
George Guido Lombardi

Sembra che la nomina del nuovo amministratore delegato della Intel, Tan Lip-Bu, abbia sollevato seri interrogativi sulla sicurezza nazionale statunitense.
A confermarlo una lettera del senatore repubblicano, Tom Cotton, in cui si chiedono chiarimenti al consiglio di amministrazione dell’azienda sui rapporti professionali e finanziari con ditte cinesi, strettamente legate all’Esercito popolare di liberazione e, di riflesso, al Partito comunista cinese.
In un post sui social media, Trump ha affermato che Lip-Bu Tan era “fortemente indeciso”, apparentemente riferendosi ai suoi presunti investimenti in aziende che gli Stati Uniti ritengono legate all’esercito cinese.
Tra il 2015 e il 2020, l’azienda ha infatti venduto hardware e software all’Università nazionale di tecnologia della difesa della Cina, definita dallo stesso ministero della Giustizia come «un’università militare cinese soggetta a restrizioni, impegnata nello sviluppo di supercomputer destinati ad applicazioni militari e simulazioni di esplosioni nucleari».
Le operazioni sono state facilitate dalla controllata di Cadence con sede a Shanghai, e l’azienda dovrà ora versare oltre 140 milioni di dollari tra sanzioni e confische.
Tan ha guidato l’azienda dal 2009 al 2021, periodo in parte coincidente con le violazioni ammesse.
I cospicui finanziamenti federali di cui la Intel ha beneficiato ammontano a 8 miliardi di dollari attraverso il Chips and Science Act, un credito d’imposta del 25 per cento e un contratto da 3 miliardi di dollari nell’ambito del programma Secure Enclave, destinati a sostenere la produzione nazionale di semiconduttori.
Risorse pubbliche di questa entità implicano, nella visione di Cotton, l’obbligo di garantire standard di sicurezza e trasparenza elevati.
Washington ha intensificato le restrizioni sin dal primo mandato di Trump, nel tentativo di interrompere i legami commerciali tra Stati Uniti e Cina in materia di tecnologia avanzata, mentre sia i democratici che i repubblicani si preoccupano apertamente della sicurezza nazionale.
In un recente aggiornamento agli investitori, il signor Tan aveva affermato che l’azienda avrebbe ridotto i suoi investimenti nel settore manifatturiero, anche negli Stati Uniti, per soddisfare la domanda dei clienti.
Quest’anno Intel ha già tagliato migliaia di posti di lavoro nell’ambito di un’iniziativa volta a “ridimensionare” l’azienda.
Il senatore repubblicano Bernie Moreno, alleato di Trump, ha ripreso giovedì l’attacco al signor Tan, criticando Intel per i ritardi nei suoi piani per la produzione di chip negli Stati Uniti.
Bisogna chiedersi come mai il board di Intel abbia scelto Tan come CEO, pur sapendo delle sue passate vicende con la Candance.
Si è trattato di un errore clamoroso che pone dei forti dubbi sulla lucidità con cui sono gestiti gli affari della grandi croperation USA, ma, anche,su come erano destinati i soldi degli aiuti pubblici durante l’era Biden.


