Di Pierpaola Meledandri*

Un tempo il “pantheon” delle divinità era prettamente al femminile.: na prima riflessione la richiama lo stesso nome della Dea, la cui radice si trova nel termine latino dius (“della luce”, da dies, “) la luce del giorno.
La simbologia di Diana è legata al mondo delle selve: una fronda in una mano e una coppa piena di frutta nell’altra, oppure in piedi accanto ad un’ara con dietro un cervo.
Nei Musei Vaticani di Roma la dea non viene raffigurata in forma umana, ma assimilata alla dea greca Artemide: con un albero di lauro (pianta sacra ad Apollo), al quale sono appese le armi da caccia (l’arco, la faretra e la lancia), nonché un palo conico al quale sono applicate le corna di un
cervo, un’ara ricolmo di offerte, tra le quali si scorge una pigna, una fiaccola accesa, il richiamo originario alla Luce : dea della luce, come sopra detto) appoggiata all’altare e un cervo..
In un rilievo a Roma, sito a Porta Maggiore, si vede l’immagine di una colonna che regge un vaso e un albero dalle lunghe fronde, un recinto semicircolare una forma arcaica di sacello all’aperto .
Il principale luogo di culto di Diana si trovava presso il piccolo lago laziale di Nemi, il bosco che lo circondava era detto “nemus aricinum” per la vicinanza con la città di Ariccia.
Un tempo il “pantheon” delle divinità era prettamente al femminile.: na prima riflessione la
richiama lo stesso nome della Dea, la cui radice si trova nel termine latino dius (“della luce”,
da dies, “) la luce del giorno.
La simbologia di Diana è legata al mondo delle selve: una fronda in una mano e una coppa piena
di frutta nell’altra, oppure in piedi accanto ad un’ara con dietro un cervo.
Nei Musei Vaticani di Roma la dea non viene raffigurata in forma umana, ma assimilata alla dea
greca Artemide: con un albero di lauro (pianta sacra ad Apollo), al quale sono appese le armi da
caccia (l’arco, la faretra e la lancia), nonché un palo conico al quale sono applicate le corna di un
cervo, un’ara ricolmo di offerte, tra le quali si scorge una pigna, una fiaccola accesa, il richiamo
originario alla Luce : dea della luce, come sopra detto) appoggiata all’altare e un cervo..
In un rilievo a Roma, sito a Porta Maggiore, si vede l’immagine di una colonna che regge un vaso
e un albero dalle lunghe fronde, un recinto semicircolare una forma arcaica di sacello all’aperto .
Il principale luogo di culto di Diana si trovava presso il piccolo lago laziale di Nemi, il bosco che
lo circondava era detto “nemus aricinum” per la vicinanza con la città di Ariccia. Postea, Servio
Tullio, fondò il nuovo tempio di Diana sull’ Aventino e lì spostò il centro del culto con il consenso
dell’aristocrazia latina. Altri santuari erano situati nei territori del Lazio antico e della Campania: il
colle di Corne, presso il Monte Tuscolo, dove esisteva un collegio di cultori della dea come attesta
un’iscrizione ritrovata presso Tuscolo e dedicata ai Mani . A Lanuvio, si ritrova la nostra dea,
festeggiata alle idi (13) di agosto dal Collegio Salutare di Diana e a Tivoli dove è chiamata Diana
Opifera Nemorense; un bosco sacro citato da Tito Livio ad compitum Anagninum, cioè all’incrocio
fra la via Labicana e la via Latina , presso Anagni , e del quale nel settembre 2007 si è parlato del
possibile ritrovamento di resti archeologici . Nuova scoperta è un santuario dedicato a Diana
Umbronensis presso il Parco naturale della Maremma . Nell’ Eneide la Dea Diana
protegge Camilla , la giovane vergine guerriera, regina dei Volsci, descritta quasi “alter ego” della
dea. La morte di Camilla in battaglia scatena la vendetta della dea contro Arrunte, suo uccisore.
Diana viene spesso identificata come la greca Artemide , anche se la somiglianza tra le due non è
così marcata, tanto che si possono definire come due entità distinte:, Diana manifesta il carattere di
protettrice della partorienti in modo molto più accentuato, mentre in Artemide prevale il carattere di
protettrice dei boschi e degli animali. Sin dal XV secolo a.C. a Creta veniva venerata una dea
protettrice dei boschi e delle montagne; ugualmente, a Efeso , fu a lungo praticato il culto di una
similare divinità i cui connotati conducono però alla dea frigia Cibele e, contestualmente, alla dea
che in tutto il bacino dell’ Egeo rappresentava la Madre Terra, vale a dire Gea. Facile comprendere,
quindi, come – in base alle diverse epoche e civiltà – siano possibili diverse interpretazioni di una
medesima divinità. In questo contesto è possibile vedere anche una associazione della figura di
Diana con quella della divinità lunare Selene : in molti riti romani, inoltre, viene venerata come
divinità trina, punto di congiunzione della Terra e della Luna per personificare il Cielo .
