È una sfida da affrontare insieme

L’atto di indirizzo del governo e delle Regioni per rinnovare l’accordo collettivo e le convenzioni 2025-27 che regolano i medici di famiglia rappresenta un passaggio cruciale per il futuro della nostra sanità territoriale.

Come ha sottolineato Stefania Craxi, Capogruppo di Forza Italia in Senato, questa occasione va colta con responsabilità e lungimiranza, evitando soluzioni semplicistiche come la trasformazione dei medici in dipendenti, che sarebbe «la pezza peggiore del buco».

Occorre invece puntare su strategie condivise che valorizzino le professionalità, migliorino l’organizzazione del lavoro e garantiscano servizi sempre più efficienti e vicini alle esigenze dei cittadini.

La sfida principale è quella di dare concretezza al principio della medicina di famiglia come pilastro del sistema sanitario nazionale.

In questa prospettiva, gli studi associati assumono un ruolo centrale: non solo spazi fisici ma veri e propri poli di cura integrata, dove il lavoro sinergico di più professionisti consente di offrire prestazioni più complete, rapide e personalizzate.

La discussione nell’ambito dell’accordo deve quindi includere modalità operative per diffondere capillarmente questi modelli organizzativi, valorizzando la collaborazione tra medici e promuovendo l’innovazione gestionale.

Parallelamente, è fondamentale ridefinire gli obblighi di servizio in modo equilibrato e sostenibile, tenendo conto delle esigenze sia dei professionisti che della popolazione assistita.

Garantire un’adeguata presenza sul territorio significa anche assicurare condizioni di lavoro dignitose, strumenti efficaci e una remunerazione equa.

In tale ambito, è indispensabile che l’accordo preveda meccanismi premianti per le buone pratiche, incentivando l’eccellenza clinica, l’efficienza organizzativa e la capacità di accoglienza dei pazienti.

Un altro elemento chiave è l’utilizzo pieno delle case di comunità, strutture fondamentali per realizzare una sanità prossima al cittadino, che connetta territori, medici di famiglia, specialisti e servizi sociali.

L’accordo deve definire linee chiare per integrare le attività nei nuovi modelli assistenziali, impiegando le case di comunità come hub per la gestione delle cronicità, la prevenzione e il supporto al benessere complessivo.

Al contrario, la tentazione di risolvere le difficoltà trasformando i medici di famiglia in semplici dipendenti rischia di depotenziare un sistema costruito sulla fiducia, sull’autonomia professionale e sul rapporto personale con il paziente.

È fondamentale, quindi, un approccio che valorizzi il ruolo del medico di medicina generale, potenziandone le capacità di coordinamento e di integrazione con gli altri specialisti e con le risorse del territorio.

Un’organizzazione che incentivi la collaborazione multidisciplinare e la condivisione di informazioni, garantendo al contempo la libertà professionale del medico e la sua responsabilità nei confronti del paziente.

Solo così si potrà costruire un sistema sanitario realmente efficace, capace di rispondere alle esigenze di una popolazione sempre più anziana e affetta da patologie croniche, senza rinunciare ai valori fondamentali della fiducia e della personalizzazione delle cure.

Una simile scelta non affronterebbe le criticità strutturali ma ne genererebbe di nuove, minando il valore delle cure territoriali e comprimendo la motivazione dei medici.

In conclusione, il rinnovo dell’accordo collettivo e delle convenzioni deve essere vissuto come un’opportunità per costruire un sistema sanitario più forte, moderno e inclusivo.

Serve una concertazione vera, che metta al centro la valorizzazione delle competenze, la collaborazione interprofessionale e il dialogo costante con i cittadini. Solo così potremo garantire una medicina di famiglia all’altezza delle sfide future, capace di prendersi cura delle persone con attenzione, efficacia e umanità.

La politica, le istituzioni e gli operatori devono lavorare insieme per realizzare questo obiettivo con coraggio e determinazione, senza scorciatoie che compromettano la qualità e l’identità di un pilastro irrinunciabile della nostra sanità pubblica.

Di Admin

Scopri di più da Giornalesera.com

Abbonati ora per continuare a leggere e avere accesso all'archivio completo.

Continua a leggere