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I megafoni della propaganda russa in Italia: il trionfo del sarcasmo

Siamo entrati in un’epoca in cui i megafoni della propaganda russa risuonano sempre più forti, non solo nei corridoi di Mosca, ma anche nelle piazze di Bruxelles.

E chi si erge a paladino di questo nuovo risveglio? Naturalmente “L’Antidiplomatico”, che, come un buon cuoco, ha iniziato a mescolare ingredienti tossici e disinformazione per servire una ricetta avvelenata contro il trattato Mercosur.

Facile, no?

Basta agitare un po’ di paura e il gioco è fatto.

Ricordate il CETA?

Quel trattato che, oh miracolo, ha favorito le nostre produzioni locali mentre l’aria era pregna di catastrofi imminenti.

Ecco, ora ci troviamo di fronte a un’altra faida.

I trattori che protestano a Bruxelles sono diventati i nuovi gladiatori del popolo, mentre Bruxelles viene dipinta come l’arena dei ‘biechi affaristi’. Veramente?

Davvero pensiamo che ogni decisione europea sia presa in una sala piena di uomini in giacca e cravatta che scherzano sul modo migliore per sfruttare il “povero” contadino italiano?

Ma certo, che fantasia!

La guerra ibrida, a quanto pare, non è solo una questione di missili e droni, ma anche di social media e articoli spazzatura.

È un’arte sottile quella di seminare disaffezione e disarticolare la nostra società.

Dobbiamo ammettere che l’intelligenza di alcuni fa quasi invidia: come si fa a trasformare il diritto di espressione in uno strumento per creare caos?

Un vero talent show di manipolazione!

E la questione dei vaccini?

Ah, che capitolo!

Da un lato ci sono scienziati e ricerche, dall’altro il coro delle voci che “sanno” come funziona la salute pubblica.

Se solo potessimo prendere un caffè con questi esperti, chissà quali segreti scopriremmo!

Ma ahimè, le fonti affidabili non sembrano avere lo stesso appeal del misterioso guru anti-vaccinista che arriva a casa tua tramite un video virale.

Magari potremmo fargli una statua in piazza.

Le energie rinnovabili?

Già, un altro tema da cavalcare per cavalcare il malcontento. “Ritornare al carbone!”, dicono alcuni.

Perché mai dovremmo andare verso il futuro quando possiamo rivivere la gloriosa era dell’inquinamento?

Bene, ci congratuliamo con chi riesce a trasformare ogni passo verso l’innovazione in un pretesto per evocare fantasmi del passato.

E, naturalmente, tutto ciò serve a far accettare modelli autoritari come “valide alternative” alla democrazia.

Che geniale mossa!

Non è un fenomeno nuovo, né una novità nel panorama politico.

Nazifascismo e totalitarismo sovietico erano maestri nel riscaldare i cuori del popolo con discorsi patriottici.

Ma oggi, oh, quanto è più semplice!

Abbiamo tecnologia e social media che fanno il lavoro per noi.

Sì, perché chi ha bisogno di comizi o cinegiornali quando puoi inviare un tweet per diffondere false informazioni?

È come avere un megafono in tasca, pronto all’uso per diffondere il panico.

E così continuiamo a navigare in un mare di disinformazione.

Tutti in guardia, quindi.

Finché non ci rendiamo conto che siamo tutti attori in questa commedia tragica.

La domanda sorge spontanea: come combattere efficacemente questa propaganda?

Con contromisure?

Certo, e speriamo che queste non violino il sacrosanto diritto di espressione.

Dopo tutto, chi non ama una bella discussione, anche se priva di fondamento?

In definitiva, il sarcasmo diviene il nostro salvagente in questo oceano di confusione.

Se non altro, ci offre un modo per riderci su mentre il mondo attorno a noi si sgretola.

Prendiamo esempio da quelli che sappiamo farlo meglio: i megafoni della propaganda.

E ora, vi prego, passateci il popcorn, perché il prossimo atto di questo spettacolo è dietro l’angolo!

Di Admin

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