Ancora nel Seicento appare associata al simbolismo lunare, come in questo quadro di Guercino . La
dea Diana, identificata nella sua manifestazione lunare, è stata utilizzata da Charles Leland nel
suo Vangelo delle streghe come divinità centrale di un presunto culto di stregoneria che sarebbe
esistito dal Medioevo all’ Età contemporanea . Diana è adorata come dea dei poveri, degli oppressi e
dei perseguitati dalla Chiesa cattolica , e per diffondere il culto della stregoneria manda sua
figlia Aradia a liberare dagli oppressori gli schiavi e a divulgare la propria religione. In questo unico
mito Diana non è vergine, ma è sposa e figlia di Giove e in seguito sposa e sorella di Dianus
Lucifero , con cui generò Aradia.
Diana Lunare. Gli antichi romani veneravano numerosi divinità, con spesso una funzione ed
una festa specifica. Nel calendario romano il 30 novembre era quindi un giorno dedicato a Diana la
dea della caccia. In tale giorno e, ancora, durante il 13 agosto i romani si avviavano al Colle
Aventino per compiere sacrifici in onore della Dea. Ogni persona di qualsiasi ceto sociale poteva
quindi partecipare alla festa, persino gli schiavi. Diana poi era la protettrice degli animali, delle
donne incinte ed era custode di fiumi e torrenti. Non era però una divinità di sicura derivazione
romana, perché le sue origini sembrerebbero persino cretesi. Si chiamava un tempo Callimaco : una
ninfa che un giorno si gettò nel mare da un monte, perché inseguita da Minosse, miracolosamente
salvata da di pescatori erranti per l’Egeo, tramite una rete. La figura di Diana corrisponde anche a
quella di Proserpina, la donna che fu rapita da Plutone, dio degli inferi, che se ne era innamorato
perdutamente. Veniva considerata come la dea della luna nera, nota come luna più propizia a
compiere dei malefici o riti “noir”, cara ad esoteristi e provetti maghi, quando discese negli inferi
insieme a Plutone, divenne la dea dei morti e della morte. Diana comunque veniva adorata per le
sue funzioni di “Madre”, di dea lunare e di signora inferi, per questo motivo le sue celebrazioni del
tutto particolari Le sacerdotesse durante la notte della festa portavano un ombrello, affinché non
venisse colpito dai raggi della luna . Durante il giorno veniva invece organizzata una grande battuta
di caccia ove venivano uccisi animali selvatici, in ossequio a Diana cacciatriceAi tempi ancora più
antichi, le giovani erano solite creare delle altalene nei boschi, nelle quali dondolavano ricreando
i movimenti lunari. Tutti questi riti erano svolti principalmente di giorno e tutti vi potevano
partecipare. Durante la notte venivano organizzate invece delle cerimonie tenebrose che
terminavano con riti magici , in luoghi misteriosi, appartati e spesso cimiteriali.

Nel mondo cristiano la Chiesa malversava tutti questi rituali, ritenuti occultisti, espressione del
Maligno: la Santa Inquisizione, processò e condannò a morte i suoi seguaci ancora viventi e
praticanti, sino all’estinzione del suo culto.
Spero che le mie brevi riflessioni su una figura mitologica del pasato, sostengano tante donne nelle
battagli che il quotidiano appare ormai risevarci.
- Postea, Servio Tullio, fondò il nuovo tempio di Diana sull’ Aventino e lì spostò il centro del culto con il consenso dell’aristocrazia latina.
Altri santuari erano situati nei territori del Lazio antico e della Campania: il
colle di Corne, presso il Monte Tuscolo, dove esisteva un collegio di cultori della dea come attesta un’iscrizione ritrovata presso Tuscolo e dedicata ai Mani .
A Lanuvio, si ritrova la nostra dea, festeggiata alle idi (13) di agosto dal Collegio Salutare di Diana e a Tivoli dove è chiamata Diana
Opifera Nemorense; un bosco sacro citato da Tito Livio ad compitum Anagninum, cioè all’incrocio fra la via Labicana e la via Latina , presso Anagni , e del quale nel settembre 2007 si è parlato del possibile ritrovamento di resti archeologici .

Nuova scoperta è un santuario dedicato a Diana Umbronensis presso il Parco naturale della Maremma .
Nell’ Eneide la Dea Diana protegge Camilla , la giovane vergine guerriera, regina dei Volsci, descritta quasi “alter ego” della dea.
La morte di Camilla in battaglia scatena la vendetta della dea contro Arrunte, suo uccisore.
