Etica nel labirinto digitale: un dialogo con il Prof. Tudor Petcu
Di Nicola Comparato
Viviamo in un’epoca in cui la nostra esistenza è intrecciata con il digitale, un labirinto complesso di privacy, etica, tecnologia e opinioni nel vasto spazio pubblico. Per questo motivo oggi, siamo onorati di accogliere il Prof. Tudor Petcu, autorevole esperto di Filosofia delle Religioni presso l’Università di Bucarest e membro del Consiglio Direttivo dell’Associazione Dimitrie Cantemir. Attraverseremo insieme i confini etici che circondano la nostra vita digitale, esplorando temi fondamentali come la privacy nell’era tecnologica, l’etica dell’innovazione digitale e le sfide legate alla libera espressione e alla diversità di opinioni nello spazio pubblico.

1) Come possiamo bilanciare l’innovazione digitale con le preoccupazioni etiche nella società odierna?
Normalmente dovrebbe esserci un rapporto perfetto tra tecnologia ed etica considerando che l’impatto della tecnologia stessa non può che essere etico. Ad esempio, la rivoluzione scientifica di Thomas Kuhn rivendicava un’evoluzione etica dell’individuo basata sulla scienza, e Daniel Dennet immaginava una società tecnologica, ma profondamente orientata verso le norme e gli standard etici più elevati come via di civiltà. D’altra parte, già nel XX secolo Martin Heidegger denuncia la completa dissoluzione dell’io nel tumulto della tecnologia, la quale presuppone che l’individuo col tempo si distacchi da tutti gli imperativi etici. È vero, viviamo nell’era della tecnologia e, come ho già accennato, la digitalizzazione stessa potrebbe essere un’etica, ma ciò avverrà solo quando proprio questa digitalizzazione sarà in grado di offrire soluzioni concrete ai problemi concreti del mondo contemporaneo, come il riscaldamento globale o la crisi della coscienza sociale.
2) Qual è il contributo della filosofia nel plasmare un dibattito etico all’interno dello spazio pubblico?
Il ruolo della filosofia è stato e sarà sempre quello di incoraggiare lo spirito dei dibattiti etici nello spazio pubblico e direi che questo aspetto è una delle radici dello spirito culturale dell’Occidente. La filosofia ha ancora molte domande a cui rispondere, o meglio, dovrebbe rivalutare le vecchie domande per chiarire alcuni dei dilemmi attuali. Non possiamo trascurare il modo evidente con cui l’uomo contemporaneo si addentra sempre più nel pantano dell’ignoranza e dell’indifferenza, abbandonando la sfida della conoscenza. Si tratta, quindi, di un forte contestualismo etico nelle società secolarizzate, sulla base del quale si sviluppa il cosiddetto comportamento amorale, con conseguente abbandono dell’etica fondamentale. Ultimo ma non meno importante, un giorno dovremo trovare soluzioni etiche per gestire il cambiamento climatico o le crisi economiche e alimentari. Pertanto, la filosofia può sviluppare il clima dei dibattiti etici nello spazio contemporaneo, ma probabilmente sarebbe anche necessario che i presunti filosofi rinunciassero di tanto in tanto alla cattedra e svolgessero un vero apostolato filosofico per la comprensione di tutti.
3) Come affrontare le sfide alla privacy individuale in un mondo sempre più interconnesso?
Credo che una risposta esauriente a questa domanda potrebbe essere fornita dal libro scritto da Jurgen Habermas, “Theorie und Praxis”, dove viene fatta una netta distinzione tra sfera pubblica e sfera privata. Il problema è che il privato stesso è diventato pubblico, non c’è più quel necessario “isolamento” ontologico rappresentato dal fatto di non rivelare l’intimità personale. A partire da questa realtà, potremmo porci la seguente domanda: fino a che punto l’uomo contemporaneo può ancora aspirare a quella libertà che l’uomo recentemente ha faticosamente conquistato? In questo modo la libertà evapora, non è più una conseguenza dello spazio privato al quale abbiamo naturalmente diritto, ma nessuna conseguenza etica delle azioni che abbiamo commesso.
4) Quali sono le principali considerazioni etiche nell’integrazione della tecnologia nell’educazione?
Ovviamente, qualsiasi approccio filosofico razionale deve tenere conto dell’impatto etico della tecnologia nello spazio educativo, soprattutto perché recentemente abbiamo dovuto affrontare la scuola online a causa dell’era della pandemia. Da un lato, la tecnologia è in grado di offrire soluzioni innovative nell’istruzione che non possono più rimanere al livello degli anni ’80 o ’90, il che significa che è in grado di sviluppare strategie di comunicazione efficaci che soddisfano le esigenze degli alunni e degli studenti di oggi. D’altra parte, la tecnologia facilita molti dei compiti e delle funzioni che normalmente dovrebbero essere affidati ad alunni, studenti e insegnanti, e in questo senso è molto probabile che l’educazione del futuro diventi parte integrante dell’intelligenza artificiale. Questi sono, quindi, solo alcuni dei dilemmi etici riguardanti il rapporto tra tecnologia ed educazione che la filosofia dovrà chiarire in futuro.
5) Prof. Petcu, come interpreta l’evoluzione delle dinamiche etiche nel contesto sociale e digitale attuale?
Non so fino a che punto si possa parlare di dinamica etica nell’attuale spazio digitale, tendo piuttosto a credere che l’affermazione di Heidegger secondo cui “ciò che fa riflettere in un’epoca che dà anche pensiero è che l’uomo non ha ancora capito pensare” si rivela più attuale che mai in questi giorni. La tecnologia porta evidentemente a conquiste scientifiche indiscutibili, ma rischia di svuotare lo spazio vitale del pensiero e l’individuo perderà la sua personalità e diventerà uno strumento senza fiato.
6) Nel panorama digitale, come si dovrebbero affrontare le sfide legate alla libera espressione, garantendo al contempo un ambiente inclusivo e rispettoso delle diverse opinioni?
Lo spazio digitale garantisce in generale la diversità delle opinioni ma anche il modo civile in cui vengono esposte, il che mi porta a chiedermi da un punto di vista etico se la digitalizzazione incoraggi davvero la libertà.
Ovviamente la differenza di opinioni è necessaria per ogni autentica democrazia, ma come può lo spazio digitale diventare un clima favorevole all’etica elementare finché alcune opinioni, soprattutto quelle assunte e orientate alla verità, vengono “maltrattate” da una serie di affermazioni? e sfacciate esagerazioni che confondono la libertà delle idee con l’anarchia delle idee?
Penso che questo sia effettivamente il vero dilemma etico dei dibattiti nello spazio virtuale, che ad un certo punto dovrà essere regolato da un codice etico fortemente sistematizzato e strutturato.
7) Con il progresso dell’Intelligenza Artificiale, quali sono le implicazioni etiche da considerare in termini di autonomia, responsabilità e trasparenza?
Questa domanda mi obbliga a dare una risposta breve ma spero concisa: l’intelligenza artificiale è solo un esperimento etico e non ha ancora raggiunto la maturità necessaria affinché ci sia autonomia e responsabilità nel vero senso della parola. Non sono affatto un critico dell’intelligenza artificiale, anzi credo che potrebbe portare molti benefici per l’umanità del futuro, ma per ora siamo alle prese con una serie di ricerche e direi piuttosto che serve una forte responsabilità nell’orizzonte di ricerca che condurrà l’umanità verso un’intelligenza artificiale che renderà la Terra un pianeta abitabile.
