoro della giuria, chiamata a confrontarsi con oltre 120 cortometraggi in concorso, ha rappresentato uno dei pilastri dell’intera manifestazione.
Una selezione tanto ampia richiede tempo, attenzione, rigore e soprattutto una pluralità di sguardi: perché un cortometraggio può colpire per la scrittura, per il linguaggio visivo, per la potenza di una performance, per la musica, per il coraggio del tema affrontato o per la delicatezza con cui riesce a sfiorare l’animo dello spettatore.
A guidare questo complesso percorso di valutazione è stato il presidente di giuria Giovanni De Ficchy, figura autorevole e punto di equilibrio dell’intera commissione.
La sua presidenza ha saputo coniugare metodo e passione, garantendo a ogni opera un’attenzione rispettosa, libera da semplificazioni e aperta alla varietà delle forme espressive.
In un concorso dedicato alle differenze, questo approccio assumeva un valore ancora più significativo: non cercare un unico modello di cinema, ma individuare la coerenza e l’urgenza presenti in ciascuna proposta.
De Ficchi ha rappresentato il perno di un confronto che, inevitabilmente, ha messo in dialogo sensibilità diverse.
Ed è proprio questo il senso più fecondo di una giuria: non una somma di giudizi individuali, ma un luogo di discussione critica dove il cinema viene osservato da prospettive complementari.
Tra i giurati, Pascal Persiano ha portato la sua esperienza di artista versatile, maturata tra teatro, televisione e regia.
Il suo sguardo, inevitabilmente legato alla pratica dell’interpretazione e alla costruzione della presenza scenica, ha offerto un contributo prezioso nella lettura delle opere più attente ai personaggi, alla parola e ai tempi emotivi della recitazione.
Persiano appartiene a quella schiera di interpreti che non hanno mai separato il mestiere dall’osservazione della realtà: una qualità fondamentale davanti a racconti brevi, dove ogni gesto e ogni silenzio devono possedere un peso specifico.
Accanto a lui, Holly Irgen, direttrice artistica, attrice e regista, ha incarnato uno sguardo particolarmente sensibile alle narrazioni dell’inclusione e della fragilità umana.
La sua cifra autoriale, improntata a una rara gentilezza narrativa, si è rivelata perfettamente in sintonia con lo spirito del Premio DIFFERENT.
In un panorama audiovisivo spesso sedotto dall’eccesso e dall’urlo, Irgen rappresenta una sensibilità capace di riconoscere la forza della misura, dell’empatia, della complessità non esibita.

Il contributo di Tony Riggi ha aggiunto alla commissione una prospettiva profondamente musicale ed emotiva.
Artista poliedrico, legato alla composizione e alla performance, Riggi ha portato con sé l’attenzione per ciò che spesso non viene detto ma viene percepito: il ritmo interno di un racconto, il valore evocativo di una colonna sonora, la musicalità di uno sguardo, la vibrazione intima di una scena.
Il suo percorso artistico, alimentato da valori familiari, appartenenza e autenticità, ha reso il suo apporto particolarmente attento alla verità emotiva dei film.
Andrea Bacarelli, con la sua esperienza professionale e la sua lucidità analitica, ha contribuito a mantenere saldo il rapporto fra ambizione artistica e solidità progettuale.
Il cortometraggio, per sua natura, è un territorio di grande libertà ma anche di estrema difficoltà: in pochi minuti deve costruire un mondo, definire un tono, trovare un ritmo e lasciare una traccia.
Uno sguardo competente sugli aspetti strutturali e produttivi delle opere ha dunque rappresentato un elemento essenziale per una valutazione completa.
A completare il gruppo, Pina Stabile, presenza empatica e appassionata, ha arricchito il dibattito con una sensibilità umana capace di cogliere ciò che il cinema sa restituire al di là della sua forma.
Perché ogni opera, anche la più tecnicamente elaborata, deve alla fine confrontarsi con una domanda semplice e decisiva: riesce a toccare qualcuno? Riesce a generare una riflessione, una ferita, un sorriso, una domanda?
La giuria del Premio DIFFERENT ha risposto a questa domanda con serietà e partecipazione, dimostrando che la critica cinematografica, quando è esercitata con competenza e apertura, può diventare essa stessa un atto d’amore verso il cinema.
Cecilia Levita e Jano Di Gennaro: una conduzione in equilibrio tra grazia e vitalità

Una serata così ricca di significati aveva bisogno di una conduzione capace di tenere insieme leggerezza e intensità, spettacolo e memoria, sorriso e commozione.
Il compito è stato affidato a Cecilia Levita e Jano Di Gennaro, una coppia artistica che ha saputo accompagnare il pubblico con naturalezza, eleganza e ritmo.
Cecilia Levita ha offerto una presenza scenica raffinata, luminosa e mai invadente.
La sua conduzione si è distinta per misura e sensibilità: qualità che, in occasioni di questo tipo, fanno davvero la differenza.
