
**Quelli che “lui è un vero uomo”: una riflessione sulla mascolinità moderna**
Avete notato?
Ogni tanto, i nostri amici di destra si divertono a rilanciare fotografie artefatte di leader europei come Macron o Zelensky, etichettandoli come “effemminati”.
Sembra quasi che abbiano bisogno di dimostrare che l’idea di virilità in realtà non è mai andata di moda, ma sta combattendo una battaglia all’ultimo sangue contro il fantasma della mascolinità persa. E così, mentre noi, comuni mortali, ci preoccupiamo delle bollette e dei problemi quotidiani, loro si impegnano a smascherare l’“effeminatezza” dei potenti, come se fosse la causa principale dei nostri mali.
La propaganda russa, dal canto suo, ha confezionato un bel pacchetto di contenuti manipolati per il pubblico desideroso di conferme e attenuanti. Pensateci un attimo: un video farlocco di Zelensky che esegue la danza del ventre, spacciato per una performance dell’epoca in cui era ancora un attore comico. Non c’è che dire, la creatività di certi propagandisti è davvero all’avanguardia. Peccato che quell’incredibile capolavoro di editing non faccia altro che rivelare le insicurezze di chi lo condivide.
E a sinistra? Beh, sembrano così affascinati da quell’aura di virilità che a volte si dimenticano di essere stati pionieri nella difesa dei diritti civili. L’ondata di omofobia che avanza sotto la bandiera russa conosce bene i suoi sostenitori: Nichi Vendola, per esempio, si è recentemente esibito in un comizio in cui ha sbandierato menzogne russe, quelle stesse che verrebbero rigettate a piè pari in qualsiasi discussione seria sui diritti delle minoranze.
Ma come può un sostenitore delle minoranze LGBT, come si è sempre proclamato Vendola, sostenere un regime che nel 2013 ha messo al bando la “propaganda gay”? La legge fu poi ulteriormente rafforzata nel 2022 e nel 2023, grazie al sostegno della destra estremista russa. Parliamo di un governo che ha reso la manifestazione di identità omosessuale un illecito.
Eppure, qui in Italia, ci ritroviamo con una lista infinita di cialtroni, inclusa parte della sinistra, che ignora (o meglio, fa finta di ignorare) l’assenza di libertà per i russi e le loro minoranze. Come se la questione della virilità fosse più importante della vita e della dignità umana. Si assiste a una vera e propria contorsione cognitiva: “Sosteniamo Mosca, ma in fondo vogliamo bene anche a chi vive in quel regime!”, come se la contraddizione non fosse palese.
Nel frattempo, Putin, che da anni si fa ritrarre in meme mentre cavalca un orso con atteggiamento virile, continua a disseminare questo ideale di mascolinità che colpisce direttamente il cuore di tanti italiani. Quelli che evidentemente non hanno mai sentito il bisogno di riflettere sull’idea che la vera forza non consiste nel domare la natura, ma nell’abbracciare la complessità degli esseri umani. Quasi come gli orfanelli del Duce, adesso troviamo l’uomo forte che incarna “l’eroe nazionale”, colui che affronta “intramontabili destini” ma che, nella realtà dei fatti, non è altro che un codardo.
Per chi avesse dubbi, la grande ironia è che Putin si nasconde in un bunker, lontano dai suoi nemici, mentre ordina bombardamenti a distanza sui civili ucraini. Un vigliacco, afflitto da manie persecutorie, che vive nel terrore costante di essere colpito. E la proposta di Zelensky di recarsi a Kyiv? Mai e poi mai! Probabilmente, teme anche che potrebbe scoprire che la danza del ventre non è l’unico modo di ballare, che in realtà ci sono tantissime altre forme di cultura da esplorare e rispettare.
E così, eccoci qui, in un mondo dove la definizione di “vero uomo” sembra prendere forma nei meme o nelle frasi ad effetto, quando in realtà la vera forza si manifesta nel rispetto reciproco e nella volontà di lottare per quella libertà che tanto spesso viene ignorata. Perché alla fine, chi è il vero uomo? Colui che si erge forte e fiero su un palco a cavalcare la sua presunta superiorità, oppure colui che sostiene la dignità di tutti, anche quando questo significa andare controcorrente?
Tornando ai vari protagonisti di questa storia contemporanea, come possiamo chiamarli? Li chiameremo “il circo della virilità”. E involontariamente, si trasformano nelle caricature di se stessi, mentre tentano di rimanere ancorati a un’ideale di mascolinità che è già superato. Sì, perché nel grande balletto del potere, c’è più spazio per l’intelligenza, la compassione e il coraggio di essere vulnerabili, piuttosto che il bisogno di etichettare gli altri come “effemminati”.
Il vero uomo, in definitiva, non ha bisogno di cavalcare orsi o costruire muri invisibili per proteggere la sua immagine. La vera forza risiede nell’apertura alla diversità, nel riconoscere e accettare le sfide della vita. A questo punto, chi ha davvero bisogno di oscenità e bravate per sentirsi potente?
