De Ficchy Giovanni

Dal 28 ottobre 2024 è assessore alla cultura di Roma Capitale nella giunta del sindaco Roberto Gualtieri, succedendo al suo predecessore Miguel Gotor.
I veri problemi di Roma Capitale, possono aspettare, non interessa né il caos trasporti, o tantomeno il problema dei rifiuti, tantomeno la sicurezza è una priorità del Sindaco e del suo novello assessore Smeriglio.
Il Novello assessore, che si è già definito l’anti-Giuli, che non ha quindi nessuna intenzione di collaborare con il ministro, ma intende contrastarlo, poichè dice ” Abbiamo due visioni del mondo contrapposte”.
Come uno dei primi suoi atti lancia ;“la rivoluzione del linguaggio”: via ogni riferimento coloniale alle vie e alle piazze.
Alcune vie e piazze del quartiere Africano sono ancora celebrative o ricondotte in moto retorico al lessico colonialista.
Sono strade che si riferiscono alle guerre coloniali italiane in , Libia, Somalia Eritrea ed Etiopia tra la fine dell’Ottocento e la Seconda guerra mondiale.
Così le prime conseguenze, le vedranno gli abitanti del quartiere “Africano” della capitale,Massimiliano Smeriglio vuole modificare le didascalie di ventiquattro vie e piazze dell’area situata nel quartiere Trieste.
L’Eritrea, non sarà più “un antico possedimento italiano sul mar Rosso” ma “uno stato dell’Africa orientale”.
Questa è la cosiddetta cancel culture “secondo cui tutta l’arte e la letteratura, compresa quella del passato, andrebbe giudicata con i nostri attuali parametri etici, e censurata o distrutta ogni qualvolta vi si trovano espressioni, immagini, o segni potenzialmente capaci di turbare la sensibilità di qualcuno”.
Un complesso di teorie, filosofie, rivendicazioni, secondo cui quel che conta veramente non è che persona sei ma a quale minoranza oppressa appartieni.
Un viziaccio della sinistra, quello di voler cancellare il Nostro passato, la Nostra memoria storica, come se provassero vergogna.
Non cancellare il passato vuol dire conoscerlo e capirlo, non si può piegare la storia a proprio vantaggio.
Come ci ricorda il pof. Ricolfi la Sinistra Italiana, seguendo l’esempio di quella americana, voleva riformare il linguaggio.

All’inizio, nei primi anni Ottanta ci racconta il sociologo, “Fu così che venne bandita la parola “negro” (sostituita con nero), e per decine di altre parole relativamente innocenti (come spazzino, bidello, handicappato, donna di servizio), vennero creati doppioni più o meno ridicoli, ipocriti o semplicemente astrusi: operatore ecologico, collaboratore scolastico, diversamente abile, collaboratrice familiare”.
E’ così che si compie la parabola della cultura liberal e progressista: anziché sconfiggere le discriminazioni con l’eguaglianza, si capovolge nel suo contrario: instaurare l’eguaglianza attraverso le discriminazioni.
I veri problemi della Capitale possono attendere, presto grazie all’amministrazione Gualtieri ci saranno strade con didascalie meno controverse
