
Questa lettera che abbiamo ricevuto e pubblichoamo di seguito:
Egregi giudici, mi permetto di rivolgermi a voi con una certa dose di ironia e sarcasmo, come Italiano orgoglioso e Meridionale fiero.
Sì, proprio io, uno di quelli del “Sud dimenticato”, quel luogo che per troppo tempo è stato osservato, discusso e, spesso, ignorato.
Ma sapete cosa?
Non stiamo qui a chiedere privilegi, ma solamente rispetto, dignità e infrastrutture che possano finalmente portare il nostro bel Paese verso il futuro!
Parliamo del Ponte sullo Stretto di Messina, che non è solo un capriccio estetico o un capriccio politico. Ah, no!
È un tassello fondamentale del corridoio ferroviario Scandinavo-Mediterraneo, un’arteria strategica che l’Europa ha riconosciuto e finanziato.

Il 6 agosto 2025, il CIPESS ha finalmente messo le mani su quel progetto, approvando non solo il piano economico-finanziario, ma anche avviando una riqualificazione dell’area dello Stretto.
Fantastico, vero?
Eppure, eccomi qui, a dover constatare che la vostra decisione di negare il visto di legittimità alla delibera CIPESS sembra essere l’ennesimo freno che grava sul Mezzogiorno.
Certo, capisco perfettamente il vostro ruolo di garanzia e la necessità di vigilare sugli atti.
Ma permettetemi di dire che c’è una sproporzione evidente tra i rilievi tecnici, tutti sanabili, e il danno che un blocco perpetuo infligge a una comunità che attende quest’opera da oltre mezzo secolo.
Per favore, non facciamo i puntigliosi!
Iniziamo col primo punto: la direttiva Habitat.
Oh, la burocrazia europea!
La direttiva indica chiaramente il percorso da seguire: Valutazione di Incidenza, parere della Commissione VIA/VAS, e, naturalmente, eventuale deroga IROPI se motivata da un interesse pubblico primario.
Bene, questo percorso è stato seguito!
La Valutazione di Incidenza è stata brillantemente eseguita, la Commissione tecnica ha dato il via libera e il Governo ha approvato la delibera IROPI.
Se la vostra richiesta è quella di migliorare ulteriormente il dossier ambientale, va bene… ma non trasformiamolo in un ostacolo insormontabile, per favore!
Ricordate: meno traffico navale, meno emissioni, e meno inquinamento.
Ma chissà, forse il buon senso è un optional qui?

Passiamo al secondo punto: il contratto con Eurolink.
Ah, il consorzio scelto tramite gara internazionale!
Un amore turistico temporaneo, che ora, per miracolo burocratico, è stato aggiornato come se fosse un semplice vestito da cambiare.
Il contratto non è stato sostituito, giusto? Ha solo subito delle variazioni secondo l’articolo 72 della direttiva appalti!
E parlando di costi che aumentano: chi lo avrebbe mai detto?
Inflazione, requisiti di sicurezza più severi e opere complementari… ecco, ora mi sento quasi nostalgico per quando era tutto più semplice.
Ma davvero!
Parlare di “nuovo appalto” è come dire che una pizza margherita può essere chiamata gourmet semplicemente perché si aggiunge un filo d’olio.
Voltiamo pagina e affrontiamo il terzo punto: il parere dell’Autorità di Regolazione dei Trasporti.
Ora, il PEF del CIPESS è un documento previsionale.
Il parere dell’ART è opportuno, certo, ma non è mica il vostro oracolo! Può intervenire nelle fasi successive, quando le tariffe dovranno essere definite.
Qui si stanno pianificando scenari economici, non stiamo imponendo pedaggi astronomici!
Quindi, smettiamola di vederlo come una violazione insanabile; è più una richiesta di integrazione, un piccolo ritocco, se vogliamo.
E vorrei dirlo con la franchezza tipica dei meridionali: il Ponte non è solo un’opera utile, è una necessità storica! Permettetemi di ripetere: STORICA!
Significa ridurre l’attraversamento a pochi minuti anziché ore.
Significa dare continuità territoriale vera, non solo sulla carta.
Significa integrare la Sicilia nella rete logistica e ferroviaria europea.
E per finire, significa posti di lavoro, indotto, riqualificazioni urbane e competenze che faranno invidia al mondo intero!
Non stiamo chiedendo una passeggiata nel parco, signori.
Siamo milioni a desiderare questa opera non per comodità, ma per necessità civile, sociale ed economica.
E io, da Meridionale, ho il dovere morale di chiedervi di valutare non solo gli aspetti formali, che possono essere sistemati, ma l’impatto che una vostra decisione ha sul futuro di milioni di cittadini!
La vostra funzione di controllo è sacra, certo, ma lo è anche il diritto di un territorio di non essere bloccato continuamente da interpretazioni eccessivamente restrittive.
Ma che ne so, magari volete mantenere un Sud sempre immobile e dipendente!
Io vi chiedo, dunque, di permettere che queste correzioni vengano effettuate senza trasformare rilievi tecnici in una condanna politica.
Il Ponte è realizzabile, compatibile, strategico, e soprattutto, è giusto!
Firmo questa lettera non per interessi personali, ma per orgoglio: l’orgoglio di appartenere a una Terra che vuole rialzarsi e che non accetta più di subire ritardi, scuse e un immobilismo paralizzante.
Con rispetto, ma con la determinazione di chi ha atteso abbastanza, vi invito a riflettere.
Non lasciate che l’afflizione di documenti e leggi vi impedisca di vedere il quadro generale.
Perché alla fine, un ponte non è solo un pezzo di ingegneria, ma un sogno che potrebbe finalmente diventare realtà.
Con cordialità e Osservanza
Un Meridionale in cerca di risposte.
