De Ficchy Giovanni

Un piano dettagliato di 38 pagine chiamato “Great Trust”, ottenuto dal “Washington Post”, rivela un progetto da 100 miliardi di dollari dell’era Trump per trasformare Gaza in un resort di lusso (“Gaza Riviera”).
Il piano prevede spazi verdi, canali e grattacieli.
Propone che i due milioni di palestinesi possano trasferirsi “volontariamente” all’estero, ricevendo 5.000 dollari a persona più quattro anni di sussidi per l’affitto, o risiedere in enclavi “deradicalizzate” (senza Hamas).
Gli Stati Uniti amministrerebbero Gaza per dieci anni, con investitori privati che finanzieranno i megaprogetti.
Il piano è stato sviluppato da un gruppo guidato da Thomas Barrack, un amico intimo e consigliere di Trump, e presentato a funzionari del governo israeliano e degli Emirati Arabi Uniti.
Il “Washington Post” ha ottenuto il piano da un documento trapelato.
L’amministrazione Trump non ha mai approvato formalmente il piano, ma Barrack e i suoi soci hanno continuato a promuoverlo attivamente.
I critici hanno condannato il piano come una palese appropriazione di terre palestinesi e un tentativo di sradicare il popolo palestinese dalla propria terra.
Hanno inoltre espresso preoccupazione per il potenziale impatto ambientale dei megaprogetti proposti.
Il futuro del piano rimane incerto, ma ha già suscitato notevoli controversie e acceso un dibattito sulla futura direzione della regione di Gaza.
Le implicazioni del piano per i residenti di Gaza, molti dei quali già alle prese con sfide umanitarie, rimangono fonte di preoccupazione. Alcuni sostengono che potrebbe portare a nuove opportunità e sviluppo economico, mentre altri temono che possa esacerbare le disuguaglianze esistenti e marginalizzare ulteriormente le comunità vulnerabili.
La trasparenza e la consultazione con le parti interessate saranno fondamentali per garantire che qualsiasi piano futuro affronti le esigenze e le aspirazioni di tutti i residenti di Gaza.
Il progetto non prevede finanziamenti diretti dal governo statunitense, ma punta a essere sostenibile attraverso investimenti pubblici e privati in grandi infrastrutture, impianti di veicoli elettrici, data center e resort di lusso lungo la costa.
Secondo il documento, Israele manterrebbe il controllo della sicurezza iniziale durante la ricostruzione, mentre gradualmente la polizia locale addestrata sostituirebbe i contractor privati occidentali.
Il piano prevede anche la costruzione di sei-otto “città smart” basate sull’intelligenza artificiale, condomini fino a 20 piani, aree industriali e commerciali, spazi verdi e servizi essenziali come ospedali, scuole e infrastrutture agricole.