Un presentatore efficace non deve occupare il centro della scena, ma costruire le condizioni affinché gli altri possano brillare. Levita ha saputo farlo con una grazia professionale che ha valorizzato ospiti, premiati e momenti di spettacolo, senza mai tradire la solennità affettuosa della serata.
Al suo fianco, Jano Di Gennaro ha portato energia, ironia e una comunicazione immediata, frutto di un percorso vissuto tra musica e recitazione. La sua capacità di passare dall’intrattenimento ai momenti più emotivi ha dato alla conduzione un andamento dinamico e mai monotono.
Non si è trattato di una semplice alternanza di battute e annunci, ma di una vera costruzione di clima: una serata che respirava, si emozionava e sapeva anche sorridere.
A completare la cornice organizzativa, il contributo delle ragazze di MTM Events e delle giovanissime Crystal e Alice, la cui presenza ha restituito spontaneità e freschezza a un evento di grande intensità.
Anche questi dettagli raccontano la qualità di una manifestazione: la capacità di tenere insieme esperienza e nuove energie, professionalità consolidata ed entusiasmo genuino.
Antonella Ponziani: il premio a un’attrice che ha fatto della verità una forma d’arte
Tra i momenti più intensi dell’intera serata, la consegna del Premio alla Carriera ad Antonella Ponziani ha assunto il valore di un omaggio non soltanto a una grande interprete, ma a un’idea di cinema che sembra sempre più preziosa.
Attrice, regista, presenza inconfondibile del panorama italiano, Antonella Ponziani ha attraversato decenni di storia audiovisiva senza mai cedere alla tentazione dell’automatismo, della maniera, dell’esibizione fine a se stessa.
La sua è una recitazione che nasce dall’ascolto, dalla capacità di restituire il tremore dell’essere umano prima ancora della sua immagine pubblica. Un modo di stare davanti alla macchina da presa che non si impone, ma si rivela.
Il suo rapporto con il grande cinema italiano è testimoniato anche dall’incontro con Federico Fellini, che la volle in Intervista, e dal riconoscimento ottenuto per Un’altra vita di Carlo Mazzacurati, interpretazione che le valse il David di Donatello.
Ma sarebbe riduttivo racchiudere il valore del suo percorso nella sola lista dei titoli e dei premi.
Ponziani è, prima di tutto, un’attrice capace di rendere credibile la contraddizione: fragilità e forza, desiderio e disincanto, ironia e dolore.
Nel cinema italiano, spesso incline a cercare volti rassicuranti o personaggi immediatamente classificabili, Antonella Ponziani ha saputo abitare territori più complessi.
Il suo volto non è mai stato una superficie, ma un paesaggio.
I suoi personaggi non si limitano a esistere nella trama: respirano, esitano, cambiano direzione, custodiscono una zona d’ombra.
È questa la qualità che rende un interprete memorabile: non la perfezione, ma la capacità di restituire l’imperfezione della vita.
L’ovazione ricevuta in sala ha dunque avuto un significato che andava oltre il tributo formale.
È stata un’espressione di gratitudine verso un’artista che ha saputo trasformare il mestiere dell’attore in una forma di conoscenza.
Il Premio alla Carriera le ha riconosciuto non soltanto quanto ha fatto, ma anche ciò che continua a rappresentare: un esempio di rigore, libertà e autenticità.
Daniele Venturi: una presenza che continua a costruire legami
Il cuore più profondo del Premio DIFFERENT è stato il tributo a Daniele Venturi, storico presidente dei Papaboys, uomo di impegno, solidarietà e dialogo.
Il suo ricordo non è apparso come una parentesi commemorativa, ma come una presenza viva, capace di dare ulteriore senso al motto “A World for Peace”.
Venturi apparteneva a quelle figure rare che trasformano l’idea di pace in un gesto quotidiano.
Non una parola astratta, non un ideale da evocare soltanto nelle grandi occasioni, ma una pratica fatta di incontri, progetti, attenzione agli altri, capacità di creare ponti.
La sua prematura scomparsa ha lasciato un vuoto, ma anche una responsabilità: quella di proseguire un cammino tracciato attraverso la generosità e l’impegno civile.
Il Premio DIFFERENT ha raccolto questa eredità, facendone un terreno concreto di collaborazione.
Nel nome di Venturi si sono consolidate sinergie fra Mestieri Cinema Umbri, MTM Events e 3B Production, realtà diverse ma unite dall’obiettivo di promuovere un cinema consapevole, inclusivo e formativo.

Un cinema che non si esaurisca nel consumo rapido delle immagini, ma che sappia diventare educazione allo sguardo e alla convivenza.
In questo senso, il ricordo di Daniele Venturi ha rappresentato la dimensione più autenticamente politica dell’evento, nel senso più nobile del termine: la convinzione che l’arte possa generare comunità e che la comunità possa trovare nell’arte un linguaggio di pace.
Gli ospiti: il cinema come famiglia culturale
La partecipazione di numerosi artisti, professionisti e operatori del settore ha confermato la capacità del Premio DIFFERENT di essere un punto d’incontro reale per il mondo dello spettacolo.
