De Ficchy Giovanni

No.
Ha secondo me solo un interesse temporaneo a sviluppare scambi di merci, materie prime ed energia con Mosca.
Sono scambi ingenti proprio in quanto non assicurati nel futuro.
E non sono assicurati poiché la condizione stessa dalla Russia non è sicura.
Culturalmente parlando la leadership cinese e i la leadetship russa non potrebbero essere più diverse. La loro alleanza commerciale è puramente di convenienza.
Però è anche vero che i matrimoni di convenienza possono talvolta durare di più di quelli d’amore.
Solo che qui la convenienza è del tutto relativa.
Lo sa Xi e lo sa Putin, ma intanto il gioco è mostrare che si tratta di un’alleanza formidabile. Anche quando ci si sposa in chiesa si fanno promesse altisonanti che non sempre segnano il futuro.
Intanto la Cina sta soggiogando la Russia. Pechino intrattiene un rapporto commerciale con Mosca, permettendo alla seconda di fare qualche profitto, ma a condizioni straordinariamente vantaggiose per sé stessa.
La Cina ha indotto una forte dipendenza nella Russia che non ha molte alternative per sopravvivere alla stretta delle sanzioni.
Oggi Gazprom, ad esempio, è prossima al collasso.
La Cina compete strenuamente con l’Occidente e con l’America in particolare.
È in atto da qualche anno una guerra commerciale che sta toccando l’apice con i dazi recentemente incrementati.
I prossimi saranno quelli che decreterà Trump.
La Cina vorrebbe fare concorrenza al dollaro col suo yuan. L’intento è quasi ridicolo, viste la gigantesca disparità di riserve mondiali nelle due divise. Xi lo sa, ma intanto imbocca la strada della competizione monetaria. Con gli scambi commerciali in oggetto è riuscito a rendere lo yuan una valuta straordinariamente diffusa nella vasta Russia. E anche questo va a suo vantaggio (e declassa il rublo).
In questo contesto surriscaldato si delinea una netta contrapposizione tra blocchi. Succede per ragioni che trascendono il solo commercio e che, come accennavo, riguardano la competizione geopolitica e strategica. Ecco allora che la Russia diventa funzionale alla Cina per fare sentire il suo peso. La Russia ha mostrato la sua idiosincrasia nei confronti dell’Occidente (Medvedev, ad esempio, ha detto chiaro e tondo di “odiare” gli occidentali) e pensa a un impero euro-asiatico (Dugin). Agli occhi di Pechino la Russia diventa così un partner commerciale ideale per indebolire l’Occidente.
Bisogna però ricordare una volta di più che la Cina non può fare conto sul sud del mondo se vuole sostenere il suo sviluppo come ha fatto finora.
La Cina da sola non può tenere testa al blocco occidentale; è ancora ben lontana da quella condizione. Non sembra molto furbo in tempi incerti entrare in rotta di collisione con un possibile partner, cruciale per l’economia nazionale, come l’America o l’Europa.
La Cina conta 100 milioni di nuovi ricchi, ma a parte il fulgore di città come Shanghai è ancora un paese in larga parte rurale e con un Pil pro capite davvero basso, inferiore a quello della stessa Russia.
Senza lo scambio con l’Occidente la Cina incontrerebbe prima o poi serissimi guai economici.
Sgarri macroscopici rispetto ai divieti internazionali creerebbero attriti di cui Pechino, colta da diverse crisi economico-finanziarie (e immobiliari), ora non ha decisamente bisogno.
A testimonianza di questa circostanza va osservato che la Cina non ha finora inteso superare certi limiti nel favorire Mosca.
E questo malgrado le dichiarazioni di totale appoggio a Taiwan espresse qualche tempo fa da Nancy Pelosi (con conseguente show cinese nelle acque e nei cieli dell’isola).
È del tutto evidente che Xi, benché sembri reagire come vuole, teme le sanzioni. In effetti, una volta comminate, verrebbe stabilito un precedente che comprometterebbe la credibilità della nazione e le renderebbe difficile una risalita commerciale e quindi economica, anche qualora le sanzioni venissero poi rimosse.
Se anche Trump dovesse imporre dazi molto pesanti, Pechino non potrebbe escludere una rinormalizzazione in un secondo tempo con il ritorno dell’apertura di lucrosi mercati. Non penso che Xi voglia gettare alle ortiche quelle opportunità di scambio.
Nuovi dazi trumpiani (o eventualmente anche europei) potrebbero spingere Pechino a intensificare i rapporti con Mosca, ma non è per me credibile che Xi voglia barattare definitivamente l’Occidente con Mosca.
Il commercio col primo offre da solo potenzialità di crescita straordinariamente maggiori di quello sviluppabile con l’arretrata Russia e altri Brics.
