La danza dei gasdotti e l’arte della geopolitica

Pochi giorni prima del tanto atteso viaggio di Vladimir Putin a Pechino, la Cina ha pensato bene di lanciare un messaggio che si potrebbe riassumere in una frase: “Nessuno ci ferma!”

La nave gasiera Arctic Mulan LNG ha fatto il suo ingresso trionfale nel terminale per gas liquefatto di Beihai, portando con sé non solo gas, ma anche una bella dose di provocazione nei confronti dell’Europa e degli Stati Uniti.

Un segnale forte e chiaro, insomma.

Mentre il Vecchio Continente e gli States si affannano a trovare alternative al gas russo, la Cina gongola e si assicura forniture energetiche stabili e a prezzi vantaggiosi.

L’Arctic Mulan, con la sua stazza imponente e il nome che evoca esotiche terre lontane, è solo l’ultima di una lunga serie di navi che solcano i mari portando il prezioso combustibile verso l’Estremo Oriente.

E l’Europa, ancora una volta, si ritrova a fare i conti con la sua dipendenza energetica e con la geopolitica che cambia rapidamente.

Che sia l’inizio di una nuova era?

Un’era in cui la Cina detterà le regole del gioco nel mercato energetico globale?

Staremo a vedere.

Questo non è solo un carico di metano, ma un vero e proprio atto di sfida, da parte di un Paese che sta tessendo le fila di una nuova alleanza strategica con la Russia, mentre il resto del mondo guarda con un misto di inquietudine e incredulità.

Novatek, il colosso russo del gas, si è presentato sul palcoscenico energetico mondiale come se fosse il protagonista di un dramma teatrale. Sotto le sanzioni occidentali che lo hanno spinto in un angolo, ha trovato il modo di uscire da quel vicolo cieco.

La sua mossa?

Inviare una spedizione di gas verso la Cina, paese che evidentemente non sembra avere problemi a fare affari con Mosca, e anzi, sembra provarci gusto.

Che mossa strategica!

Da una parte, abbiamo i governi occidentali che si affannano a mettere pressione su Kremlino; dall’altra, una Cina che si erge a paladina dei diritti energetici russi.

Ma chi l’avrebbe mai detto che il commercio di gas potesse diventare l’arma segreta della diplomazia?

Nel frattempo, a Washington, il gruppo di lavoro della Commissione Europea stava quasi probabilmente facendo il suo bel brainstorming su come rispondere a questa insolente avanzata cinese.

Oh, che bell’ambiente!

Immaginate le facce serie, i grafici delle quotazioni del gas, e magari anche un caffè che sbrodola mentre si discute di come mettere la Russia alle strette.

Scott Bessent, segretario al Tesoro statunitense, ha persino promesso che gli Stati Uniti erano “pronti a far salire la pressione economica sulla Russia”.

E siamo certi che la Russia tremasse al sentire queste parole!

Ma, ahimè, nella stessa frase ha dovuto tirare in ballo i partner europei.

E qui veniamo al bello: “Abbiamo bisogno che i nostri partner in Europa facciano lo stesso.” Quasi come se volesse dire: “Sì, certo, noi possiamo brillare, ma solo se l’Europa decide di unirsi alla festa!”

Potremmo immaginare questa scena come una sorta di gioco di squadra, dove l’Europa è il compagno di squadra che, mentre il capitano grida ordini, è lì a osservare il panorama, gustandosi un bel gelato.

E qui entra in gioco l’ironia della situazione.

Mentre gli Stati Uniti si preparano a premere sull’acceleratore delle sanzioni, la Cina si gode il suo gas russo con un sorriso beffardo.

È un po’ come se in un film western il bandito avesse appena rubato il cavallo al cowboy e, va bene che l’eroe stia preparando il piano di vendetta, ma intanto il bandito sta già galoppando verso il tramonto.

Ma come può l’Europa passare dalla parte degli “alleati” americani quando ha tutto l’interesse a non inimicarsi Pechino? Il dilettantismo geopolitico ha trovato il suo scenario ideale.

La Cina, dal canto suo, sta dimostrando di essere un maestro nell’arte del “sapersi muovere”.

Non solo ha accolto gas russo, ma sembra anche aver capito che, nel grande gioco della geopolitica, è fondamentale saper navigare tra le varie correnti.

Xi Jinping manda un messaggio chiaro: “Noi siamo qui per fare affari e non ci interessano le sanzioni. W la Russia!”

A questo punto, ci aspetteremmo che le capitali europee rispondano con fermezza, e invece… beh, ci sarebbero più probabilità di vedere un unicorno danzare in una riunione di diplomatici.

Dunque, ci troviamo di fronte a una sorta di paradosso.

Da una parte, gli Stati Uniti stanno tentando di raggruppare le truppe europee per fronteggiare la crisi russa; dall’altra parte, l’Europa sta cercando di tirarsi fuori dalle sabbie mobili delle sanzioni, senza però naufragare insieme alla Russia.

Sì, perché non dimentichiamolo, l’Europa ha bisogno della Russia per il gas e la Russia, in un certo senso, ha bisogno dell’Europa per vendere.

Un tango ben orchestrato, in cui ogni passo ha il suo scopo… a meno che non ci sia una caduta di stile lungo il cammino.

E mentre il balletto va avanti, potremmo chiederci: quale futuro ci attende?

È possibile pensare a un’armonia globale, dove ritorna la possibilità di trattative pacate, o siamo destina a vivere in questa dissonanza di interessi?

Certo è che il gas russo, ormai, è diventato un simbolo di potere e resistenza, utilizzato come pedina in una scacchiera complessa fatta di alleanze, rivalità e opportunismi.

Purtroppo, per quanto ironico possa sembrare, il gas è diventato un elisir di lunga vita per le dinamiche di potere mondiali.

Così, complice il calo generale del prezzo del barile, le entrate da fonti fossili per il Cremlino quest’anno sono già di un terzo sotto a quelle di un anno fa.

Per sostenere i suoi sforzi bellici, Mosca dovrà attingere al suo limitato fondo sovrano.

Stati Uniti ed Europa stanno attualmente discutendo di questo tema: gli Stati Uniti cercano il sostegno europeo per i dazi contro la Cina, mentre l’Europa vuole l’assistenza degli Stati Uniti per tagliare le fonti di finanziamento di Mosca.

Un compromesso è possibile, dato che l’Europa chiede da tempo agli Stati Uniti di abbassare il tetto massimo del prezzo del petrolio russo a 45 dollari al barile.

E mentre gli Stati Uniti si preparano a cavalcare l’onda delle sanzioni, la Cina prende appunti e si prepara a danzare al ritmo del gas russo, facendoci domandare: chi vincerà davvero in questa corsa all’oro blu?

Forse, la vera risposta giace nel profondo dell’Artico, da dove il gas continua a fluire verso est, suggerendo che, al momento, il vero vincitore è chi riesce a far girare le valige delle navi gasifere.

Di certo, le scenate diplomatiche continueranno.

Che il gas fluisca, allora, e che il balletto geopolitico prenda piede.

La musica, per adesso, è suonata dai giganti, e noi, da lontano, non possiamo fare altro che assistere a questo straordinario spettacolo di fuochi d’artificio, domandandoci quale sarà il prossimo atto di questa opera buffa internazionale.

Di Admin

Rispondi

Scopri di più da Giornalesera.com

Abbonati ora per continuare a leggere e avere accesso all'archivio completo.

Continua a leggere