Tra gli ospiti, il produttore e manager Alfredo Toppetti, la cui esperienza nel campo delle iniziative artistiche e nella valorizzazione dei talenti emergenti rappresenta un contributo importante alla crescita del settore.
La presenza di figure produttive è fondamentale in manifestazioni dedicate al cortometraggio: perché riconoscere il valore di un’opera significa anche offrire, simbolicamente e concretamente, uno spazio a chi sta cercando di costruire il proprio futuro professionale.
Particolarmente calorosa l’accoglienza riservata a Enio Drovandi, attore amatissimo dal pubblico italiano e simbolo di un cinema popolare nel senso più alto della parola.
Drovandi possiede quella capacità, sempre più rara, di entrare nell’immaginario collettivo senza perdere l’umanità del proprio sguardo. I suoi personaggi parlano alle persone comuni perché ne conoscono ritmi, contraddizioni, desideri e fragilità.
Accolta con affetto anche Lucrezia Lucchetti, interprete apprezzata per sensibilità e presenza scenica, capace di affrontare ruoli diversi mantenendo una cifra elegante e personale.
La sua partecipazione ha aggiunto alla serata un ulteriore segno di vicinanza da parte del mondo attoriale verso un premio che pone la qualità e l’umanità al centro del proprio progetto.
E ancora, Felicia Faller, presenza raffinata e culturalmente trasversale, e Angelo De Cave, da anni impegnato nella promozione di eventi artistici e dello spettacolo.
Insieme, questi ospiti hanno dato forma a un mosaico di esperienze, generazioni e percorsi diversi: proprio quella pluralità che il Premio DIFFERENT ha scelto di celebrare.
“Acqua Secca”: il dolore dell’assenza trasformato in cinema
Fra gli oltre centoventi cortometraggi presentati, alcune opere hanno saputo emergere con particolare intensità, conquistando i principali riconoscimenti della manifestazione.
A colpire in modo netto è stato “Acqua Secca”, lavoro che affronta il tema della mancanza trasformandolo in esperienza visiva ed emotiva.
Il titolo stesso contiene una tensione quasi paradossale: l’acqua, elemento della vita, della fertilità e del movimento, accostata all’idea di secchezza, di privazione, di aridità.
E il cortometraggio riesce a sviluppare questa contraddizione non soltanto sul piano ambientale, ma anche su quello interiore e sociale.
L’assenza diventa paesaggio, stato d’animo, destino collettivo.
Ciò che colpisce è la capacità dell’opera di lavorare per evocazione.
Acqua Secca non si limita a illustrare un tema: lo fa sentire sulla pelle.
Le immagini, costruite con evidente maturità linguistica, riescono a suggerire una condizione di impoverimento che riguarda la terra ma anche le relazioni umane, la capacità di prendersi cura, il rischio di diventare sterili nell’anima prima ancora che nel territorio.
La forza del cortometraggio risiede proprio nella sua capacità di evitare la didascalia. Invece di spiegare, lascia che siano le inquadrature, i vuoti, i silenzi e la densità dei corpi a comporre il senso.
È un cinema che chiede allo spettatore di partecipare, di completare l’opera con la propria sensibilità.
E in un’epoca abituata a immagini consumate rapidamente, questa richiesta di attenzione rappresenta un atto di fiducia e di coraggio.
“Acqua Secca” dimostra come il cortometraggio possa essere un territorio di grande cinema: uno spazio breve soltanto nella durata, ma amplissimo nella capacità di aprire riflessioni.
La sua vittoria appare dunque coerente con lo spirito del Premio DIFFERENT, perché mette al centro un tema universale attraverso un linguaggio personale, poetico e profondamente contemporaneo.
Un premio che guarda al futuro
Il Premio DIFFERENT non è stato soltanto un appuntamento dedicato al cinema breve.
È stato un laboratorio di visioni, un luogo in cui l’arte ha incontrato l’impegno, la memoria ha dialogato con il presente e la celebrazione del talento si è trasformata in una riflessione sul ruolo stesso delle immagini.
La scelta di dedicare l’edizione al motto “A World for Peace” ha rappresentato una dichiarazione di responsabilità.
In un panorama culturale spesso dominato dalla velocità, dalla competizione e dalla ricerca dell’effetto immediato, questa manifestazione ha ricordato che il cinema può ancora fermarci, costringerci a guardare meglio, farci incontrare ciò che è diverso da noi.
E forse è proprio questo il significato più profondo del nome DIFFERENT: non soltanto riconoscere la differenza, ma farne un’occasione di conoscenza.
Non temere l’altro, ma ascoltarne la storia.
Non ridurre la complessità, ma attraversarla.
La serata romana ha lasciato negli spettatori l’impressione di un evento capace di unire qualità artistica, partecipazione emotiva e visione civile.
Dalla rigorosa attività della giuria al tributo ad Antonella Ponziani, dal ricordo di Daniele Venturi alla vitalità degli ospiti, fino alla forza delle opere premiate, tutto ha contribuito a comporre un racconto coerente: il cinema non cambia il mondo da solo, ma può cambiare il senso di viverle
