
Chi non salta comunista è: il manifesto di un popolo in movimento**
Ed eccomi, pronto a lanciarmi nel vortice della polemica, armato di sarcasmo e prontezza di spirito. La recente serata politica di Giorgia Meloni a Napoli ha offerto l’ennesimo spettacolo da non perdere: la Premier che salta insieme alla sua gente, esprimendo un sentimento di appartenenza che, con buona pace della Sinistra, sembra effettivamente autentico. «Chi non salta comunista è»: un coro che riecheggia come un inno di battaglia per quelli che si sentono finalmente rappresentati.
Ma di fronte a quest’immagine di vivacità, ecco emergere, come sempre, il disegno dell’indignazione programmata.

Oh, che sorpresa!
Gli stessi che parlano di unità nazionale, che tollerano cori ben più gravi, sollevano le loro voci agitate in segno di protesta contro un semplice salto. Ridicoli, patetici, ci sono stati più indischiamenti di dignità in una parodia di varietà.
Prendiamo Sandro Ruotolo, popolare giornalista da salotto e maestro dell’indignazione ad orario fisso. Parla di «gita da fascistelli» ma si dimentica di guardare negli occhi quel popolo, quel popolo che lui stesso disprezza.

Immagino che a Napoli, tra la gente vera, i suoi pensieri di alto profilo (e bassissimo impatto) non facciano molto eco.
E poi c’è Andrea Scanzi, il grande moralizzatore. L’individuo che fa del sarcasmo il suo pane quotidiano e dell’invettiva la sua arte.
Un personaggio che, seppur abile, non riesce a cogliere l’essenza del cambiamento che sta accadendo.
Al contrario, si scaglia contro Meloni e il suo pubblico, deridendo le loro aspirazioni con battutine degne di un cabaret di terz’ordine.
Questo signore, che trasuda “cultura” dalle sue parole, si dimostra però un incompetente quando critica il popolo che canta – come se l’allegria fosse un male peccaminoso!
Ironicamente, il suo apice di meschinità emerge quando si permette di deridere la Premier, usando vocaboli come “caciottara”, mentre lui stesso si erge a paladino dello stile.
Ma dove era quando le sue fughe di stile venivano messe in scena da Schlein e Zan sul carro del Pride?
Lì tutto era bello, colorato, inclusivo… incredibile coerenza!
E arriviamo al momento comico: Scanzi afferma che “più Meloni fa la popolana, più prende voti”. Scusate, avevo perso la mascella per la sorpresa!
Ma forse ha ragione: Meloni parla da persona, non da pupazzo del politicamente corretto.
E che dire di quelli che deridono e disprezzano il popolo?
Ogni attacco alla Meloni diventa carburante per lei, mentre la Sinistra sembra sempre più distante dalla realtà.
La verità incomoda è che ogni volta che la Sinistra si scaglia contro Meloni, lei ascende.
Ogni derisione posta, in un momento di acrimonia, si tramuta in consenso.
È un assioma: insultano, e perdono. Scanzi lo sa, ma l’ossessione per Meloni e il suo popolo lo consuma. Cosa può fare se non lanciare veleno?
E mentre loro saltano su binari morti, noi andiamo avanti.
Con serenità, con forza e con un popolo che si riscopre fiero di essere tale.
Perché, alla fine, ciò che resta è solo un rumore: il rumore delle voci che non contano, di chi cerca di far credere di avere un peso che non ha.
Ma non è così, perché il popolo è tornato a saltare, e il ritmo non si ferma.
