Ah, il cinema!

Quel magico mondo dove la fantasia supera la realtà e i sogni si materializzano in un proiettore.

Ma se ci fermassimo un attimo a riflettere, potremmo chiederci: il cinema è davvero di sinistra?

Bernardo Bertolucci, quel maestro del cinema, afferma che ogni film è politico.

Il cinema è probabilmente la forma d’arte più legata al mercato: servono soldi, produzioni, distributori, agenzie e persone disposte a pagare un biglietto per far funzionare la macchina.

Data la sua natura industriale, tende a riflettere i rapporti di potere del contesto in cui emerge, rivelando chi detiene il controllo sulla narrazione.

Pertanto, credo che i film, in un dato momento e luogo, tendano a convergere verso direzioni molto simili.

Il cinema, pur ben fatto e coinvolgente, può talvolta risultare prevedibile, controllato e inoffensivo.

Che sorpresa!

Chi l’avrebbe mai detto che raccontare storie implica un punto di vista?

Forse dovremmo anche considerare che il cielo è blu e che l’acqua è bagnata.

Ma andiamo avanti.

La confusione regna sovrana nel mondo culturale.

Qui, persone che esprimono un’opinione tendono a mescolare il proprio posizionamento identitario con l’impegno politico, come se entrambi fossero ingredienti segreti per una pietanza gourmet.

Si tratta di una miscela pericolosa, ma niente paura!

Non serve che ognuno di noi diventi un attivista; basta avere un po’ di buon senso e un pizzico di responsabilità.

Cerchiamo affinità e conferme: crescendo, troviamo sensate solo le idee che rafforzano la nostra visione del mondo.

Eppure, le dichiarazioni fatte da personaggi pubblici sembrano atteggiamenti della diplomazia più cauta, come se avessero appena mangiato un limone acido.

Il risultato?

Nessuno scontentato – tranne gli spettatori, ovviamente.

Prendiamo ad esempio Elio Germano.

Oh, l’attributo “coraggioso”, sempre in prima fila!

Se il nostro attore preferito sale su un palco e proclama che palestinesi e israeliani meritano pari dignità, diremmo che ha messo a rischio la propria carriera?

Ma per favore!

Lui ha semplicemente aperto un dibattito che tanti altri eviterebbero di affrontare.

Ma guai a celebrarlo, non ci sia mai!

Bene tagliare, perché si spende molto e senza controllo.

La galassia rossa protesta ma i dati sono chiari.

Tra spesa ed incassi, c’è un abisso.

Basta finanziare film che spesso non vanno neanche in sala.

Il cinema italiano si risolleva con buone storie interpretate da buon attori.

Altro che un Germano qualsiasi.

Ma che dire di Michele Morrone?

Ah, lui sì che ha azzardato.

In un momento di pura verità, durante la trasmissione di punta di Rai 2, si è “rotto bellamente il cavolo” del cinema italiano.

Sì, avete capito bene!

Un uomo forte e coraggioso che tira fuori il tema dell’egemonia culturale della sinistra e dell’amichettismo.

Un uomo che non ha paura di dire la verità, anche quando scomoda i poteri forti.

Un uomo che si batte per la libertà di pensiero e di espressione, contro ogni forma di censura e di indottrinamento.

Un uomo che difende i valori tradizionali e l’identità nazionale, senza cedere al politicamente corretto e al pensiero unico.

Un uomo che crede nel merito e nella competenza, e che si oppone al sistema delle clientele e delle raccomandazioni.

Un uomo che guarda al futuro con ottimismo e con fiducia, ma senza dimenticare il passato e le radici.

Un uomo che è un punto di riferimento per tutti coloro che si sentono orfani di una politica seria e coerente.

Purtroppo, la verità, come sempre, ha un prezzo.

Dopo appena 24 ore dall’esplosione del suo coraggio, Morrone ha fatto il grande passo indietro e si è scusato pubblicamente.

Ma cosa è successo?

I manager secondo voi fanno counseling morale?

Magari gli hanno consigliato: “Fai attenzione al circolino, non inquinarlo troppo.”

Oppure, più semplicemente, si è accorto da solo che il suo sfogo era un po’ generico.

E ora veniamo al malessere del quale Morrone parlava.

Oh, non è solo lui a sentirlo!

Esiste una frustrazione palpabile, un disagio verso questo ambiente culturale autoreferenziale e ostile.

C’è gente che va al cinema, legge libri e partecipa a eventi culturali che si sente moralmente superiore agli altri, come se avesse scoperto l’eldorado della cultura.

Quelli che restano fuori?

Oh, sono considerati cafoni mediocri e ignoranti.

Una sorta di club esclusivo, dove chi non capisce il significato profondo di un’opera d’arte è automaticamente relegato alla categoria dei “non autorizzati”.

Come se la cultura fosse un abito di alta moda, e non potessimo permettercelo.

La vita, ovviamente, non è così semplice.

Ci sono persone che semplicemente vogliono godersi un film senza dover analizzare ogni singola inquadratura come se fosse Einstein a spiegare la relatività.

E ora, torniamo alla domanda iniziale: il cinema è di sinistra?

Forse la vera risposta è che il cinema è di tutti.

O, almeno, dovrebbe esserlo.

Invece, alcuni lo utilizzano come strumento di propaganda, mentre altri si arrabbiano se qualcuno prova a discutere sul potere della narrazione.

La verità è che il cinema ha il potere di unirci, di aprire dibattiti, di stimolare pensieri critici… o di farci semplicemente ridere fino alle lacrime.

In ultima analisi, il cinema è un riflesso della società, un specchio deformante in cui ognuno può vedere ciò che si aspetta di trovare.

Non c’è bisogno di incasellarlo in un angusto spazio politico

Lasciamo che il cinema sia quello che è: un mezzo per esplorare emozioni, storie e, perché no, anche la follia umana.

E ricordiamoci che, quando ci sediamo in sala, ciò che davvero conta è il popcorn e le risate — tutto il resto è solo rumore di fondo.

Di Admin

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