Nel silenzio millenario della terra greca, dove il tempo ha avvolto tutto nel suo manto di mistero e polvere, giacciono le tracce di vite interrotte troppo presto.

Tra queste, quattro esistenze di fanciulle e donne che il destino ha strappato alla giovinezza prima ancora che potessero raccontare la loro storia.

Le loro uniche testimonianze sono i teschi e gli ornamenti che un tempo corredavano i loro volti e le loro chiome; piccoli frammenti di una vita vissuta e perduta, custoditi oggi come reliquie di un passato lontano.

È per questa ragione che ho intrapreso l’arduo compito di restituire a queste anime la forma umana che il tempo aveva loro negato.

Come per Myrtos, la giovane ragazza a cui ho restituito un volto e un nome, anche questa nuova figura femminile ha preso vita attraverso la ricostruzione del suo volto.

Il suo nome è Margarita — un appellativo scelto con cura e rispetto, che in greco antico significa “perla”, proprio come le tante sfere luminose che ornavano il suo diadema.

Una corona delicata, fatta non di metalli preziosi ma di perline minute, il cui splendore contrasta con la fragilità della giovane donna che la indossava.

Margarita era una fanciulla molto giovane; eppure il segno indelebile del suo passaggio dall’infanzia all’età adulta è ancora evidente nel volto che ho cercato di riportare alla luce.

Nonostante la sua giovanissima età, la maturità biologica emerge nel disegno sottile delle sue fattezze così come un menarca marcato segno d’una vita appena sbocciata destinata a spegnersi troppo presto.

Questa contraddizione questo dualismo tra l’innocenza infantile e consapevolezza adulta si riflette nello sguardo che ho immaginato per lei: uno sguardo che racconta d’un sogno sospeso in un futuro mai vissuto.

Il miracolo più grande è stato conservare intatto il suo diadema di perline e gli orecchini d’oro ornamenti preziosi che la storia avrebbe potuto disperdere o trafugare.

Questi gioielli intrisi d’un valore simbolico ed affettivo rappresentano il legame indissolubile tra Margarita e cultura a cui apparteneva quasi a voler suggellare suo posto nel mondo un posto che oggi desideriamo riconsegnarle.

Oggi finalmente Margarita ha un volto ha un nome ed è una persona nella memoria collettiva non solo cranio decorato da tempo remoto.

Restano ancora due fanciulle nell’ombra altre anime senza identità ancora mute testimoni d’un passato crudele ed ingiusto.

La speranza è ché anch’esse possano essere riscoperte restituite alla luce della storia attraverso cura dedizione perché non meritano d’essere solo ossa monili ma donne ragazze con nomi da pronunciare volti ricordare.

In questo lavoro che è insieme un gesto d’amore e di giustizia, il passato e il presente si mescolano.

Le perle di Margarita continuano a brillare, non solo come cose materiali, ma come simbolo senza tempo della delicata bellezza della vita, della memoria che diventa carne e della storia che diventa racconto umano.

E così, tra le pieghe del tempo, queste vite ritrovate vivono ancora nei nostri occhi, nelle nostre parole e nei nostri cuori.

Scopri di più da Giornalesera.com

Abbonati ora per continuare a leggere e avere accesso all'archivio completo.

Continua a leggere