L’elezione di Rodrigo Paz Pereira a presidente del Senato boliviano segna la fine di vent’anni di socialismo e l’affermazione di una nuova era di centrodestra.
Paz ha dichiarato che la Bolivia sta “riconquistando il suo posto sulla scena internazionale” e ha riferito di aver ricevuto le congratulazioni da Donald Trump.

Rodrigo Paz Pereira, il figlio e pronipote di presidenti, si è ritrovato a vincere un ballottaggio in Bolivia – un evento raro quanto l’apparizione di un unicorno.
Il suo avversario?
Nientemeno che Jorge Quiroga Ramirez, l’ex capo dello Stato, in una gara tra centristi che ha fatto impallidire anche i più accaniti fan del dramma politico.
Paz ha strappato quasi il 55% dei consensi, ponendo fine a un ventennio dominato dal Movimento al Socialismo (Mas) di Evo Morales.
Sì, proprio lui, quel Morales che ha fatto storcere il naso a tanti con le sue aspirazioni socialiste.
Ma chi è realmente Rodrigo Paz?
Un moderato, dicono.
Un riformista, giurano.
La sua proposta?
Una “terza via” tra il Mas e le tentazioni del liberismo.
Ma, per favore, non chiamiamolo “centrista” – suona troppo simile a “poco convinto”.
Con il suo backgound familiare, potremmo dire che Paz è nato con il martello e il chiodo già conficcati nella testa.
La questione è: riuscirà davvero a costruire qualcosa di significativo, o sarà solo l’ennesimo protagonista di un romanzo boliviano dalle sfumature tragico-comiche?
UN CAPITALE INFORMATIVO
Paz ha affermato che il capitalismo boliviano non segue la logica del capitalismo consumistico.
Ma, sinceramente, chi potrebbe aspettarsi che un giovane presidente parlasse del consumismo?
In un Paese dove gran parte dell’economia è ancora informale, di fronte a un mercato pieno di attività non registrate, Paz ha l’ardire di proporre la formalizzazione dell’economia.
In altre parole, vuole che le persone possano accedere al credito senza dover ricorrere agli strozzini.
Un’idea quasi rivoluzionaria!
Immaginate solo per un attimo: un contadino boliviano che, dopo anni di lavoro non riconosciuto, decide di chiedere un prestito.
“Sì, prenda pure! Solo che ci servirebbero i documenti di identità, le prove di reddito…”
Ah, la burocrazia!
Paz sembra un po’ come un mago con un cappello vuoto; speriamo, però, che abbia qualche trucco interessante sotto il cilindro.
UNA TERZA VIA PER CHI?
Ma davvero crediamo che il popolo boliviano possa farsi sedurre da questa brevissima proposta di terza via, o la guarderà con il medesimo scetticismo di un vegano di fronte a un barbecue?
Gli elettori di Paz possono aver sognato la libertà dal potere socialista, ma ora devono affrontare la dura realtà: cosa significa davvero “capitalismo popolare”?
È un termine che suona bene nei discorsi, ma nel concreto, cosa porterà alla gente?
A questo proposito, è difficile non notare come il concetto di “capitalismo produttivo e commerciale” sia vagamente definito.
Non è che Paz stia solo cercando di mettere insieme termini accattivanti per lanciare un messaggio che, dietro la facciata, possa benissimo rimanere vuoto?
Dopotutto, l’arte della politica prevede che alle promesse facili si accompagnino sempre le difficoltà impreviste.
IL PALCOSCENICO GEOPOLITICO
La Bolivia si trova al centro di una battaglia geopolitica tra Stati Uniti e Cina e, con Paz al comando, il rischio è che il Paese diventi un campo di battaglia per le idee.
Ci ritroveremo a discutere se comprare più tecnologia cinese o restare fedeli ai vecchi amici americani. Nel bel mezzo della confusione, il buon Paz cercherà di tenere insieme tutti i pezzi.
Ma chi può dirlo?
Il mondo della geopolitica è affascinante e complesso, proprio come un puzzle di mille pezzi in cui manca sempre quello centrale.
L’ALBA DEI NOSTRI TEMPI MODERATI
“E allora, ci riuscirà?”
Un interrogativo legittimo e, al contempo, una domanda retorica.
Paz porta con sé le ambizioni di una dinastia, l’eredità di successi e fallimenti.
Siamo pronti a vedere se saprà trasformare il presente spettrale della Bolivia in un futuro luminoso, oppure se si unirà all’elenco dei leader che si sono illusi di poter cambiare il corso della storia armati solo di belle parole e promesse sfuggenti.
Se dovessimo scommettere, punteremmo sul fatto che Paz avrà i suoi sostenitori entusiasti, ma anche i critici ferventi.
Tuttavia, in questo teatro della vita, fra applausi e fischi, ciò che conta è come reagirà di fronte a ogni sfida.
Sarà un campione di coraggio o si trasformerà in un semplice spettatore della propria amministrazione?
Infine, mentre osserviamo il percorso di Rodrigo Paz, possiamo solo sperare che il suo governo non si trasformi nell’ennesima rivisitazione della commedia boliviana.
Se è vero che le ambizioni nei suoi confronti sono elevate, non dimentichiamoci che le aspettative possono essere irrimediabilmente disattese.
In un gioco di scatole cinesi politiche, chi sa mai quali sorprese si nascondono dietro la prossima apertura?
In sintesi, rimaniamo con il fiato sospeso, tra un sorso di mate e l’altro, a scrutare il panorama boliviano in attesa di vedere se lo sviluppo di una terza via porterà a nuove strade, o se si trasformerà semplicemente nel solito labirinto senza uscita.
L’unica cosa certa è che la magia della politica non smette mai di incantarci, costringendoci a chiederci: quale sarà il prossimo atto in questo spettacolo?
