
Stando agli ultimi sondaggi neanche il cosiddetto campo largo riuscirebbe a mobilitare la maggioranza degli italiani su un tema così importante come i 4 referendum sul lavoro e sulla cittadinanza veloce.
E sarebbe molto grave se la sinistra perdesse terreno proprio sul tema del lavoro e dell’immigrazione.
Non si tratta solo di una questione di numeri, ma di credibilità.
Come può la sinistra proporsi come paladina dei diritti dei lavoratori e degli immigrati se poi non riesce a convincere il proprio elettorato della bontà di queste proposte referendarie?
C’è un problema di comunicazione, indubbiamente, ma forse anche una questione più profonda, un’incapacità di intercettare i bisogni reali e le preoccupazioni di una fetta sempre più ampia di popolazione che, pur riconoscendosi in valori di sinistra, si sente abbandonata e non rappresentata.
Il rischio è quello di un’ulteriore frammentazione del campo progressista, con conseguenze disastrose per il futuro del Paese. Urge una riflessione seria e un cambio di passo, prima che sia troppo tardi.
Ma procediamo a gradi.
I 4 referendum per essere validi hanno bisogno del 50% degli elettori e già alle ultime elezioni europee con Elly e Giorgia candidati il quorum è rimasto sotto l’asticella del 50.
È difficilissimo pensare che la sinistra da sola riesca a mobilitare più del doppio dei suoi elettori su un tema come l’immigrazione, anche perché se avessero quegli elettorim li avrebbero già mobilitati alle europee.
Pensare che il PD convinca l’ala destra ad aumentare il quorum per rendere valido il referendum è una follia allo stato puro.
Un miraggio degno dei migliori romanzi di fantascienza distopica. Sarebbe come chiedere a un lupo di farsi vegetariano o a un gatto di amare i cani.
Non c’è la minima, remota, infinitesimale possibilità che ciò accada.
L’ala destra ha tutto l’interesse a mantenere il quorum basso, così da poter silurare qualsiasi iniziativa che non gli aggradi con un pugno di voti e un’astensione strategica.
Sperare che cambino idea significa ignorare la loro natura, la loro strategia politica, il loro stesso DNA.
È come aspettarsi che nevichi a Ferragosto.
Illudersi che il PD abbia la benché minima leva per convincerli è, semplicemente, da ingenui, se non proprio da sprovveduti.
L’unica cosa che il PD convincerà, forse, è se stesso della propria incapacità di incidere realmente sulle dinamiche politiche del paese. Una amara, ma purtroppo verosimile, profezia.
Ma parliamo dei primissimi sondaggi, realizzati da Ipsos per il Corriere della sera. La maggioranza degli italiani, il 63% già sa dell’esistenza dei referendum ma solo una fetta tra il 32 e il 38% è sicura che andrà a votare.
Mancano 20 punti al quorum a 30 giorni dal voto e come faccia la sinistra a recuperare 10 milioni di voti in meno di un mese è un puro mistero.
Il referendum fallisce ed è quasi sicuro e il fatto che i soliti scienziati sinistri stiano cercando delle giustificazioni di un flop annunciato, è il miglior sondaggio e rende l’idea di quale sia il clima sul referendum.
