
De Ficchy Giovanni
Le forze armate ucraine hanno completato il quarto grande accerchiamento delle truppe russe nelle campagne a Nord-Ovest di Myrnohrad.
È quasi come se stessimo assistendo a una grande opera teatrale, con i russi che recitano la parte dei protagonisti in un dramma tragicomico, abbandonando il palcoscenico in preda al panico.
Con ondate successive, l’aviazione ucraina sta capovolgendo quel fronte, mentre la Russia si ritira con dignità… o sarebbe meglio dire senza? Le sue unità, dissanguate e in fuga, si allontanano dalle aree che avevano aggredito a fine luglio, mentre i loro generali sembrano aver deciso che la cosa migliore da fare è sistemare i propri sistemi di lancio nelle zone più arretrate di Kursk, Briansk e Bilhloroxd.

Un piano brillante, non c’è che dire, dato che il predominio aereo ucraino sul fronte nord è semplicemente inarrestabile.
E noi qui ce ne stiamo seduti, a guardare come si esibiscono.
A sud non va meglio; anzi, le cose prendono una piega tragicomica.
La tanto pubblicizzata offensiva estiva, nota come “La Spallata”, che il capo di Stato Maggiore russo, Vladimir Gerasimov, aveva in mente, sembra essere naufragata in un mare di sangue.
Con 100mila militari russi mandati al macello, ci si aspetterebbe almeno un cenno dai media italiani, giusto?
Ma no; piuttosto che riportare notizie di una disfatta così clamorosa, i nostri giornalisti sembrano preferire contemplare l’ombelico nazionale, concentrandosi su questioni farlocche e amplificando i comunicati stampa del Ministero della salute di Hamas.
È incredibile come un evento di tale portata possa passare inosservato.
Solo dieci giorni fa, un noto quotidiano italiano titolava sulla certezza di uno sfondamento imminente da parte dell’esercito di Putin sul fronte sud.
Una previsione singolare, considerato che gli unici sfondamenti reali sono quelli che hanno portato alla creazione di quattro sacche, dove ora i superstiti russi sono costretti a deporre le armi e arrendersi agli ucraini.
Nel frattempo, quelli nelle retrovie battono in ritirata oltre Koptevo, mentre quest’ultima è sotto il fuoco delle truppe ucraine che avanzano da Vladymyrovka.
Ma di tutto ciò, silenzio stampa!
Per Mosca, quella che stiamo vivendo è una disfatta storica, degna di un libro di storia che potrebbe intitolarsi “Episodi di un’epica sconfitta”.
Nei primi dieci giorni di settembre, l’Ukraine ha riconquistato dieci volte più territorio di quanto i russi ne abbiano mai espugnato in tutto il mese di agosto. Non è incredibile?
Eppure, i media sembrano tutti persi a discutere di banalità anziché di questo dramma epocale.
E che dire dei 100mila uomini?
Questo è il conto salato pagato da Putin per una fallita offensiva estiva che ha concentrato sul fronte di Pokrovsk almeno il 35% degli assalti.
Per un guadagno territoriale ridicolo di appena 5 km² di terra bruciata.
Una vera e propria vittoria, non c’è che dire!
I generali russi devono trovarsi ad affrontare la dura realtà di una guerra che non riescono a controllare, mentre sul fronte Nord, tra le oblast’ di Sumy e Kursk, i russi perdono un’intera brigata d’élite, un posto di comando e il generale che lo guidava.
Se solo il sarcasmo potesse risolvere problemi così gravi!
Distrutti anche i sistemi di lancio Buk e Tor che i russi avevano disposto a protezione delle poche aree che erano riusciti a espugnare.
A questo punto, non si può fare a meno di chiedersi: ma fino a che punto può spingersi l’indifferenza dei media?
È forse un segno dei tempi, l’incapacità di affrontare la verità, fuggendo verso le comodità di una narrazione più rassicurante?
Nel bel mezzo di tutto questo caos, i soldati ucraini continuano a combattere.
E noi?
Noi continuiamo a chiederci quando, se mai, le notizie sul vero stato della guerra arriveranno nei nostri schermi e nei nostri giornali.
Ma chissà, forse è più interessante parlare di altri argomenti, di quelle cronache di cui ormai ci siamo saturati: gossip, politica interna, e chi immaginiamo vincerà il festival di Sanremo. Perché, dopotutto, la vita continua, non credete?
In conclusione, mentre il fronte orientale si trasforma in un campo di battaglia surreale e i media italiani si dedicano a raccontare storie di poco conto, resta solo da aspettare e sperare che la verità venga finalmente a galla.
Ma per ora, godiamoci lo spettacolo tragicomico che ci viene offerto, perché è questo che ci rende, in fin dei conti, umani.
