Adriano Bolbol

Ieri abbiamo avuto due delle peggiori prime pagine nella storia del giornalismo italiano.

I lustrascarpe di Putin, gli ominicchi Marco Travaglio e Maurizio Belpietro, qualificando lo squallore che li contraddistingue, hanno portato in edicola due titoli infami e ridicoli allo stesso tempo.

Infami:

Perché dopo l’attacco russo a un centro commerciale ucraino, condannato pure dall’ONU, al posto di puntare l’indice contro il Cremlino, se la prendono invece contro la NATO.
Spostare la responsabilità dall’aggressore all’aggredito, e automaticamente a chi difende quest’ultimo, è una ben nota e miserabile tattica della propaganda russa. Continua ad essere proposta la contorta idea che difendersi sia un male e qualcosa di pericoloso che porterebbe a conseguenze peggiori.
O “difendersi si, ma non troppo. Senza attaccare l’aggressore”.

Ridicoli:

Perché continuare ad agitare lo spauracchio di una “guerra mondiale”, un’idiozia che si sente per lo più solo in Italia, significa continuare a far credere ad un pubblico di disagiati che la Russia abbia mezzi e risorse per gestire un conflitto mondiale. Mentre in realtà non riesce neppure ad uscire dal pantano nel 20 per cento circa del territorio ucraino.
Continua così ad essere proposta un’altra patetica tesi della propaganda russa: cioè la contorta idea che i guerrafondai siano gli aggrediti e gli occidentali, mentre i russi, che invece hanno scatenato la guerra, sarebbero stati obbligati a scendere in campo contro la “minaccia occidentale”.

I due giornali rappresentano al meglio una larga parte del populismo italiano: uno si rivolge alla fetta del grillismo e della sinistra, l’altro al leghismo e alla destra.
Si coccola così l’analfabetismo diffuso della società italiana e di ampie parti di questi due elettorati.

Il rossobrunismo italiano appare indubbiamente più forte dei russi al fronte. Soffia sul fuoco dell’indignazione collettiva e spera che chi supporta la NATO si stanchi della guerra, esattamente come lo spera Putin.

Poveri illusi.

Di Admin

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