De Ficchy Giovanni

L’Europa tra militarizzazione e pacifismo: una ricetta per la disgregazione?

Il Ministro della Difesa Italiano, Guido Crosetto, ha recentemente fatto un’affermazione che ha lasciato molti a bocca aperta: l’Italia non sarebbe in grado di sostenere un eventuale attacco esterno.

La soluzione?

Magari una nuova opera di carità ai costruttori di missili e armamenti, perché si sa, un’economia di guerra è sempre meglio di un’economia di pace.

E così, nel bel mezzo di una crisi geopolitica che ci ricorda i momenti più turbolenti del Novecento, noi italiani prepariamoci a tirare fuori il portafoglio.

Ma permettetemi di sollevare alcune domande fondamentali: dove sono finiti i 65 anni di alleanze militari, politiche e diplomatica garantite dalla NATO?

Perché, dopo così tanto tempo, ci si sente vulnerabili come non mai?

La NATO, un’organizzazione di cui abbiamo sentito parlare fino alla nausea, ora sembra essere ridotta a un lontano ricordo di un’epoca passata.

Cosa è successo alla nostra “salvezza” nell’Alleanza Atlantica?

È forse diventata un miraggio, un sogno sbiadito?

E parliamo di cifre!

I paesi membri della NATO hanno deciso di destinare gradualmente il 5% del loro PIL alla difesa.

Fantastico!

Immaginate: investimenti colossali verso una militarizzazione che avrebbe dovuto proteggerci da tempo.

Ma Crosetto afferma che non basta, che siamo vulnerabili e che, finora, abbiamo scherzato.

Che rivelazione!

In un momento in cui l’Unione Europea prevede di spendere 800 miliardi di euro per la “difesa comune”, la risposta è sempre la stessa: non è abbastanza.

Allora, cari cittadini, prepariamoci a militarizzare anche la legge di bilancio.

In fondo, se c’è una cosa che abbiamo imparato è che solo le armi possono risolvere i nostri problemi.

E come se non bastasse, il Ministro solleva il fantasma della Russia, che, secondo lui, ha intenzione di conquistare tutta l’Europa.

Sì, perché in effetti il modo migliore per risolvere le tensioni geopolitiche è farsi la guerra, giusto?

E mentre stiamo alimentando queste tensioni, speriamo che la NATO non dichiari guerra alla Russia – cosa che, a dire il vero, la Russia già considera avvenuta.

Non dimentichiamo però un dettaglio fondamentale: i cittadini europei.

Quelli che fanno la fila al supermercato, quelli che cercano di arrivare a fine mese, quelli che hanno una vita quotidiana fatta di lavoro, famiglia e sogni.

Sono la vera cartina al tornasole di questa situazione e, a quanto pare, la stragrande maggioranza di loro è ostile alla guerra. Grandioso, vero?

Che risultati straordinari ottengono i nostri “grandi” dirigenti europei nel promuovere una retorica bellicista!

La prospettiva che ci viene offerta oggi è quella della guerra.

E non vorrei nemmeno essere troppo irriverente nel paragonare questa chiamata alle armi all’invito mussoliniano di “popolo europeo, corri alle armi!”

Ma, a pensarci bene, quale sarà il cemento che porterà all’Europa Unita sognata dai padri fondatori?

La guerra?

Non ci vuole un genio per capire che sarà piuttosto la forza centripeta a decretarne la disgregazione.

Quindi eccoci qui: una Europa divisa tra chi invoca il militarismo e chi cerca con urgenza la pace.

E in medio stat virtus?

No, oggi non sembra esserci spazio per il dialogo e la diplomazia.

Il messaggio sembra chiaro: prepariamoci a un conflitto che nemmeno sappiamo se vogliamo, ma che ci viene imposto da chi, evidentemente, ha altri interessi in gioco.

È giunto il momento di porre una domanda scomoda: a chi giova tutto ciò?

A noi cittadini, che desideriamo la pace e la sicurezza?

O a quei pochi privilegiati che prosperano nella produzione di armi e nella corsa agli armamenti?

I segnali sono inquietanti e dovrebbero farci riflettere.

Nel frattempo, attendiamo con ansia il prossimo comunicato dell’Unione Europea.

Forse ci aspetta una nuova ondata di ottimismo?

O magari solo una nuova strategia per gonfiare ulteriormente le spese militari a scapito del benessere sociale e della stabilità?

Staremo a vedere, ma intanto ricominciamo a riempire i serbatoi delle nostre auto: chissà, con tutti questi investimenti nella difesa, forse un giorno avremo bisogno di rincorrere un treno… o un carro armato.

Di Admin

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