Giovanni De Ficchy

Gli argentini, oltre a essere fieri della loro identità nazionale specifica, hanno infatti sempre guardato con affinità e perfino con affetto culturale all’Europa, con tutto ciò che questa tradizione implica.
Sono per la maggior parte di provenienza europea, vestono e mangiano italiano, parlano spagnolo, hanno una cultura sostanzialmente vicina a quella del vecchio continente.
Prima dell’avvento sulla scena politica del presidente Milei, l’Argentina stava scivolando da Occidente verso Oriente, verso cioè quel gruppo antagonista riunito nei cosiddetti BRICS e ideologicamente trainato da Cina e Russia.
Per il popolo argentino, che si sarebbe trattato di trovarsi proiettato in un mondo – politico, economico, sociale e culturale – distante dalle sue coordinate di origine e di elezione.
Sarebbe finito nell’orbita di quei paesi che stanno insieme per la forza di attrazione esercitata da Cina e Russia, e per l’anti-occidentalismo che caratterizza gli attuali governi dei suoi Stati membri.
Questi fattori però non sono così potenti da poter attrarre paesi eterogenei, con culture differenti, economie, assolutamente diseguali, e poter pianificare un piano strategico di lunga durata.
Fortunatamente il presidente Milei, ritiene che il mondo occidentale, Stati Uniti ed Europa, siano più confacenti alla strategia di rilancio della disastrata economia del paese del tango.
Occidente e BRICS sono antitetici, e l’Argentina non può tenere i piedi in entrambe le staffe.
In tema di geopolitica, Milei ha infatti già mostrato le sue carte, e ha indicato alcuni precisi obiettivi e molto coraggiosi: piena adesione e attiva appartenenza al sistema occidentale, a partire dai rapporti strettissimi con gli Stati Uniti ,
Collaborare strettamente con quell’ambito nordamericano che la sinistra ha sempre visto come imperialista e sempre respinto come yankee.
In Argentina, dove ai residenti è sostanzialmente vietato sia esportare sia importare valuta estera, figuriamoci possedere conti correnti in valuta, e dove il cambio del dollaro è ormai una sorta di quotidiana corsa a ostacoli, la Banca centrale cinese aveva aperto una sede, legata a una società cinese per l’estrazione del litio (guarda caso, un metallo raro fondamentale per la produzione di batterie) dove, per concessione del governo argentino, i cittadini potranno aprire un conto in yuan.
Il precedente governo aveva d’improvviso aperto un canale valutario preferenziale con la Cina, con il possibile risultato che molti argentini si rivolgevano, per disperazione, allo yuan.
l’Argentina, trascinata sempre più in basso da un governo fatalmente peronista e ideologicamente di sinistra, stava facendo da cavia per un micro-esperimento monetario con il quale Pechino riteneva di poter realizzare una mossa win win: con l’operazione yuan, piccola ma simbolica ma redditizia, anche perché connessa con il reperimento del litio, si consolidava così la presenza cinese in un’area strategica dell’emisfero sud.
In Europa la Cina aveva progettato la cosiddetta “Via della Seta”, che per quanto riguarda l’Italia la premier Giorgia Meloni ha saggiamente e opportunamente smantellato, pur mantenendo con Pechino rapporti commerciali ed economici di alto livello, come è giusto che sia per difendere l’interesse nazionale.
In Argentina invece si stava profilando una minacciosa “Via della Pampa”, con la quale si arriva a un paese cruciale per quell’ avvicinamento territoriale agli Stati Uniti che è da tempo nelle intenzioni ormai non più recondite di Pechino.
Abbastanza vicina agli Usa, se vi si piazza una base militare che dovrebbe far rizzare le orecchie al Pentagono e a Langley.
E’ così che con il precedente governo, la Cina aveva ceduta per cinquant’anni (ovviamente rinnovabili) in uso esclusivo e top secret, ufficialmente equiparata a una qualsiasi parte del territorio cinese, collocata in una zona semi -disabitata della Patagonia settentrionale, un’area di 200 ettari quadrati.
Sarebbe stata l’alba dell’invasione dell’esercito popolare cinese sul continente americano.
Milei dovrà comportarsi con molta attenzione, ed effettuare una specie di corsa ad ostacoli, con la Cina, che ha già messo gli artigli, in Argentina.
