
Provengono dal PD, hanno governato con il PD.
Sono progressisti che non vogliono farlo sapere in giro.Magari hanno paura di perdere il posto in qualche associazione conservatrice, o temono il giudizio dei loro amici benpensanti.
Chissà, forse pensano che il “progressismo” sia una moda passeggera, un capriccio giovanile che svanirà col tempo.
In fondo, l’ipocrisia è una brutta bestia, si insinua ovunque, anche tra le file di chi si professa aperto e tollerante.
Questa è una realtà che troppo spesso viene nascosta dietro un velo di retorica e parole vuote, ma non possiamo più chiudere gli occhi di fronte a questa realtà politica.
Questi soggetti, che si presentano come alternative al progressismo, sono in realtà la quinta gamba degli stessi progressisti.
Non rappresentano un cambiamento radicale, ma solo una variante, un tentativo maldestro di mascherare un’identità politica che in fondo resta immutata.
Quando si guardano allo specchio, questi politici si sciacquano solo il viso, come se bastasse cambiare il colore della pelle o l’abito per diventare qualcuno di diverso.
Si sono ritagliati un partitino personale, un piccolo spazio dove poter giocare le loro carte, ma in fondo appartengono alla stessa razza.

Non ci vuole molto a capire che, dietro le differenze apparenti, si nasconde un’unica matrice: quella dei valori progressisti che continuano a guidare le loro azioni, pur negandolo apertamente.
La cosa più preoccupante è che questi soggetti fanno comunella con quell’altra nullità politica chiamata Matteo Renzi.
Un tempo leader di un partito importante, oggi ridotto a un attore marginale, capace però di tessere alleanze e strategie sotterranee che minano ulteriormente la credibilità dell’intero panorama politico. Questa rete di rapporti e connivenze rafforza la tesi che non vi sia un’alternativa reale al progressismo rappresentato da queste figure.
Questa situazione si traduce in un immobilismo, in un blocco politico che impedisce un rinnovamento vero e una prospettiva nuova per il Paese.
I progressisti e la loro quinta gamba si spartiscono le poltrone, discutono di temi divisivi ma non riescono a proporre soluzioni innovative né a dare voce a quegli elettori che cercano un cambiamento autentico.
Il sistema elettorale attuale alimenta questo stato di cose.
Senza una seria legge elettorale uninominale, questi soggetti inutili continueranno a sopravvivere sulle spalle dei cittadini, a tessere trame e accordi che nulla hanno a che vedere con il bene comune.
Un sistema maggioritario, chiaro e trasparente, metterebbe fine a questi giochi di potere, spazzando via una volta per tutte i vari partitini, le alleanze inconcludenti e le ambiguità politiche.
È necessario un cambiamento radicale nella legge elettorale, che restituisca agli elettori il potere effettivo di scegliere chi li rappresenta.
Solo così potremo uscire da questo pantano politico in cui chi dovrebbe essere l’alternativa si rivela invece parte integrante del problema.
Non è più tempo di illusioni né di mezze verità.
È il momento di guardare in faccia la realtà: questi progressisti travestiti sono il freno allo sviluppo del Paese.
La loro permanenza nel Parlamento è un peso, e deve essere rimossa attraverso strumenti democratici efficaci.
Solo allora potremo ripensare la politica italiana e guardare al futuro con speranza, consapevoli di aver finalmente fatto pulizia dentro le istituzioni.
Non lasciamoci ingannare dalle apparenze.
Questi soggetti, che si ergono a paladini dell’alternativa, non sono altro che una continuazione camuffata di ciò che abbiamo già visto e conosciuto.
Sono il passato che si maschera da futuro, sono l’ombra di un progressismo stanco e incapace di rinnovarsi.
Se vogliamo davvero cambiare, dobbiamo essere pronti a sostenere una riforma elettorale coraggiosa e definitiva.
Solo così potremo liberare la politica da questi parassiti e dare spazio a nuove idee, a nuovi volti e a un vero progresso per l’Italia.
Il momento è adesso.
Non possiamo permetterci di aspettare ancora.
