La notizia è passata quasi in sordina nei circuiti italiani, ma è destinata a segnare una svolta strategica nella politica estera dell’Unione Europea.

La notizia è destinata a segnare un cambio di paradigma, nella politica estera dell’Unione Europea. 

La Commissione europea sta per proporre un piano senza precedenti: legare l’erogazione degli aiuti allo sviluppo ai Paesi africani alla loro capacità di bloccare la migrazione illegale verso l’Europa.

Il testo parla esplicitamente di un “approccio flessibile e incentivante”, ma non esclude “possibili cambiamenti nell’allocazione dei finanziamenti relativi alla migrazione”.

La logica è semplice quanto dirompente: aiuti in cambio di risultati.

Non più, o non solo, cooperazione “per principio umanitario”, ma partnership vincolata alla tutela degli interessi strategici dell’Europa. In altre parole: chi non collabora, non incassa.

I paesi africani dovranno arginare le partenze dei migranti se vorranno continuare a ricevere gli aiuti allo sviluppo dell’UE: è quanto suggerirà la Commissione europea nell’ambito del suo piano di bilancio settennale che sarà presentato la prossima settimana.

L’idea, delineata in una bozza di documento interno visionata da POLITICO, collega l’aiuto dell’UE ai paesi più poveri a risultati concreti nell’impedire l’ingresso di nuove persone nell’Unione.

Riflette l’approccio sempre più inflessibile dell’esecutivo dell’UE nei confronti dell’immigrazione, dopo che i partiti di destra hanno ottenuto un sostegno sostanziale alle elezioni europee dello scorso anno.

Infatti la Commissione suggerisce di tagliare potenzialmente i fondi destinati ai paesi più poveri se questi non faranno la loro parte nel ridurre i flussi migratori.

“Dovrà combinare tutti gli strumenti appropriati e la necessaria leva attraverso un approccio flessibile e incentivante con, ove opportuno in questo contesto, possibili cambiamenti nell’allocazione dei finanziamenti relativi alla migrazione”, ha scritto la Commissione nel documento che definisce il suo progetto sugli aiuti esteri nel nuovo ciclo di bilancio, che copre i sette anni a partire dal 2028.

La Commissione proporrà di raggruppare diversi programmi di aiuti in un unico Fondo globale per l’Europa, suddiviso per categorie geografiche.

Secondo il testo, le sei regioni saranno: Europa, Medio Oriente, Nord Africa e Golfo, Africa subsahariana, Asia e Pacifico, Americhe e Caraibi e globale.

Di Admin

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