Mentre Giorgia Meloni tenta di incastrare il complicatissimo puzzle del caos globale – tra stretto di Hormuz e crisi energetiche che più nere non si può – ecco che dall’opposizione arriva puntuale la risposta che solo loro sanno regalare: un nulla cosmico dal sapore surreale.

Invece di afferrare il bandolo della matassa e fornire qualche soluzione concreta, preferiscono levare al cielo le loro voci lamentose, dipingendo le missioni diplomatiche per la sicurezza nazionale come le più grandi “fughe” dalla realtà.

Peccato che vorrebbero il premier incatenato in Parlamento a riferire sul niente, esattamente come se la nazione si potesse governare con chiacchiere da bar sotto Natale.

E sì, proprio quella stessa opposizione che invoca a gran voce la violazione del Patto di Stabilità – come se fosse una bacchetta magica pronta a risolvere ogni problema – ma nel momento critico boicotta qualsiasi tentativo di usare i fondi per l’innovazione contro l’emergenza bollette.

Un paradosso che rasenta la tragicommedia: chiedono soldi per spendere meno energeticamente, ma poi tergiversano come attori di una soap opera improvvisata, incapaci di mettere mano alle leve del governo.

Insomma, una sinistra messa peggio di una pianta grassa senza acqua in inverno, che dà vita a un’esibizione plastificata di viltà intellettuale e cecità strategica degna di un premio Oscar.

Ma passiamo ai suoi elettori, veri figuranti di uno spettacolo teatrale in cui la rivoluzione si cerca disperatamente nei pantoni dell’armocromia – perché evidentemente la protesta politica si traduce oggi in saper scegliere il colore giusto da indossare. Creature mitologiche convinte che un hashtag possa magicamente far scendere il prezzo del gas; come se il web fosse il nuovo ministro dell’Economia.

Sono gli stessi che applaudono la tizia che si nutre di pastasciutta antifascista, la santa patrona delle coalizioni anti-USA: un delirio vintage anni ’70 che fa quasi tenerezza per quanto è fuori tempo massimo.

E domani?

Domani questi strepitosi professionisti della blaterazione strumentale – capaci solo di argomentazioni così inutili da sembrare acqua in inverno per una pianta grassa – tornano a far sentire la loro voce a suon di tweet indignati e invocazioni di “spiegazioni” in Aula.

Ma tutto ciò che riescono a fare è trasformare chiunque altro in un gigante della politica mondiale, mentre loro rimangono fermi a essere rottami di un’ideologia ormai affondata e ridotta a tifare per nani politici che saltellano nel fango di un avanspettacolo di periferia.

In definitiva, questo è il quadro deprimente di una sinistra che non perde occasione per dimostrare quanto può essere inutilmente autoreferenziale, incapace di costruire e troppo impegnata a distruggere anche ciò che potrebbe salvare, mentre il Paese chiede risposte concrete e leadership vera.

Se questo è il futuro che ci aspetta, meglio affidarci almeno a chi prova a guidare nella tempesta invece di guardare inebetiti il soffitto aspettando che succeda qualcosa.

Di Admin

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