Nato ad Augusta, in provincia di Siracusa, Piero Amara inizia la sua carriera da avvocato proprio nella sua provincia, diventando il legale esterno di Eni.

La sua grande capacità di avvicinare i magistrati farà sì che il suo nome sia legato a diversi casi di condizionamenti, indagini pilotate e corruzione.

Ma la Sicilia non gli basta: la sua rete di potere si sposterà presto a Roma, al Consiglio di Stato e poi al Csm.

Nel 2018 però viene arrestato: decide di confessare e patteggiare, trasformandosi in testimone e “pentito” con diverse rivelazioni da fare.

Tra queste, anche l’esistenza della presunta loggia Ungheria. 

Piero Amara è l’avvocato che è riuscito a scatenare un vero caos dentro la magistratura italiana, non da ultimo con le rivelazioni sulla presunta loggia Ungheria.

 Si è aperto stamani il processo milanese all’avvocato siciliano Piero Amara per le presunte calunnie nei confronti di esponenti delle istituzioni, della magistratura, delle forze dell’ordine e dell’imprenditoria nell’ambito della vicenda della fantomatica “loggia Ungheria”.
    Il processo è stato riunito oggi dal giudice della settima penale Raffaella Mascarino a quello in corso in cui Amara risponde di rivelazione di segreto d’ufficio per aver consegnato a Vicenzo Armanna, ex manager licenziato da Eni, quei verbali da lui resi ai pm milanesi come indagato, tra il novembre 2019 e il gennaio 2020, nell’ambito del caso sul cosiddetto “falso complotto”.

Se ne sarebbe “furtivamente impossessato”, per l’accusa, fotografandoli con il telefono in sede di rilettura.
  Nel processo riunito, dunque, sono imputati a questo punto sia Amara per calunnie e rivelazione, che Armanna per rivelazione.

Oltre 60 persone, tra esponenti delle istituzioni, della magistratura, delle forze dell’ordine e dell’imprenditoria, che furono tirate in ballo da Piero Amara negli ormai famosi verbali sulla fantomatica “loggia Ungheria”, saranno ascoltate come testimoni nel processo milanese per calunnie a carico dell’avvocato siciliano.

Di Admin

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