Diana viene spesso identificata come la greca Artemide , anche se la somiglianza tra le due non è così marcata, tanto che si possono definire come due entità distinte:, Diana manifesta il carattere diprotettrice della partorienti in modo molto più accentuato, mentre in Artemide prevale il carattere di
protettrice dei boschi e degli animali.
Sin dal XV secolo a.C. a Creta veniva venerata una dea protettrice dei boschi e delle montagne; ugualmente, a Efeso , fu a lungo praticato il culto di una
similare divinità i cui connotati conducono però alla dea frigia Cibele e, contestualmente, alla dea che in tutto il bacino dell’ Egeo rappresentava la Madre Terra, vale a dire Gea.
Facile comprendere, quindi, come – in base alle diverse epoche e civiltà – siano possibili diverse interpretazioni di una medesima divinità.
In questo contesto è possibile vedere anche una associazione della figura di
Diana con quella della divinità lunare Selene : in molti riti romani, inoltre, viene venerata come
divinità trina, punto di congiunzione della Terra e della Luna per personificare il Cielo .
Ancora nel Seicento appare associata al simbolismo lunare, come in questo quadro di Guercino .
La dea Diana, identificata nella sua manifestazione lunare, è stata utilizzata da Charles Leland nel suo Vangelo delle streghe come divinità centrale di un presunto culto di stregoneria che sarebbe
esistito dal Medioevo all’ Età contemporanea .
Diana è adorata come dea dei poveri, degli oppressi e dei perseguitati dalla Chiesa cattolica , e per diffondere il culto della stregoneria manda sua
figlia Aradia a liberare dagli oppressori gli schiavi e a divulgare la propria religione.
In questo unico mito Diana non è vergine, ma è sposa e figlia di Giove e in seguito sposa e sorella di Dianus Lucifero , con cui generò Aradia.
Diana Lunare.
Gli antichi romani veneravano numerosi divinità, con spesso una funzione ed
una festa specifica.
Nel calendario romano il 30 novembre era quindi un giorno dedicato a Diana la
dea della caccia.
In tale giorno e, ancora, durante il 13 agosto i romani si avviavano al Colle
Aventino per compiere sacrifici in onore della Dea.
Ogni persona di qualsiasi ceto sociale poteva quindi partecipare alla festa, persino gli schiavi.
Diana poi era la protettrice degli animali, delle donne incinte ed era custode di fiumi e torrenti.
Non era però una divinità di sicura derivazione romana, perché le sue origini sembrerebbero persino cretesi.
Si chiamava un tempo Callimaco : una ninfa che un giorno si gettò nel mare da un monte, perché inseguita da Minosse, miracolosamente
salvata da di pescatori erranti per l’Egeo, tramite una rete.
La figura di Diana corrisponde anche a quella di Proserpina, la donna che fu rapita da Plutone, dio degli inferi, che se ne era innamorato perdutamente. Veniva considerata come la dea della luna nera, nota come luna più propizia a
compiere dei malefici o riti “noir”, cara ad esoteristi e provetti maghi, quando discese negli inferi insieme a Plutone, divenne la dea dei morti e della morte.
Diana comunque veniva adorata per le sue funzioni di “Madre”, di dea lunare e di signora inferi, per questo motivo le sue celebrazioni del
tutto particolari Le sacerdotesse durante la notte della festa portavano un ombrello, affinché non venisse colpito dai raggi della luna .
Durante il giorno veniva invece organizzata una grande battuta di caccia ove venivano uccisi animali selvatici, in ossequio a Diana cacciatrice
Ai tempi ancora più
antichi, le giovani erano solite creare delle altalene nei boschi, nelle quali dondolavano ricreando
i movimenti lunari. Tutti questi riti erano svolti principalmente di giorno e tutti vi potevano
partecipare. Durante la notte venivano organizzate invece delle cerimonie tenebrose che
terminavano con riti magici , in luoghi misteriosi, appartati e spesso cimiteriali.
Nel mondo cristiano la Chiesa malversava tutti questi rituali, ritenuti occultisti, espressione del Maligno: la Santa Inquisizione, processò e condannò a morte i suoi seguaci ancora viventi e praticanti, sino all’estinzione del suo culto.
Spero che le mie brevi riflessioni su una figura mitologica del pasato, sostengano tante donne nelle battaglie che il quotidiano appare ormai risevarci.
- Breve profilo dell’ autrice Pierpaola Meledandri .
Avvocato patrocinante in Cassazione, civilista e amministrativista, con varie specializzazioni maturate. Si è
occcupata di docenza per Sindacati, Ordini e Categorie professionali. Gionalista pubblicista dal 10 gennnaio 2022, ha
redatto numerosi articoli , nel corso degli anni, su riviste e periodici su svariate tematice, nonché ha collaborato in
collettanea per la stesura di testi.