Possiamo in definitiva senz’altro pensare che la Cina approfitti dell’invasione dell’Ucraina per fare pesare la sua presenza nei confronti di Usa ed Europa.
Xi può così trarre vantaggi dalla forte dipendenza di Mosca.
Può inoltre beneficiare dei commerci incrementati con la Russia e può infine pensare di ampliare l’import di gas siberiano a prezzi stracciati, realizzando in futuro condotte più sviluppate.
Insomma, si può certamente dire che Xi abbia già messo le mani avanti.
Tuttavia Xi non scorda che sull’altro piatto della bilancia c’è il peso degli scenari commerciali che il mondo più progredito potrebbe prospettare alla Cina, una volta che la situazione in Ucraina venisse risolta o la guerra dei dazi stemperata (si pensi solo alla Via della Seta e agli acquisti di proprietà in Europa e America).
E questo peso è decisamente superiore a quello di Mosca.
Naturalmente qualunque valutazione fatta a tavolino potrebbe essere prossimamente inficiata dall’imprevedibilità di Trump, una creatura politica che agisce per impulso e istinto, usando una retorica sinistra e dittatoriale, mai vista negli Usa.
Molto dell’atteggiamento della Cina dipenderà da come agirà questo presidente pericoloso e dal suo entourage (questa volta formato da fedelissimi poco critici) che fa della sua umoralità una tecnica negoziale.
Al momento lo stesso Cremlino sospende il giudizio su Trump, ritenendolo appunto imprevedibile, anche se spera in nuove concessioni.
Sicuramente anche Xi ritiene Trump imprevedibile.
Per pianificare un rapporto commerciale vantaggioso occorre tutto fuorché l’imprevedibilità. Imprevedibile è anche l’esito del conflitto ucraino, ma Mosca appare fortemente indebolita.
Ha senso aspettarsi grandi cose da una nazione sotto sanzioni a tempo indeterminato e con l’economia avviata verso una recessione?
Ci sono davvero troppe incognite insidiose per pensare a uno schieramento azzardato, e anzi probabilmente perdente, della Cina dalla parte di Mosca.
Xi è una figura subdola, forse anche infida, ma senz’altro razionale.
Non avrebbe il minimo senso che decidesse per un appoggio definitivo a Putin in una condizione così incerta e con i leader delle due maggiori superpotenze militari così caratterialmente problematici.
Xi aspetta (e spera) che l’Occidente torni a essere appetibile in un clima più distensivo.
Finché non lo è, cioè finché l’Occidente è impegnato con le tensioni commerciali o con sanzioni e assistenza militare, il cinese tira un po’ la corda e porta un po’ di acqua al proprio mulino.
Suppongo però che si guardi bene dallo spezzare quella corda.
Quando le guerre commerciali diventano protezionismo estremo la temperatura del confronto s’impenna anche al di là delle transazioni.
Subentrano questioni più geopolitiche.
Alla Cina non importa della Russia ed è certa di essere forte a sufficienza da tener testa agli americani. Ogni alleanza con la Cina non può che essere temporanea e dovrebbe venire considerata con molta attenzione prima di venire accettata
Dopo averci pensato lungo, sono arrivato finalmente a una definizione della Cina che mi sembra funzionale.
La Cina è Un’entità costituita da un grandissimo numero di etnie (52 solo fra gli Han) Che condividono una letteratura, un modo di scrivere e una storia.
A causa della presenza fra queste etnie di elementi Fra loro incompatibili, questa entità è instabile per definizione e di conseguenza a regime autoritario.
La complessità della sua struttura e la sua instabilità intrinseca fanno sì che la Cina sia interessata principalmente a se stessa e tende a chiudersi.
La Cina è sola nel suo universo e nessuna alleanza durevole può esistere fra di essa e qualsiasi entità esterna.
La Cina si proietta tradizionalmente sul mare cinese, che considera essenziale per la propria sicurezza.
La Cina, infine, si sente madre (ed ha ragione) della civiltà Nella Asia orientale e desidera essere riconosciuta come tale.
La Russia non ha alcun posto in questa visione del mondo. I cinesi sono certi di potersi affermare come potenza mondiale, ma vogliono farlo per potersi richiudere in se stessi.
Questa tendenza a chiudersi che la Cina ha spontaneamente a causa delle sue dimensioni è stata rafforzata enormemente da quello che i cinesi chiamano il secolo dell’umiliazione, un trauma quest’ultimo la cui importanza non può venire compresa credo da chi non abbia un minimo di conoscenza dell’universo Cina.
Se fossi russo, a questo punto, non farei molto affidamento a un’alleanza con la Cina
