De Ficchy Giovanni

Sacerdoti sposati, ne esistono anche in Italia, e sono diffusi in molte realtà ecclesiali.

Tutte le Chiese hanno un grande bisogno di sacerdoti; perché, allora, non dare ai vescovi locali la possibilità per distinguere caso per caso e di decidere ciò che ritengono giusto per la loro diocesi?

Le facoltà di teologia sono aperte agli uomini e alle donne: abbiamo persone laureate in teologia, in liturgia, in diritto canonico e in pastorale, quindi la cultura cristiana non è più limitata al clero.

Allora perché non approfittiamo dei loro talenti, della loro abilità e del loro carisma?

Probabilmente nel 2000 i sacerdoti sposati erano circa 4mila, su un totale di circa 260mila sacerdoti diocesani.

Considerando che nel 2016 i sacerdoti diocesani sono 281mila, ipotizzando la stessa crescita numerica dei sacerdoti sposati, oggi potrebbero essere più o meno 4.300, ovvero circa l’1,5% del totale dei sacerdoti.

Per esempio, i preti cattolici di rito orientale (greco-bizantino, siriaco, etc) possono sposarsi prima di diventare sacerdoti. 

Anche il matrimonio dei sacerdoti anglicani sposati che sono ritornati in comunione con la Chiesa cattolica rimane valido.

In Sicilia i comuni di Piana degli Albanesi, Contessa Entellina, Mezzojuso, Palazzo Adriano e Santa Cristina Gela costituiscono l’Eparchia di Piana degli Albanesi, ovvero una regione di rito cattolico bizantino; a Venezia è presente la più grande comunità armeno-cattolica del paese; in più di 30 città italiane vi è almeno una parrocchia di rito greco-cattolico della comunità romena.

In tutte queste città non è raro trovare un prete che va a prendere i figli a scuola o fare due chiacchiere con la moglie del parroco.

Anzi, in alcune di queste normalità è la norma visto che ci sono solo sacerdoti cattolici di rito orientale.

La pratica dei preti sposati ;

«ha radici antiche e si ispira alle lettere pastorali di Paolo.

Essi sono chiamati ad essere esemplari sia nella vita sacerdotale che nella vita genitoriale e coniugale.

Inoltre è prevista la castità coniugale, come per i laici sposati: castità coniugale non significa astinenza coniugale ma vivere la sessualità coniugale in modo degno e rispettoso della legge morale.

In questi riti cattolici è previsto che un fedele sposato possa diventare anche sacerdote, senza però poter diventare vescovo.

Non è previsto che chi è già sacerdote possa poi sposarsi. 

La Chiesa che, per natura, deve rinascere è chiamata a rispondere alle domande dei fedeli e ai loro bisogni con onestà, chiarezza e rispetto, in modo che le risposte siano appropriate per dare il senso della fede e della vita ecclesiale, invece che fornire “vecchie risposte pronte” che non corrispondono alle aspirazioni della gente.
Le pratiche e il vocabolario teologico attuali risalgono a più di mille anni fa.

A volte, non corrispondono alla cultura, alla sensibilità e alla realtà del nostro tempo”.

Di Admin

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