Cuba si prepara a festeggiare l’anniversario della Rivoluzione….



E così, eccoci qui, sull’orlo di un nuovo anno, dopo aver passato il 2025 in una sorta di dolce coma collettivo.

Un anno che, a dir poco, ha fatto sembrare la giovinezza del mondo una festa di compleanno rispetto al teatro dell’assurdo che abbiamo vissuto.

Centinaia di migliaia di vite spezzate tra Ucraina, Gaza, Sudan e altri angoli dimenticati, mentre il nostro bel pianeta continua a girare come un pallone nel cortile di una scuola, senza alcun segno di responsabilità da parte della comunità internazionale.

Bravo, bravo, applausi!

Ma permettetemi di soffermarmi su un aspetto sorprendente: l’indifferenza.

Tac, tac, il tamburo dei populismi rullava, batteria forte e chiara, proprio mentre le notizie di tragedie umane passavano come messaggi pubblicitari tra un intermezzo di soap opera e una serie di annunci per il prossimo smartphone uscito.

Ah, l’arte della distrazione!

Con un pizzico di prudenza, un pizzico di tatticismi – si sa, la politica è come un atto di magia, dove una nuvola di fumi ricopre la verità.

E non possiamo nemmeno trascurare il recente sondaggio Ipsos sul conflitto ucraino.

Ah, che perle di saggezza!

Il 49% degli italiani desidera una pace immediata. Meraviglioso!

Ma… aspetta un attimo… il 36% di quel 49% è pronto a vedere gli ucraini cedersi territori, come se parlassimo di autografi invece che di famiglie e case distrutte.

Un bel regalo di Natale, vero?

Cedere territori a un dittatore?

“Dai, non ti preoccupare, sono solo terre! Che vuoi che sia per un po’ di pace?”.

Strano come la storia ci insegni sempre le stesse lezioni, ma evidentemente alcuni di noi hanno deciso di ignorare i libri di storia in favore di Netflix.

Queste stesse persone, i nostri amici e vicini, chiedono a chiunque voglia difendere il diritto internazionale di “andare al fronte”.

Ma certo! Perché, che male c’è nel mandare altri a combattere mentre noi ci gustiamo un bel gelato sul divano?

“Ah, non supportiamo più Kyiv,” dice il 13% del campione Ipsos con nonchalance.

Non sono guerrafondai, no!

Sono solo pacifisti travestiti, come quei clown nei circhi che sembrano spaventosi e divertenti allo stesso tempo.

E se pensi che questo sia già abbastanza surreale, ecco che entra in scena la generale indifferenza per la sorte delle vittime.

Molti italiani si dicono “stanchi”.

Ma stanchi di cosa?

Di seguire le notizie?

Di sentirsi coinvolti?

Immaginate le famiglie in fuga dalla guerra, costrette a contare le macerie delle loro vite, che sentono questa stanchezza provenire dai divani dei loro concittadini.

È come se dicessero: “Oh, poverini, devono essersi affaticati a guardare le immagini della guerra. Davvero un peccato!”.

Giusto?

E però, non per rimarcare il dramma, ma quelli che realmente meritano di essere stanchi sono coloro che vedono ammazzare i propri cari o perdere la casa – e noi qui, comodamente seduti, a lamentarci di quanto sia pesante la vita.

Quella vera stanchezza è stata soppiantata dalla nostra insipida, comoda “stanchezza da opinione” – la stanchezza di chi non ha nulla di cui preoccuparsi, tranne il fatto di non poter dire la propria in un talk show domenicale.

E a ben pensarci, questa “stanchezza” è alimentata anche da un sistema radiotelevisivo italiano tossico, sul quale vi consiglio di riflettere.

Sì, quel circo di clown, corrotti e cinici, che riempiono il dibattito pubblico di egoismo e vile futilità.

La televisione italiana potrebbe tranquillamente essere considerata la rappresentazione dell’inferno dantesco, con tanto di anfratti e gironi, dove chi lo guarda rimane avviluppato in un gorgo di insensatezze.

E noi, come marionette, continuiamo a ballare al suono del loro strano violino.

Non sappiamo se il 2026 sarà migliore o peggiore. Potrebbe rivelarsi un anno da eroe o uno da villain, ma di certo dobbiamo prepararci a vivere con questa canea di disfattisti, di mistificatori e di “ho il diritto di non sapere”, che ci accompagnerà anche nell’anno nuovo.

Sarà tutto un bel da farsi, tra discussioni senza senso sui social e analisi di esperti che, a quanto pare, sono diventati i nuovi guru della nostra epoca.

In conclusione, facciamo un brindisi a ciò che ci aspetta.

Che siano drammi o commedie, continueremo a vivere in questo assurdo spettacolo chiamato vita, sperando che la prossima volta qualcuno abbia il buon senso di darci il copione prima di salire sul palco.

Buon 2026, a tutti!

Di Admin

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